testata ADUC
Cordone ombelicale: ripartiamo dai numeri per una soluzione ragionevole e non ideologica
Scarica e stampa il PDF
Articolo di Donatella Poretti
28 maggio 2009 0:00
 
Il ministero del Lavoro, Politiche Sociali e Salute, attraverso il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, ha risposto ad una interrogazione sulla conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale (1). Un'occasione per -numeri e cifre alla mano cosi' come riportato e commentato in basso, deve servire per ripartire e trovare soluzioni ragionevoli e non ideologiche.
La materia e' normata da ordinanze governative dal 2002, mentre una legge di iniziativa parlamentare e' stata spazzata via con un voto di fiducia prima ancora che riuscisse ad entrare in vigore. Ora il sottosegretario Martini preannuncia 15 milioni di euro per le biobanche pubbliche, ma non si capisce la direzione di marcia. Solo una cosa e' chiara: a fronte dei grandi numeri delle donne che vogliono conservare il cordone del neonato, la rete pubblica e' inadeguata e piena di sprechi. Un privato autorizzato e convenzionato da normative europee puo' ad esempio operare in Germania o in Gran Bretagna ma non in Italia. A queste condizioni, testimoniate dai dati, ha senso continuare ad impedire la conservazione autologa e le biobanche private?
Vediamo cosa accade. Nel 2008 a fronte di 11.517 unita' di sangue cordonale donate e raccolte nei punti nascita, solo 3.167 sono risultate idonee e conservate nelle banche pubbliche. Le richieste di conservazione autologa per patologia in atto o in famiglia, cosi' come autorizzata dall'ordinanza, sono state 305 e 304 quelle conservate, ossia senza quello scarto che avviene nella donazione. Ma se si scoraggia la conservazione autologa perche' si dice che non e' dimostrata la sua utilita' scientifica, perche' poi si sostiene che nei casi di patologie in atto (o in famiglie che presentano rischi di malattie genetiche ereditarie) l'utilita' della conservazione autologa e' dimostrata scientificamente e ritenuta valida clinicamente? La contraddizione balza agli occhi cosi' come lo scarto tra unita' donate (11.517) e conservate (3.167) che, non essendo altrettanto nella conservazione autologa autorizzata, fa emergere il dubbio sulla qualita' del servizio atto alla raccolta (il sabato e la domenica le biobanche sono chiuse e non raccolgono, etc.).
La domanda sorge legittima: a che serve questa divisione per Regioni? D'accordo che l'attuale organizzazione della Sanita' e' regionale, ma per questo servizio l'istituzione di alcune banche nazionali servirebbe lo stesso alla bisogna, e abbasserebbe notevolmente i costi dando un servizio migliore: visto che le staminali del cordone si portano oltreoceano velocemente e senza problemi, altrettanto potrebbe essere fatto in poche ed efficienti biobanche nello Stivale.
Tutt'altra situazione nei numeri della conservazione autologa in biobanche private all'estero: una crescita impressionante che non trova riscontro nelle campagne per disincentivare questa pratica:
2005 - 28 autorizzazioni;
2006 - 1.668 autorizzazioni;
2007 - 6129 richieste - 5419 autorizzazioni;
2008 - 12.348 richieste - 10.458 autorizzazioni;
2009 - (gennaio-aprile) - 4.955 richieste - 4.763 autorizzazioni.

 
Classifica in rapporto ai nati (nostra elaborazione su dati ministero)  

 
N. banche   Cordoni conservati   Nati   % sui nati  
Lombardia   2 934 90309 1,03%
Campania   1 510 55656 0,92%
Liguria   1 104 11353 0,92%
Toscana   2 277 30896 0,90%
Abruzzo e Molise   1 114 12944 0,88%
Emilia Romagna   1 305 38386 0,79%
Veneto   3 291 44395 0,66%
Puglia   1 225 35089 0,64%
Calabria   1 79 16599 0,48%
Piemonte e VdA   1 108 37504 0,29%
Lazio   3 145 52567 0,28%
Sicilia   1 75 45626 0,16%
 
17 3167 471324
 

 
Note:
- Il numero delle biobanche non corrisponde al numero delle Regioni che, invece, hanno una specifica amministrazione territoriale della Sanita'. Non ci sono biobanche in Basilicata (1), Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna (2), Umbria, Trentino Alto Adige e Umbria.
- Il Molise e la Valle d'Aosta sono accorpate rispettivamente ad Abruzzo e Piemonte, perche', non avendo biobanche sul loro territorio, si sono convenzionate con queste Regioni.
- In Sicilia l'unica biobanca e' quella di Sciacca, molto famosa nel mondo, e che attualmente e' fortemente ridimensionata per indagini giudiziarie sui relativi appalti.
- In Lombardia non compare la Bamco di Mantova, che' e' l'unica banca privata italiana autorizzata dalla specifica Regione (unica anomalia in Italia).
- Da notare la enorme differenza tra Lombardia (934) e Lazio (145). Nella prima ci sono due biobanche (Milano con 705 conservazioni e Pavia con 229), in Lazio ce ne sono tre, tutte a Roma: Tor Vergata 58; Umberto I 75; Gemelli 12 (quest'ultimo e' l'ospedale vaticano per eccellenza).

 
(1) clicca qui
(2) quella di Matera e' stata chiusa in seguito ad una vicenda mai chiarita (persi tutti i 500 cordoni conservati) su cui pende una interrogazione: clicca qui
(3) l'Asl di Olbia ha fatto una convenzione con una biobanca all'estero, nella Repubblica di San Marino, mentre il sottosegretario nella risposta all'interrogazione ha preannunciato l'apertura di una specifica biobanca.

* senatrice Radicali - Pd, segretaria commissione Igiene e Sanita'
ARTICOLI IN EVIDENZA
 
AVVERTENZE. Quotidiano dell'Aduc registrato al Tribunale di Firenze n. 5761/10.
Direttore Domenico Murrone
 
ADUC - Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori