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Regione lago Ciad. 627 milioni per combattere la fame
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Articolo di Redazione
26 febbraio 2017 14:05
 
 E’ grazie ad un ex-sanatorio sulle colline nei dintorni di Oslo che la catastrofe umanitaria in corso nel bacino del lago Ciad e nel nord-est della Nigeria, che la vicenda e’ potuta uscire dall’oblio. Su iniziativa del governo norvegese, tedesco e della Nigeria, la conferenza dei Paesi donatori organizzata lo scorso 24 febbraio si e’ conclusa con l’impegno di 14 Paesi per utilizzare 458 milioni di dollari quest’anno e 214 nei prossimi duei per portare aiuto a 10,7 milioni di persone tra le piu’ colpite dal conflitto nato in Nigeria nel 2009 in seguito all’insurrezione del gruppo jaidista Boko Haram.
Se i bisogni nel 2017 sono stimati in 1,5 miliardi di dollari, questa prima raccolta e’ almeno stata giudicata molto incoraggiante da parte del segretario aggiunto agli affari umanitari delle Nazioni Unite , Stephen O’ Brien. Gli europei, il Giappone e la Corea del Sud sono stati i soli a rispondere all’appello. Gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno rinviato le loro risposte motivandole con la formazione del nuovo governo Trump per i primi e col calendario del budget per i secondi.
Sette anni dopo la prima incursione da parte della setta e la sua espansione nell’estremo nord del Camerun, nel sud del Niger e nell’ovest del Ciad, la destabilizzazione della regione, dove gia’ e’ presente una estrema poverta’, e’ totale. 2,3 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni. Tra di loro una maggioranza di donne e di bambini traumatizzati da violenze e abusi sessuali. Gli agricoltori hanno abbandonato i loro campi, i pescatori non hanno piu’ accesso al lago, e l’intenso commercio transfrontaliero tra i quattro Paesi e’ dominato dall’insicurezza.
Piu’ di sette milioni di persone sopravvivono con un pasto al giorno, ed ogni perlustrazione dell’esercito nigeriano nei territori fino ad allora occupati, rivela una situazione ancora piu’ grave. “Non siamo piu’ ritornati a Banki (ndr - nello Stato di Borno) da due anni. Vi Abbiamo visto diverse situazioni di fame -testimonia Lise Fouquat, di Action contre la faim-. Il livello di malnutrizione dei bambini e’ sette volte superiore al limite di urgenza, e molto vicino a pericoli di morte”. Sono state scoperte anche delle citta’ in rovina dove le scuole, le case, i centri sanitari sono stati assaliti e distrutti.
Crisi nascosta
“Governi, agenzie delle Nazioni Unite, ONG e Paesi donatori, abbiamo tutti tardato nel riconoscere l’ampiezza della crisi. La risposta militare contro Boko Haram si e’ riversata sulle preoccupazioni umanitarie”, hanno ammesso le ONG presenti nella capitale norvegese, in un comunicato congiunto. Alcune non sono soddisfatte di questo mea culpa. “Non e’ una crisi dimenticata ma una crisi che e’ stata nascosta dal governo nigeriano. Quest’ultimo ha preso tempo per far fronte alla vergogna di dover ammettere che una parte della sua popolazione stava morendo”.
La tenuta di questa conferenza e’ quindi considerata in se’ come una vittoria nei confronti della Nigeria, il cui ministro degli Affari Esteri, Geoffrey Onyeama, ha dichiarato che “e’ tempo di dare assistenza e protezione”. Ma le organizzazioni umanitarie sanno che hanno un’altra battaglia da fare: riuscire a distribuire il cibo, i vaccini, l’acqua potabile… nelle zone piu’ colpite dopo gli scontri tra Boko Haram e le forze regolari stanno proseguendo. “Anche prendendosi dei rischi, raggiungere le popolazioni piu’ vulnerabili e molto difficile, quasi impossibile”, dice Natalie Roberts, di Médecins sans frontières. Diversi Paesi donatori e i rappresentanti delle Nazioni Unite hanno chiesto alla Nigeria ed ai suoi vicini di rispettare le “regole della guerra” permettendo alle ONG di fare il loro lavoro.
Ad Oslo, l’estrema urgena non ha pero’ nascosto un interrogativo piu’ profondo sull’avvenire di questa regione abbandonata da diverso tempo dai poteri centrali e dove Boko Haram sembra come un avatar. “L’estrema poverta’, la pressione demografica, il cambiamento climatico: abbiamo davanti a noi tutti gli elementi di un disastro totale”, ha detto il commissario europeo agli Affari umanitari, Stylianides Christos. “Lo sviluppo deve essere il nostro ultimo obiettivo. Senza sviluppo, non ci sara’ pace durevole”. Intorno al tavolo, ognuna di queste parole ha visto la medesima reazione, anche se per ora si tratta di salvare delle vite.

(articolo di Laurence Caramel, pubblicato sul quotidiano le Monde del 26/02/2017)
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