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Lotta al riscaldamento climatico. 86 citta’ vogliono stimolare gli Stati
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Articolo di Redazione
3 dicembre 2016 11:38
 
 Nel momento in cui gli impegni degli Stati non sono sufficienti, nell’immediato, per meglio contenere il riscaldamento sotto i 2 gradi come prevede l’accordo di Parigi, le grandi metropoli del Pianeta prendono il volo con un obiettivo ancora piu’ ambizioso. Riuniti a Citta’ del Messico dal 30 novembre al 2 dicembre, i consiglieri del C40, organizzazione che raggruppa 86 delle piu’ grandi citta’ del mondo, hanno preso l’impegno di dotare le loro citta’, entro il 2020, di un piano d’azione climatico che consenta di contenere gli aumenti di temperatura al di sotto d 1,5 gradi,
“Oggi, non c’e’ piu’ tempo di aspettare, di speculare o di prospettare”, ha dichiarato lo scorso 1 dicembre nel suo discorso di investitura Anne Hidalgo, che si e’ vista conferire insieme al suo omologo a Rio de Janeiro, Eduardo Paes, la presidenza di questa organizzazione. E la Sindaca di Parigi insiste: “Come dice Leonardo Di Caprio, noi siamo appena prima di un diluvio che potrebbe portare via tutto sul suo cammino. In questa prospettiva, non ci resta che una cosa da fare: agire”. E di fustigare lo “scetticismo” che viene mostrato da alcuni capi di Stato in materia.
“Un terzo delle emissioni mondiali dipendono dalle azioni delle citta’”, ricorda un rapporto diffuso il 1 dicembre, “Deadline 2020”.
Questo documento elenca in dettaglio l’insieme delle azioni che i membri del C40 -che rappresentano 650 milioni di abitanti e il 25% del PIL mondiale- devono mettere in opera, nei prossimi quattro anni, per intraprendere questo percorso. Le grandi citta’ devono rapidamente ridurre della meta’ le loro emissioni di gas ad effetto serra (GES), secondo questo testo. Restare sotto 1,5 gradi presuppone in effetti che esse facciano ridurre le emissioni per abitante e per anno dell’equivalente di 5 tonnellate di CO: al 2,9 entro il 2030 e poi a 0,9 entro il 2050.
Eradicare il diesel
Ridurre il traffico e de-carbonizzare i trasporti costituiscono una delle principali leve dell’azione per ridurre le emissioni di GES per migliorare la qualita’ dell’aria. Venerdi’ 2 dicembre, Messico, Atene e Madrid si sono impegnate, seguendo i passi di Parigi, a eradicare entro il 2025 i veicoli diesel ed investire in mezzi di trasporto piu’ puliti. Altre metropoli dovranno rapidamente seguire l’esempio.
A Messico, megalopoli di 22 milioni di abitanti situata in una valle attorniata di montagne e vulcani, la sfida e’ di una certa dimensione. Con 5,5 milioni di veicoli in circolazione ogni giorno, l’agglomerato, che si ritrova frequentemente sotto un notevole spessore di particelle, emette anche annualmente piu’ di 50 milioni di tonnellate di diossido di carbonio, principale GES responsabile dell’aumento delle temperature.
La citta’ non e’ rimasta inattiva in questi ultimi anni, stabilendo alcuni giorni alla settimana delle restrizioni alla circolazione dei veicoli piu’ vecchi e piu’ inquinanti, sviluppando piste ciclabili e servizi di noleggio gratuito di biciclette, ricorrerndo alla gratuita’ dei trasporti pubblici in caso di allerta per l’inquinamento. Ma il suo Sindaco ,Miguel Angel Mancera, intende andare ancora piu’ spedito. Il 28 novembre, ha annunciato che Messico non dara’ piu’ le concessioni ai minibus e taxi che vanno a diesel o a benzina, basandosi solo su una flotta di bus e taxi ibridi o elettrici.
Maggior tempo per le citta’ piu’ vulnerabili
E’ anche nell’ambito dell’energia, dei rifiuti, delle infrastrutture e dell’urbanismo che le citta’ possono agire, con la produzione locale di energie rinnovabili, di circuiti di economia circolare per la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti, di programmi di rinnovo e di costruzione di edifici a “basso tasso di carbone”…
Il rapporto propone degli indirizzi d’azione differenti in base alla situazione delle citta’: le piu’ inquinanti e le piu’ ricche (New York, Melbourne, …) devono agire drasticamente e subito. Le piu’ vulnerabili (Quito, Citta’ del Capo, Durban …) dovrebbero disporre di un po’ piu’ di tempo.
Nei prossimi quattro anni, la messa in opera di queste misure per le citta’ del C40 richiede un investimento di 375 miliardi di dollari (353 miliardi di euro), stima il rapporto “Deadline 2020”. “I mezzi finanziari esistono, ma oggi non contribuiscono, o lo fanno poco, alla transizione ecologica ed energetica. Abbiamo bisogno dei cittadini, del settore privato, dobbiamo coinvolgere i leader della finanza mondiale perche’ ci seguano”, dice Anne Hidalgo, che spera di riprodurre, nell’ambito del C40, il successo dell’appello sui progetti a “reinventare Parigi”.
Questa iniziativa dovrebbe permettere alle metropoli di portare verso di loro investitori privati di ogni genere. “Questo investimento crea degli impieghi, sostiene la crescita delle industrie nascenti, migliora la qualita’ della vita e la salute dei cittadini, proteggendo di conseguenza il clima mondiale”, dice la Sindaca di Parigi.

(articolo di Frédéric Saliba -corrispondente dal Messico- e di Laetitia Van Eeckhout, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 03/12/2016)
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