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La Grande Barriera corallina dell’Australia sempre piu’ minacciata
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Articolo di Redazione
12 aprile 2017 14:14
 
 Uno dei “gioielli del patrimonio mondiale”, secondo il modo di dire della direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, se la passa male. Per il secondo anno consecutivo, gli scogli della Grande Barriera Corallina in Australia hanno subito un fenomeno di imbiancamento senza precedenti. E non vi si potra’ porre rimedio. Il 16 marzo, una quarantina di scienziati che avevano gia’ dato l’allarme sulla rivista Nature, ha fatto appello ad “un’iniziativa urgente e rapida”. Le loro paure sono ormai confermate da osservazioni aeree di questa zona.
In causa: il cambiamento climatico. “Quando la temperatura media dell’acqua va oltre i 31 gradi, c’e’ uno stress del corallo che provoca un imbiancamento. Esso espelle l’alga che vive in simbiosi con lui, agonizza e finisce per morire”, spiega Serge Planes, direttore della ricerca al CNRS e direttore scientifico della spedizione Tara Pacific. Altra conseguenza del riscaldamento: l’acidificazione dell’acqua, che provoca “una diminuzione della calcificazione dei coralli”. Il degrado minaccia tutto un ecosistema marino. Lunga 2.300 Km, la Grande Barriera corallina concentra in effetti 400 specie di coralli, 1.500 specie di pesci e 4.000 specie di molluschi, secondo l’Unesco.
Ad aprile del 2016, il 93% dei coralli della Grande Barriera presentava segni di imbiancamento, allertando i ricercatori dell’Universita’ James-Cook di Townsville (nel nord dell’Australia). Il 22% sono morti durante l’estate australe. Un episodio aggravato quest’anno dal fenomeno climatico “El Nino”, che accade ogni 5/7 anni contraddistinguendosi con un riscaldamento delle acque del Pacifico.
“Quest’anno, assistiamo ad un episodio di imbiancamento molto marcato anche se El Nno non sta imperversando”, ha spiegato Terry Hughes, dell’Universita’ James-Cook.
E’ la quarta volta che la Grande Barriera corallina presenta un episodio grave in questo modo, dopo quelli del 1998, 2002 e 2016. Il riscaldamento climatico non e’ l’unica causa: le aziende agricole, lo sviluppo industriale, e la proliferazione degli acanthaster, stelle marine che divorano i coralli, colpiscono gli scogli. Essi hanno ugualmente sofferto del passaggio a fine marzo del ciclone Debbie, il piu’ violento da diversi anni nella regione. In trenta anni, la Grande Barriera corallina ha gia’ perso la meta’ dei suoi coralli.
Per James Kerry, biologo all’Universita’ James-Cook, la situazione e’ critica: Ci vuole almeno un decennio per il ristabilimento dei coralli che ingrandiscono piu’ velocemente. Due gravi episodi di imbiancamento, con dodici mesi di intervallo, hanno fatto si’ che i danni del 2016 non hanno alcuna possibilita’ di ristabilirsi”.
“E’ su due avvenimenti successivi, che registriamo una mortalita’ importante. La questione che si pone oggi e’ sulla capacita’ del corallo di riprendersi, dice Planes. E' relativamente sconosciuto al momento poiche’ non ci sono mai stati avvenimenti successivi cosi’ importanti”.
Carbone contro corallo
A maggio del 2016, il Centro per la scienza del sistema climatico (ARCCSS), un organismo finanziato dal governo australiano, stima che la Grane Barriera potrebbe sparire entro una ventina di anni, se le emissioni di gas ad effetto serra non siano fortemente ridotte. L’Australia, primo esportatore mondiale di carbone, ha ratificato il 10 novembre 2016 l’accordo di Parigi sul clima, per il quale i 195 Paesi firmatari si sono impegnati a contenere il riscaldamento “ben al di sotto di 2 gradi”, cioe’ a 1,5. “Questa ratifica conferma l’obiettivo ambizioso e responsabile dell’Australia che e’ di ridurre nel 2030 le sue emissioni dal 26 al 28% al di sotto del loro livello del 2005”, ha detto in un comunicato il Primo ministro australiano Malcom Turnbull.
Pertanto, il Paese continua nello stesso tempo a sostenere dei nuovi progetti nelle energie fossili. Il governo federale e quello dello Stato di Queensland hanno dato il loro semaforo verde alla costruzione della miniera gigante di Carmichael dell’indiano Adani vicino alla Grande Barriera. Il progetto, stimato di 16,5 miliardi di dollari australiani (piu’ di 11,6 miliardi di euro), e’ destinato a produrre ogni anno 60 milioni di tonnellate di carbone termico che poi verra’ portato in India. La sua combustione comportera’ l’emissione di 130 milioni di tonnellate di gas ad effetto serra ogni anno, cioe’ il 20% in pii’ delle emissioni annuali della citta’ di New York.
Impatto sul turismo
La Grande barriera e’ sulla lista del patrimonio mondiale dell’Unesco fin dal 1981, Nel 2015, l’Australia ha evitato a filo di rasoio una iscrizione del sito sulla lista del patrimonio mondiale in pericolo. Per l’ONG Earthjustice e il gabinetto Giustizia Ambientale Australia, la barriera rispondeva a cinque degli otto criteri fissati dall’Unesco per farne parte. L’Australia ha in seguito fatto alcuni sforzi vietando lo scarico dei rifiuti del dragaggio sul suo parco marino. Il Paese ugualmente impegnato a dedicarvi piu’ di 2 miliardi di dollari australiani in dieci anni.
A maggio 2016, Camberra ha chiesto all’Unesco di sopprimere un intero capitolo dedicato alla Grande Barriera in un rapporto intitolato “Patrimonio mondiale e turismi nel contesto dei cambiamenti cimatici”, che recensiva 31 siti minacciati nel mondo. “La recente esperienza dell’Australia ha mostrato che dei commenti negativi sui siti iscritti al patrimonio mondiale avevano un impatto negativo sul turismo”, si giustificava allora il ministero dell’Ambiente australiano in un comunicato, mentre la Grande Barriera corallina attirava ogni anno circa 2 milioni di visitatori. Un motivo che potrebbe spingere il Paese ad adottare in anticipo delle misure per proteggere il suo sito classificato. A giugno del 2016, uno studio del think tank Australia Institute, intitolato “Great Barrier Bleached”, mostrava che l’imbiancamento provocato dal cambiamento climatico rischiava di far perdere alla regione un milione di turisti all’anno e 10.000 lavoratori nel settore.

(articolo di Estelle Pattée, pubblicato sul quotidiano Libération del 12/04/2017)
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