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Comunicato
30 ottobre 2003 0:00
SOLO PER FARE CASSA MA NESSUN RISCONTRO SULLA LIBERALIZZAZIONE NEGLI INTERESSI DEI CONSUMATORI
Firenze, 30 Ottobre 2003. La cessione del 6,6% di azione Enel da parte del ministero dell'Economia, se da una parte fara' contente le casse dello Stato perche' il ricavato (circa 2,2 miliardi di euro) servira' a ridurre un po' di debito pubblico, per quanto riguarda la liberalizzazione e' un'azione totalmente ininfluente.
Si tratta di una di quelle iniziative dello Stato volte solo a fare un po' di cassa e tenere un po' calmi chi, dall'Unione Europea, ha fatto sapere che non si puo' andare avanti con questo debito pubblico. E questo sicuramente puo' andare bene. Ma se qualcuno abbia pensato che si tratti di un passo verso il processo di privatizzazione e liberalizzazione del mercato energetico, e' bene che si ricreda, perche' lo Stato ha saldamente in mano il 61% delle azioni e, quand'anche nei prossimi mesi (passati i 180 giorni di totale immobilismo che sono stati garantiti agli acquirenti odierni) ricominciasse a vendere, pur se arrivasse a conservare solo lo 0,1% (!!) avrebbe, grazie alla golden share, potere di veto sulle decisioni piu' importanti e determinati dell'azienda elettrica.
Quella che hanno chiamato liberalizzazione e' un giochino in cui hanno creato tante societa' per i vari aspetti gestionali energetici, ma tutte riconducibili al capitale pubblico. E quand'anche non si tratti di capitale dello Stato (per gestori tipo Acea, Aem, etc..), si tratta comunque di aziende a capitale pubblico.
E' chiaro poi che, quando si deve giudicare della qualita' dell'operato o dei disservizi (tipo black-out dello scorso 28 settembre), in una situazione di monopolio, e' lo Stato che deve giudicare se stesso (pur con tutta la buona volonta' dell'Autorita' per l'Energia), e prima di riconoscere le proprie colpe, e magari rimborsare chi ha subito i disservizi, farebbe le carte false per non ammetterlo. Abbiamo mai visto il contrario? Cosa stanno rispondendo in questi giorni i gestori elettrici a chi ha chiesto il rimborso forfettario di 25,82 euro per il black-out del 28 settembre? Che loro non sono responsabili di nulla, e questo prima ancora che si siano concluse le inchieste ufficiali.
E' bene che ognuno abbia chiara la situazione. Perche' anche le vendite azionarie di oggi non sono a prospettiva di interesse per i consumatori, magari per gradualmente creare un mercato in cui ognuno possa scegliere il proprio gestore rispetto a qualita' e prezzi, ma solo per mantenere un esistente basato sulla considerazione del consumatore come suddito.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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