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Il 'dopo-droghe' nella Colombia sulle spiagge del Pacifico, dove ai turisti si vendono pacchetti di cocaina
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Articolo di Redazione
10 febbraio 2017 17:39
 
  Franklin Moreno, leader sociale di Jurubirá, assicura che il conflitto armato non ha coinvolto la localita’ e, per farlo capire, spiega come i pescatori vivono vendendo pacchetti di cocaina lungo la spiaggia ogni mattina. Gerladine Gil, abitante di questa localita' della costa del Pacifico della Colombia, non e’ d’accordo con Moreno e definisce il narcotraffico come “il motore della guerra”. Dice che, visto che lo Stato non mette la parola fine col business della droga, non finiranno di esser poveri e la violenza non finira’.
Per cambiare la principale fonte di sussistenza del comune, Gil ha proposto alla associazione locale “Mano cambiada” un progetto educativo e, a sua volta, collabora con questa organizzazione per promuovere il territorio come destinazione turistica. Il movimento sociale di Jurubirà si e’ dato un obiettivo: trovare alternative per il futuro di grandi e piccoli.
Uno dei punti principali dei negoziati di pace tra il governo della Colombia e la guerriglia delle FARC e’ l’eradicazione delle coltivazioni illegali e la fine del narcotraffico. Il rapporto sulle coltivazioni illegali delle Nazioni Unite sostiene che, nel 2015, le piantagioni di foglia di coca hanno prodotto 479 milioni di dollari nel Paese. La pianta lavorata e trasformata in cocaina e’ confezionata e trasportata via aerea, terrestre e marittima verso il Centroamerica e gli Stati Uniti. Jurubirà e’ un insediamento del dipartimento del Chocò, un corridoio strategico per il traffico di droga, armi e persone. E’ collegato coi territori del sud del Paese, dove si coltiva l’81% della foglia di coca, secondo l’ufficio Onu su crimine e droghe (UNODC). Nel nord, c’e’ la frontiera con Panama e le vie d'uscita per l’Oceano Pacifico e quello Atlantico.
Quando le lance viaggiano in piena notte nel mare aperto o attraverso il fiume Atrato, ci sono retate dell’esercito e della polizia nazionale. Gli equipaggi lanciano i pacchi di droga prima di essere fermati, e le correnti marine e fluviali portano le balle fino alle spiagge come quella di Juruburà.
Josefina Klinger, una delle donne piu’ influenti dei movimenti sociali colombiani, sostiene che se lo Stato non finira’ con la poverta’, la pace non arrivera’ in Colombia. Nonostante questo, l’associazione della quale e’ fondatrice e direttrice, ha avviato il progetto proposto da Gil all’inizio dell’estate. Quattro professori della regione hanno viaggiato fin la’ per dare lezioni di musica, danza, teatro e sport al fine di trasmettere un messaggio sull’esistenza d alternative di vita al traffico di droghe.
“Nel Chocò ci hanno insegnato che siano cittadini di terzo grado, e per questo i giovani chiedono di emigrare a Medellin e Bogota’”, dice Klinger. Con le attivita’ extrascolastiche spiegano agli alunni che la regione in cui vivono e’ una delle piu’ ricche di risorse naturali della Colombia e che, per questo, lo sfruttamento sostenibile del territorio e’ un’opportunita’ di arricchimento per la popolazione.
La guerra in Colombia ha colpito una parte del Chocò, come la capitale, Quibdò, o la frontiera con Panama, dove sono presenti i paramilitari, guerriglieri ed esercito. A Jurubirà non ci sono stati scontri diretti fra i vari attori del conflitto, ma la droga e’ entrata a far parte della vita quotidiana. E, insieme a questa, la violenza e la miseria. Per cui la ricchezza non ha avuto un riflesso nella zona. I televisori al plasma contrastano con le strade non asfaltate, la spazzatura e la sabbia e la mancanza di servizi di base come la rete fognaria e l’acquedotto. Con l’intento di migliorare la qualita’ della vita nel comune, i residenti hanno avviato un altro progetto comune: l’ecoturismo.
Turismo sostenibile
Le coste del Chocò accolgono ogni anno le balene gobbe, che vengono dalla Ensenada di Utrìa per partorire. Una selva quasi inespugnabile che va oltre 45.000 chilometri quadrati e’ l’habitat di piu’ di 500 specie animali e, nel sottosuolo, nasconde miniere di oro e di platino. I leader sociali del Chocò promuovono uno sfruttamento sostenibile delle risorse nel rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, in uno dei territori con una della maggiori biodiversita’ del Pianeta.
Residenti come Gil e Moreno hanno attrezzato le case per accogliere i turisti. Li guidano attraverso i sentieri nella giungla, fanno loro sapere dove sono le migliori spiagge e li portano in lancia a vedere le balene. A Jurubirà, i nativi si incaricano della gestione degli ostelli e, per ora, evitano di venderli ad imprese straniere che hanno gia’ comprato terreni in localita’ vicine come Guachalito o Termales. L’obiettivo e’ di creare un mercato nuovo che sostituisca il business della droga, ma Gil e’ consapevole della difficolta’. “Se lo Stato non crea alternative, le persone non smetteranno di raccogliere balle di droga che vengono dal mare”, dice con rabbia, e assicura che nessuno dei suoi vicini fa parte di un’organizzazione illegale, ma fa intendere che scelgono di fare affari coi narcotrafficanti se nessuno offre loro una prospettiva migliore di vita.
Corruzione locale
Il DANE, Departamento Administrativo Nacional de Estadística, classifica il Chocò come un territorio poverissimo, con un 37% della popolazione a rischio di estrema poverta’. E’ il quarto dipartimento con piu’ scioperi del Paese, un punto sopra la media nazionale dell’8,9%, e ad agosto uno sciopero ha paralizzato l’amministrazione per protestare contro l’abbandono da parte dello Stato.
Klinger non e’ d’accordo con lo sciopero civile perche’ considera che la responsabilita’ dell’impoverimento della regione sia divisa tra uno Stato con poca presenza in zona e alcuni funzionari regionali e locali corrotti. Il procuratore generale della Nazione, Alejandro Ordóñez, ha fatto sapere che dopo le manifestazioni ci sono piu’ di 300 indagini avviate per casi di corruzione in uno dei dipartimenti che riceve piu’ denaro rispetto al numero di abitanti. Il caso piu’ noto e’ quello dell’ex-governatore Efrén Palacios, che e’ stato messo sotto inchiesta dalla Procura per una presunta distrazione di 400 milioni di pesos colombiani dal sistema di salute pubblica. Nel contempo, il Difensore del Popolo denuncia che l’affollamento dei pazienti negli ospedali e’ del 150%, che mancano medicine e che la scarsita’ di strade percorribili crea difficolta’ per il trasferimento dei malati nei vari centri ospedalieri.
Nella lunga lista di impegni del governo della Colombia alla ricerca della pace, c’e’ l’investimento di risorse nella regione del Pacifico, l’indagine sulla corruzione nelle amministrazioni regionali e municipali, e la fine di produzione e traffico di droghe nel primo Paese produttore di cocaina nel mondo. Quando i professori del progetto educativo di Jurubirà parlano del processo di pace, Klinger insiste che “la causa principale della guerra e’ la mancanza di opportunita’”, e dice che “fintanto che ci saranno i poveri, il conflitto continuera’”.

(articolo di Paula Solìs Gilabert, pubblicato sul quotidiano El Pais del 10/02/2017)
 
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