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Lavoro. Il ministro Fornero ha detto tutt'altro, ma la stampa preferisce alimentare la caciara
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Comunicato di Pietro Yates Moretti
27 giugno 2012 18:11
 
E’ scoppiata l’ennesima polemica sulle dichiarazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero che avrebbe detto al Wall Street Journal: “il lavoro non è un diritto”.
Evidentemente, posta cosi’, non vi è dubbio che sembra contraddire il primo comma dell’art. 4 della Costituzione: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”
Ma cosa ha davvero detto la ministra? Lo si vede andandosi a rileggere i transcripts dell’intervista, che il quotidiano statunitense ha reso disponibili insieme all'articolo:
"That includes youth, who need to know a job isn't something you obtain by right but something you conquer, struggle for and for which you may even have to make sacrifices."
Letteralmente: "E questo include i giovani, che devono sapere che un (posto di) lavoro non è qualcosa che si ottiene di diritto ma qualcosa che devi conquistare, faticare e per il quale potresti dover fare anche dei sacrifici".
Notare che in inglese, “a job” vuol dire appunto “un posto di lavoro”. La ministra ha detto più o meno quello che dice la nostra Costituzione, come peraltro interpretata -già dal lontano 1965- dalla Corte Costituzionale: “i principi generali di tutela della persona e del lavoro … non si traducono nel diritto al conseguimento ed al mantenimento di un determinato posto di lavoro” (vedi ordinanza 56/2006)
Ecco quindi una polemica inventata, alimentata da una stampa che nel limitarsi a riportare le varie reazioni politiche strampalate, non si preoccupa di andare a leggere cosa sia stato effettivamente detto informandone i lettori.
Facciamo questo appunto non tanto per entrare nel merito delle dichiarazioni della ministra, ma per mettere in evidenza quanto il dibattito politico italiano sia incentrato sul nulla e i danni che questo urlio ci ha provocato e ci provoca, distogliendo l’attenzione sui veri problemi. Il tutto alimentato da una stampa pigra, compiacente e spesso pronta a cavalcare le polemiche invece di fare ciò che dovrebbe: informare.
La riforma della politica italiana passa anche da una profonda autoriforma del giornalismo nostrano, ovvero di quel “potere” che dovrebbe vigilare sui governanti e informare i cittadini per permettere loro di fare scelte adeguate. E non invece trasformarsi in una sorta di megafono del nulla.

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