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Artico. Temperatura sopra i 20 gradi rispetto alla media stagionale
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Articolo di Redazione
26 novembre 2016 15:53
 
  Il clima ha perso il nord? Al di la’ del circolo Artico, nella penombra della notte polare, due inquietanti record stanno per essere battuti: quello delle temperature e quello del minimo di estensione del ghiaccio di mare in questo periodo dell’anno. Una situazione inedita la cui ampiezza pone delle domande ai climatologi.
I rilievi dell’Istituto meteorologico danese mostrano che a novembre le temperature giornaliere dell’aria in Artico sono al di sopra di 15/20 gradi rispetto alla media del periodo 1958-2012. Alcuni livelli di -5 gradi sono stati registrati invece agli abituali -25 di questa stagione. Gli ultimi cinque anni nel medesimo periodo, il termometro era gia’ un po’ fuori del livello caratteristico del periodo, ma con una differenza molto meno importante (solo di qualche grado).
Nel contempo, la banchisa artica, che, dopo aver raggiunto il suo minimo a settembre, in questo periodo si ricostituisce, guadagna solo lentamente terreno, come lo evidenzia il National Snow and Ice Data Center degli Usa.
Il 22 novembre la banchisa copriva una superficie di 8,73 milioni di chilometri quadrati, rispetto a poco piu’ di 11 milioni di chilometri quadrati della media del periodo 1981-2010. Questa progressione si evidenzia quest’anno rispetto ai tempi precedenti e manifesta anche delle fasi di ritrattazione.
Testimone e amplificatore del riscaldamento
Che succede quindi? I due fenomeni -ghiaccio di mare che si ritira come la pelle col dolore e temperature fuori delle norme- sono legati, spiega la climatologa Valérie Masson-Delmotte, co-presidente del gruppo 1 (scienze del clima) del Gruppo di esperti Intergovernativi sull’evoluzione del clima (GIEC).
“Normalmente, con il raffreddamento associato alla notte polare, la banchisa artica si estende e svolge anche un ruolo di isolante, impedendo il flusso di calore dell’oceano verso l’atmosfera”, spiega la climatologa. Un ruolo tampone che il ghiaccio del mare, in virtu’ della sua minore estensione, rimpiazza con molta minore efficacia in questa stagione. Da qui il riscaldamento dell’aria della zona polare.
Ma da cosa deriva il fatto che la banchisa si trova messa cosi’ male? La ricercatrice dice che “una circolazione atmosferica particolare” favorisce l’arrivo di aria calda e umida proveniente dall’Atlantico e dal Pacifico in direzione di alcune regioni dell’Artico. Con, al contrario, lo spostamento di masse di aria fredda e secca dell’Artico verso la Russia e la Cina. A cui si aggiungono “delle acque di mare particolarmente calde in alcuni settori dell’Artico”.
Il colpo di caldo attuale del polo Nord, se si puo’ spiegare in parte con delle condizioni meteorologiche inusuali, non fa parte di una tendenza di lungo termine di cui il motore e’ il cambiamento climatico. “La parte di superficie della banchisa, i cui rilievi satellitari mostrano che accelera, testimonia del riscaldamento planetario, nello stesso tempo che l’amplifica in questa regione”.
Anomalie
A livello di Pianeta, gli ultimi anni sono stati i piu’ caldi della storia moderna, e l’Artico non e’ da meno rispetto a questo aumento della febbre. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), l’anno 2016 dovrebbe stabilire un nuovo record, con una temperatura media “superiore di circa 1,2 gradi rispetto a quella dell’epoca pre-industriale”.
In questa previsione pubblicata il 14 novembre, l’organismo dell’Onu allerta gia’ sulle anomalie della zona polare. “In alcune regioni artiche della Federazione Russa, la temperatura era [per il periodo da gennaio a settembre 2016] superiore di 6-7 gradi alla norma”. “E in numerose altre regioni artiche e subartiche della Russia, dell’Alaska (Usa) e del nord-ovest del Canada, la temperatura e’ andata oltre la norma di almeno 3 gradi”.
Riguardo il ghiaccio del mare, aggiunge: “L’estensione della banchina artica e’ stata nettamente inferiore rispetto alla norma durante tutto l’anno. Il minimo stagionale, a settembre, era di 4,14 milioni di chilometri quadrati, che lo mette al secondo rango delle minime osservate (uguale con il 2007) dopo quello del 2012. Il massimo invernale, a marzo, era il piu’ basso mai rilevato, e in autunno l’accumulo di ghiaccio e’ stato nettamente piu’ lento rispetto alla norma”.
Quali saranno le conseguenze dell’appassimento attuale del ghiaccio di mare sulla sua evoluzione fino alla fine dell’inverno, e nel corso dell’anno prossimo? “Non si sa ancora”, risponde Valérie Masson-Delmotte. Gli estremi registrati oggi nella zona artica daranno in ogni caso del filo da torcere ai climatologi del GIEC, che preparano un rapporto speciale sul cambiamento climatico, gli oceani e il ghiaccio.

(articolo di Pierre Le Hir, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 26/11/2016)
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