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Divieto apparati elettronici voli verso Usa. La reazione delle compagnie arabe
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Articolo di Redazione
25 marzo 2017 17:23
 
 Buon viso a cattiva sorte. Questa sembra essere la reazione di alcune compagnie aeree colpite dalla controversa decisione degli Usa di proibire i portatili e altri supporti elettronici a bordo nei voli diretti con origine in dieci aeroporti del Medio Oriente e del nord dell’Africa. Dalla critica della Royal Jodanian all’umorismo di Etihad, che utilizza uno slogan pubblicitario ispirato proprio a Trump, tutte cercano di minimizzare l’impatto ed esaltare i loro buoni servizi per non perdere clienti.
“Let us entertain you” (lasciatevi divertire), propone l’astuta campagna di marketing della Emirates, la compagnia di Dubai e senza dubbio la piu’ colpita dal divieto, visto che offre 119 voli settimanali verso gli Usa.
Dopo appena un’ora da quando sono state annunciate le restrizioni lo scorso 21 marzo, e’ stata lanciata una nuova versione del suo video pubblicitario interpretato da Jennifer Aniston: “Cosa farai senza portatili o tablet? Piu’ di 2.500 canali con gli ultimi film, serial, sport in diretta e tv per bimbi”, ha sottolineato.
“Con piu’ di 3.000 canali per scegliere, Oryx One e’ l’unico intrattenimento di cui avrai bisogno a bordo”, ha detto il giorno successivo Qatar Airways, compagnia di bandiera del vicino Qatar.
Il problema, come e’ chiaramente emerso dai commenti delle reti sociali, e' che per molti viaggiatori d’affari, l’uso del computer in aereo non e’ un divertimento ma una necessita’. Specialmente per coloro che fanno viaggi di lunga durata, che lo utilizzano per avere informazioni durante il tragitto o che devono mantenersi in contatto col proprio ufficio. Inoltre, si tratta di clienti che pagano biglietti in classi superiori, con prezzi talvolta il quadruplo della classe economica.
“Sai che puoi portare il tuo portatile/tablet a bordo dei voli verso gli Usa con la PIA? Non c’e’ bisogno che interrompi il tuo lavoro a bordo”, si e’ affrettata a far presente la compagnia di bandiera pakistana, disposta a trar profitto della situazione.
Nessun aeroporto del Pakistan e’ nella lista degli Usa, nonostante il caos che regna in alcuni di essi e l’attivita’ in questo Paese di vari gruppi di terroristi. PIA, che l’anno scorso era al limite della bancarotta, e che e’ in processo di risanamento con una privatizzazione in forte ritardo, spera cosi’ di raccogliere qualche migliaio di passeggeri, ma difficilmente puo’ competere con i giganti del Golfo.
Sia Emirates che Turkish Airlines, poiche’ buona parte del loro business e’ per i passeggeri in transito, hanno provveduto ad un servizio di raccolta degli apparati elettronici alle porte di imbarco, si’ da consentire l’uso degli stessi fino all’ultimo momento. Entrambe le compagnie conservano gli apparati nella stiva, per ridarli ai rispettivi proprietari una volta che sono arrivati a destinazione, rispettando cosi’ la nuova normativa.
“Facciamo volare ancora una volta alla grande”, suggerisce per la sua parte Etihad, un chiaro riferimento al “Facciamo l’America di nuovo grande” di Trump. Con questo motto, la compagnia di Abu Dhabi fa vedere i servizi che offre e sottolinea la sua eccellente attenzione al cliente.
Ma, appena c’e’ stata la notizia, nessuna campagna e’ stata come quella della Royal Jordanian, la compagnia di bandiera della Giordania. In una serie di tweet ha scherzato sulla novita’ con una poesia: “Ogni settimana un nuovo divieto / Viaggi in Usa quando e’ possibile / Ora siamo poeti per obbligo / Niente puo’ rovinare la nostra allegria / Abbiamo buoni consigli per tutti”, suggerendo “12 attivita’ per un volo di 12 ore senza portatile o tablet” e concludendo che e’ meglio “essere come i giordani, guardarsi gli uni con gli altri”.
E’ chiaro che la Royal fa passare diverse ore di volo usando la satira come strumento pubblicitario. Lo scorso 8 novembre, quando gli statunitensi sono andati alle urne, il suo indirizzo aziendale di Twitter stimolava i suoi potenziali clienti con “Nel caso in cui vinca… viaggia negli Usa finche’ lo puoi fare”, un piu’ che ovvio riferimento alla promessa elettorale di Trump di proibire l’ingresso dei musulmani. E quando i tribunali hanno emesso il loro primo divieto in materia di migrazione, si e’ subito attrezzata a giocare con la parola in inglese “ban” per trasformarla nella francese “bon” e augurare “bon voyage” a chiunque volava “in Usa con RJ ora si puo’ fare”.
Resta da sapere se l’audacia giordana si e’ tradotta in una maggiore vendita di biglietti. Il presidente di Emirates, Tim Clark, ha fatto sapere che dopo il divieto le prenotazioni verso gli Usa sono calate del 35%. Anche se il divieto di dispositivi elettronici e’ meno grave, l’umorismo puo’ risultare insufficiente per contrastare il danno.

(articolo di Angeles Espinosa, pubblicato sul quotidiano El Pais del 25/03/2017)
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