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Musica, droghe, sesso, cibo: lo stesso tipo di piacere. Studio
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Articolo di Redazione
12 febbraio 2017 16:01
 
 Le stesse sostanze chimiche che regolano nel cervello le sensazioni piacevoli generate dal sesso, le droghe ludiche e il cibo, intervengono per far godere della musica, secondo uno studio pubblicato dalla rivista Nature.
L’indagine, condotta dall’Universita’ McGill di Montreal (Canada) ha permesso di constatare, per la prima volta, che il sistema oppioide influisce nelle zone del cervello umano che si attivano in seguito a stimoli piacevoli.
“E’ la prima prova che gli oppioidi tipici del cervello sono direttamente implicati nel piacere musicale”, dice Daniel Levitin, uno degli autori dello studio.
I precedenti lavori dell’esperto e della sua équipe avevano realizzato mappe delle zone del cervello che si attivano con la musica, ma solo ora possono sostenere che queste sostanze chimiche neurali sono responsabili del piacere.
In base a questo ultimo esperimento, gli scienziati hanno individuato in modo selettivo e temporale questi oppioidi attraverso l’uso di naltrexona, un farmaco utilizzato abitualmente nel trattamento per la dipendenza da oppiacei e alcool.
Diciassette le persone coinvolte nell’esperimento con stimoli musicali. Sulle quali e’ stato constatato che oltre ai loro brani preferiti, manifestavano comunque sensazioni piacevoli.
“Le conclusioni rispondono alle nostre ipotesi. Ma l’anedottica, le impressioni che i partecipanti hanno condiviso con noi dopo l’esperimento, sono state affascinanti”, spiega Levitin.
Una di queste persone ha detto che sapeva che una delle canzoni che stava per ascoltare era una delle sue preferite, ma non aveva avuto le medesime sensazioni come in precedenza, aggiungendo: “Suonava bene, ma non mi diceva nulla”.
L’universalita’ della musica e la sua capacita’ di coinvolgere profondamente le emozioni, suggerisce che esiste un’origine evolutiva, perche’ “queste nuove scoperte portano piu’ dimostrazioni sulla base biologica evolutiva della musica”.
Gli scienziati inoltre ricordano che certe arttivita’ che vengono fatte dagli umani, come consumare alcool, praticare sesso o giocare a carte, e diverse altre, possono talvolta generare dipendenze che provocano danni alla nostra vita e alle nostre relazioni.
Per questi motivi, considerano che i progressi nello studio dell’origine neurochimica del piacere sono una parte chiave per la neuroscienza in generale, sebbene gli esperti hanno solo di recente scoperto gli strumenti e i metodi necessari per fare questo tipo di indagini sugli umani.
Secondo Levitin, questo e’ stato “lo studio piu’ difficile e complicato” in cui la sua équipe ha partecipato negli ultimi 20 anni di ricerche.
“Ogni volta che ad uno studente universitario si da’, tramite ricetta, una droga di cui non ha bisogno per motivi di salute, e’ sicuro che non avra’ effetti secondari”, dice lo scienziato.
Per questo motivo, ai 17 pazienti e’ stato chiesto di fare le analisi del sangue l’anno prima dell’esperimento, si’ che non ci fossero condizioni di conflitto con il farmaco.
 
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Direttore Domenico Murrone
 
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