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AGCOM CENSORE RAI? COME POTREBBE ALTRIMENTI?
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Comunicato 
1 febbraio 2008 0:00
 

Firenze, 1 Febbraio 2008. Fa specie prendere atto che l'Autorita' delle Comunicazioni (Agcom) debba richiamare la Rai, nella fattispecie la trasmissione Annozero, perche' non sarebbe "in linea per quanto riguarda i profili relativi al rispetto dei principi di imparzialita' e parita' di trattamento nella conduzione del contraddittorio". Sembra quasi di leggere una pronuncia del ministero cubano o iraniano della Cultura. In quei Paesi per chi non rispetta la "linea" si finisce in qualche modo, piu' o meno violento, all'indice, da noi e' probabile una multa e l'allontanamento di qualcuno dalla propria attivita'... sempre indice anche se con una violenza diversa.
L'Agcom, crediamo faccia il proprio mestiere, ma... e' quello che occorre in un Paese che dice di essere libero, democratico e occidentale? Per come e' strutturato il nostro sistema di informazione pubblica radiotelevisiva, e' difficile concepire un diverso intervento per tutelare l'obiettivita' e l'imparzialita' ma... non puo' essere altrimenti? Siamo sicuri di volere un censore pubblico? E averlo, non e' forse sintomo di quella instabilita' e precarieta' che, tradotta in italiano, vuol dire sottostare al potere di partiti che sostanzialmente rappresentano solo la propria casta che si autoalimenta? E' bene ricordare che il nostro sistema pubblico radiotelevisivo e' basato sul monopolio/duopolio che, grazie all'obbligo del canone/tassa e' in aperto abuso di posizione dominante, ammazzando il mercato e quindi l'economia, la liberta' e il lavoro.
A noi i censori non piacciono, soprattutto quelli pubblici come l'Agcom, cioe' pagati da tutti i contribuenti per dir cosa sia giusto o meno pensare, dire, commentare, confrontare, discutere. E ne faremmo volentieri a meno andando alla radice del problema, cioe' evitando che continui ad esistere questo sistema pubblico, trasformandolo invece in uno privato e levando al pubblico la necessita' di avere un proprio sistema di informazione. Non ci sembra che negli Usa, dove non esiste un sistema pubblico come il nostro, si possa lamentare un deficit di informazione istituzionale: anzi, ci sembra proprio il contrario.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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