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I Verdi olandesi e austriaci hanno saputo rappresentare l'opposizione all'estrema destra
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Articolo di Redazione
17 marzo 2017 13:40
 
  Il partito ecologista GroenLinks (Sinistra Verde) e’ uno dei grandi vincitori delle elezioni legislative dei Paesi Bassi. Con quattordici seggi, rispetto ai quattro della precedente legislatura, la formazione di Jesse Klaver si e’ imposta, mercoledi’ 15 marzo, come il leader di fatto della sinistra olandese e potrebbe pesare sulle trattative prossime per formare un governo.
In Austria, e’ anche un ecologista, Alexander Van der Bellen, che ha vinto le presidenziali dello scorso 4 dicembre 2016. L’ex-capo dei Verdi ha battuto il suo avversario di estrema destra, Norbert Hofer (Partito della Liberta’ d’Austria, FPÖ).
Come hanno fatto i partiti ecologisti ad imporsi in questi due Paesi europei dove pesa la minaccia dell’estrema destra? Per Lucile Schmid, presidente della Fondazione per l’ecologia politica e co-presidente della Green European Foundation, il loro risultato e’ legato al carisma dei loro leader.
D. Come spiega il successo degli ecologisti olandesi?
R. Essenzialmente per il carisma del loro leader, Jesse Klaver. I Verdi, che hanno spesso difficolta’ con la leadership, hanno trovato una personalita’ che riflette un progetto collettivo. Con suo padre marocchino e sua madre di origini indonesiane, Klaver incarna la societa’ aperta e multiculturale olandese. La seconda ragione e’ il sistema istituzionale. Si e’ manifestamente avuto un sistema di vasi comunicanti col Partito del Lavoro, il partito socialdemocratico. Questo grazie ad un sistema proporzionale che fa crescere l’effetto del trasferimento del voto. I verdi olandesi hanno anche saputo articolare le questioni economiche e sociali e il cambiamento climatico, un argomento su cui i Paesi Bassi, per la loro geografia e la loro storia, sono particolarmente sensibili. La piattaforma dei Verdi prevede la chiusura delle centrali a carbone e la tassazione degli inquinatori, e preconizzando un aumento notevole dei salari. E’ quello che viene chiamato “green new deal”, un programma chiaramente di sinistra. Infine, il GrenLinks ha anche insistito sul tema di una societa’ fiduciaria, preconizzando una riduzione dei vincoli amministrativi. Era l’anti-Wilders. Il leader di estrema destra giocava sulla paura e si mostrava poco in pubblico. Al contrario Klaver si e’ molto mostrato ed ha dato prova di ottimismo, non esitando di proclamare la sua ammirazione per il presidente americano Barack Obama o il primo ministro canadese Justin Trudeau, cosa che non e’ semplice per un ecologista.
D. Si possono vedere similitudini con l vittoria di un candidato ecologista, Alexander van der Bellen, alla presidenza della Repubblica austriaca?
R. Anche in Austria, la campagna doveva essere condotta contro l’estrema destra e Alexander van der Bellen ha vinto facendosi carico della questione della leadership. Mai due uomini non appartengono alla stessa generazione, e il potere del settuagenario austriaco e’ soprattutto simbolico, mentre il giovane Klaver, che ha 30 anni, ha fatto una campagna per giocare un ruolo politico effettivo e maggiore. Non solo, ma nei due casi, i Verdi hanno supportato e incarnato un progetto che si opponeva quello dell’estrema destra dicendo agli elettori che poteva guarda al futuro con confidenza.
D. Perche’ in due Paesi, Germania e soprattutto Francia, l situazione dei Verdi e’ meno favorevole?
R. In Germania, c’e’ quantomeno un Verde, Winfried Kretschmann, che dirige il Bade-Wurtemberg ed ha un meritevole rispetto ed una reale popolarita’ in tutto il Paese. Ma i Verdi devono affrontare l’arrivo di Martin Schulz alla testa dei socialdemocratrici, che dovrebbe incarnare un rinnovamento della vita politica. In Francia la situazione e’ paradossale. Le questioni ecologiste sono affrontate in modo molto inedito da Benoit Hamon (Partito Socialista) e Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise), ma Yannick Jadot (il candidato eletto nelle primarie ecologiste) non si presenta per le presidenziali. E’ chiaro che gli ecologisti francesi hanno un problema con la leadership. Inoltre i Verdi non hanno saputo rappresentare l’opposizione all’estrema destra, e questo e’ dovuto sicuramente ad un sistema istituzionale e all’elezione a scrutinio maggioritario dei due turni. Le vecchie alleanze col partito socialista sembrano ormai legate alla ripartizione di posti in Parlamento piuttosto che ad un accordo di programma, cosa che permette agli ecologisti di incarnare il rinnovamento del metodo politico. Occorre che i Verdi francesi decidano che il futuro non sia quello di presentare un candidato alle presidenziali, rimettendo in causa il sistema presidenziale, e lavorando sulla questione dei loro dirigenti.

(intervista di Frédéric Lemaître, pubblicata sul quotidiano EL Monde del 17/03/2017)
 
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