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Aziende privatizzate e partecipate di servizi pubblici. Immunita' e soldi illeciti
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Comunicato di Vincenzo Donvito
6 febbraio 2010 12:37
 
Le aziende con forma societaria privata e con capitali pubblici, fanno parte della quotidianita': acqua, luce, telefono, gas, riscossioni tributarie varie, etc. A fronte di loro disservizi e arroganze (molto diffusi) il cittadino utente e consumatore ha pochi strumenti e spuntati. Le azioni giudiziarie individuali sono quasi sempre con costi maggiori dei potenziali rimborsi; per la neo-nata class action, inoltre, e' molto probabile che in queste settimane il Parlamento approvi una norma che esclude la possibilita' di rivalsa contro di esse. Sembra quindi che siamo condannati a non poter provare di aver subito un danno.
Ma non basta.
Ora arriva una sentenza della commissione tributaria regionale della Toscana che, in materia di Iva sui rifiuti dice che “e' dovuta quando un servizio destinato al soddisfacimento di un interesse pubblico sia effettuato in regime di impresa”. Questo nonostante la Corte Costituzionale (238/2009) abbia detto il contrario e Governo e Parlamento stiano approntando metodi di rimborso o -molto piu' probabile- modi di lasciare e continuare a versare allo Stato questi soldi.
Le aziende di capitali delle varie istituzioni pubbliche, quindi, non solo dovrebbero essere immuni dal pagare i danni che fanno, ma anche continuare a prelevare ai contribuenti, per conto dello Stato, imposte non dovute, cioe' illecite. Tanto vale che si decida di abolire la Corte Costituzionale e che le leggi non siano fatte dal Parlamento ma solo dal Governo in base alle proprie necessita' di cassa.
 
Una violenza giuridica ed economica che non potrebbe essere altrimenti visto l'assetto economico in cui il nostro Paese si sta muovendo. L'uscita dal regime dei monopoli statali, per i servizi di pubblica utilita', non solo e' una presa per i fondelli ma anche un ladrocinio.
Questi servizi oggi vengono erogati da societa' di capitali con una peculiarita': gli azionisti sono quasi tutti, o comunque controllano la maggioranza, pubbliche istituzioni (Comuni, Province, Regioni, etc..).
Nel processo di privatizzazione (presunta) si privilegia l'assetto societario a fini di lucro (si trasforma il contenitore in societa' per azioni) che, di per se', secondo i manovratori della nostra economia, dovrebbe soddisfare l'obbligo, spesso imposto dall'Ue, dell'abbandono dei monopoli.
Le pubbliche amministrazioni, che controllano e scelgono chi deve erogare i servizi di pubblica utilita', affidano il compito a societa' di capitali controllate da loro stesse: una commistione di controllore e controllato che e' il contrario di un'economia di mercato.
La liberalizzazione, connessa alla privatizzazione -altrimenti senza non ci sarebbe concorrenza- non solo e' estranea a questo meccanismo ma e' combattuta come minaccia al proprio potere di monopolio di fatto.
E visto l'andazzo e il vizietto di far rientrare dalla finestra quel monopolio che dicono essere uscito dalla porta, sostenere -come facciamo noi- che alle pubbliche istituzioni non dovrebbe essere consentita la partecipazione azionaria in assoluto, e' condizione essenziale per la concorrenza.

Ma questa oggi e' dottrina e fanta-economia. Registriamo -e ci attrezziamo per difenderci ed attaccare- il sempre crescente metodo di considerare i cittadini come sudditi da spremere alla bisogna.
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