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Canone/imposta Rai. L'arroganza e le bugie della Rai
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Comunicato di Vincenzo Donvito
21 febbraio 2012 9:37
 
  Ieri sera sul tardi la Rai ha diffuso una propria precisazione in merito al canone speciale richiesto alle aziende per il possesso del pc:
“Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell'apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe' quello relativo a chiunque detenga -fuori dall'ambito familiare (es. Imprese, societa', uffici)- uno o piu' apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive. Cio' in attesa di una piu' puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio".

La Rai, esattore d'imposta per quella relativa al possesso di un apparecchio atto o adattabile alla ricezione di programmi tv, con questa sua uscita per mettere i puntini sulle “i” ha fatto un atto di doppia valenza:
ARROGANZA. Sostanzialmente dice: il quadro normativo-regolatorio deve essere definito, ma intanto voi pagate e poi si vedra' (il ministero interrogato dal Parlamento non ha ancora risposto pur riconoscendo l'anomalia della situazione, cosi' come l'Agenzia delle entrate che ha demandato la definizione di chi e per cosa si debba pagare all'organismo politico, il ministero per l'appunto),
BUGIA. Non e' vero che la Rai chiede il pagamento dell'imposta/canone per il possesso di un pc solo alle aziende, ma sono anni che lo chiede alle famiglie mentre non lo chiedeva fino ad oggi alle aziende. Si vedano qui le necessarie informazioni.

Non ci stupiamo che ARROGANZA E BUGIE siano il metodo di un esattore d'imposta per un tributo che riguarda se stesso. Gia' e' anomalo il fatto che la riscossione avvenga in questi termini (conflitto di interessi?), con anche i concorsi a premi per chi paga l'imposta entro i termini (Telefortuna), figuriamoci se dovremmo stupirci per la Rai che gli italiani hanno gia' detto di voler privatizzare (referendum 1995) ma che invece continua imperterrita nel suo procedere come macchina mangiasoldi e distributrice di poltrone.

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