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MPS: la riapertura della conversione ai privati e’ un tentativo disperato. L'unica soluzione e’ un intervento pubblico
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Articolo di Alessandro Pedone
12 dicembre 2016 10:52
 
 Leggiamo dal comunicato stampa di ieri emesso della Banca Monte dei Paschi di Siena al termine del Consiglio di Amministrazione che lo stesso avrebbe deciso di: "riaprire l’esercizio di liability management, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni". Fuori dal "finanziarese" (che forse è anche peggio del "politichese") la frase significa che la banca chiederà alla Consob di poter consentire anche ai risparmiatori privati la conversione "volontaria" delle obbligazioni subordinate in azioni. 
A noi questa sembra un'operazione a dir poco spericolata. 
Un tentativo più frutto della disperazione che di un'analisi obiettiva.
Oppure, volendo escludere -come pare logico- che la banca sia guidata da persone non più lucide, si tratta di un'operazione fatta per rendere ormai palese che tutte le carte possibili, anche le più disperate, sono state giocate e non resta altro che il salvataggio da parte dello Stato. 

Come è possibile immaginare che in 15 giorni, con il Natale di mezzo, si riesca a chiamare circa 40.000 persone e si diano loro tutte le informazioni necessarie per fare una scelta d'investimento consapevole? 
Dalla informazioni uscite sui media sappiamo che circa il 90% degli investitori che hanno le obbligazioni subordinate non avrebbe il profilo di rischio adeguato per sottoscrivere azioni. Come è possibile immaginare che la Consob autorizzi la banca a violare il principio cardine della tutela del risparmio che consiste nella verifica di adeguatezza dell'operazione proposta? 
Come potrebbe la Consob smentire sé stessa a distanza di pochi giorni? 

A noi sembra evidente che giunti a questo punto l'unica possibilità sia l'intervento dello Stato con la tutela dei piccoli risparmiatori, sperando che questa volta si tragga insegnamento dal "pasticciaccio brutto" fatto con Banca Etruria e le altre tre banche oggetto dello sciagurato decreto "Salva Banche" fatto poco più di 12 mesi fa.  
La soluzione più logica è un decreto che preveda:
1) La conversione forzosa di tutte le obbligazioni subordinate in azioni.
2) Il rimborso integrale di tutti gli obbligazionisti privati che lo richiedono in cambio delle azioni ricevute (ponendo esclusivamente un limite d'importo nell'ordine dei 200.000 euro). 
3) La sottoscrizione del Ministero del Tesoro dell'ulteriore quota di capitale necessaria.

Tutta l'operazione dovrebbe costare al Tesoro meno di 2 miliardi, i quali potrebbero essere anche un investimento molto positivo a patto che, finalmente, il nuovo governo Gentiloni si decida a fare un provvedimento strutturale per l'intero sistema bancario italiano che preveda la risoluzione, una volta per tutte, del problema delle sofferenze bancarie. 

Se si continuerà a procedere per emergenze è evidente che i problemi si aggraveranno sempre di più fino al momento in cui neppure lo Stato potrà più fare niente. 
Speriamo solo che si riesca a trarre insegnamenti dagli errori passati, recenti e meno recenti. 
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