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BLACK-OUT ENERGETICO. COME CAVALCARE LA SITUAZIONE SENZA SOLUZIONI IMMEDIATE ED ESPONENDO I SUDDITI/UTENTI AGLI STESSI -SE NON PEGGIORI- RISCHI
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Comunicato 
4 dicembre 2003 0:00
 

Firenze, 4 Dicembre 2003. Stiamo sempre aspettando la conclusione di qualche indagine ufficiale che sancisca la responsabilita' o meno del gestore italiano per il black-out dello scorso 28 settembre (per ora c'e' solo il rimpallino tra Svizzera -posizione ufficiale che accusa Italia e Francia- e Italia -posizione presunta di innocenza in seguito ad autoassoluzione).
Nel frattempo "si cerca di capire".
Ed e' quello sta facendo il Senato con una serie di audizioni. Ieri il presidente della Edison Umberto Quadrino, oggi l'amministratore delegato dell'Enel Paolo Scaroni.
Noi, ovviamente, tendiamo a semplificare, per cercare di capire, per esempio, perche' per il black-out del 28 settembre debbano pagare solo gli utenti, e a questi ultimi non dovrebbe essere riconosciuto alcun indennizzo, nonostante il codice civile ci ricordi che in un contratto, la parte inadempiente, deve pagare per la sua violazione.
La nostra semplificazione ci porta a vedere i due dirigenti delle due piu' importanti aziende elettriche italiane come se fossero due osti. Quando all'oste si chiede se il suo vino e' buono, si sa che risponde affermativamente. Cosi' come se si chiede ai nostri due capitani d'industria cosa bisogna fare nel campo energetico nei prossimi anni, non possono che rispondere "produrre di piu'": qualcuno se l'immagina che avrebbero potuto dire qualunque cosa che li portasse a guadagnare meno soldi? Del resto devono rispondere a consigli d'amministrazione che, prima di essere preoccupati per il fabbisogno energetico del Paese in cui operano, giustamente devono dar di conto positivamente, nell'oggi come nel futuro; e se uno vende elettricita', e' quest'ultima che deve essere prodotta in maggiore quantita', nel bene o nel male. Figurarsi se poi si e' in condizione di monopolio o cartello monopolistico .
Il presidente Edison in modo piu' sfacciato ("entro il 2010 sono necessari 15-16 mila nuovi mw"), piu' raffinato l'ad dell'Enel ("il sistema ha bisogno di nuovi rilevanti investimenti nel settore della generazione che in quelli della trasmissione e della distribuzione").
Ma, per capire poi dove si vada a parare, nonostante la diversificazione di Scaroni, fa eco il ministro delle Attivita' Produttive Antonio Marzano: "e' un problema che risolveremo solo quando saremo riusciti a realizzare tutte le centrali ..".
Cioe' la traduzione politico-esecutiva del black-out del 28 settembre e' che ci vogliono piu' centrali. Discorso che potremmo forse accettare in riferimento ai black-out programmati di giugno e luglio, ma che diventa solo distraente per quello nazionale del 28 settembre, dove il problema -qualcuno lo nega? E con quali motivazioni?- e' stato solo di cattiva amministrazione e gestione dell'esistente. E se 2+2=4, a queste deficienze si rimedia guardandosi meglio all'interno, non costruendo altre centrali che, poi, sempre con la stessa mala-amministrazione, correranno il medesimo rischio di collasso.
Noi abbiamo piu' che una fondata impressione che il discorso sia sviato in questi termini solo per non porre i gestori di fronte alla loro responsabilita' verso gli utenti di quanto sia accaduto il 28 settembre. E che peggiori e imprevedibili disagi e danni sono all'orizzonte: chi non paga verso i legittimi danneggiati per i propri errori, si sente legittimato nel mantenere quei rischi e ad aggiungerne altri.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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