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CIBO ITALIANO NEL MONDO: OGGI IL 78% E' IMITAZIONE O ILLEGALE. UNA LOTTA IMPOSSIBILE. PUO' IL CONSUMATORE DIFENDERSI E L'ITALIA TRARNE UN VANTAGGIO?
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Comunicato 
7 luglio 2004 0:00
 

Firenze, 7 Luglio 2004. Secondo un'indagine Federalimentare-Nomisma, il volume d'affari dei prodotti alimentari che imitano il "made in Italy" (Italian sounding) e' stimato, per il 2003, in 52,6 miliardi di euro, piu' della meta' del fatturato alimentare di tutta la Penisola (103 mld). E si tratta di un fenomeno in enorme crescita, tant'e' che per il 2006 si calcola che l'Italian Sounding raggiungera' i 110 miliardi, rispetto ad un fatturato nazionale che dovrebbe giungere a 115. Per quanto riguarda invece la vera e propria contraffazione, da un fatturato 2003 di 2,6 miliardi di euro, si dovrebbe passare a 5,4 miliardi.
Se consideriamo che le esportazioni italiane rappresentano il 15% del fatturato nazionale, vuole dire che, oltre i confini italiani, i prodotti veri "made in Italy" che circolano equivalgono a 15,45 miliardi mentre le imitazioni e gli illegali (che circolano essenzialmente fuori del nostro Paese) sono complessivamente 55,2 miliardi: imitazioni e illegali rappresenterebbero il 78%. Per il 2006 non facciamo il calcolo, perche' non possiamo sapere la percentuale di esportazione del "made in Italy" vero, ma se azzardiamo che sara' molto difficile, se non impossibile, trovarlo, non crediamo di fare catastrofismi.
In questo contesto viene lo scoramento. Immaginiamo che non pochi staranno affilando le unghie perche' chi di dovere impedisca la diffusione di questo fenomeno. Ma il consumatore che dovra' fare, perche' alla fin fine e' lui che acquista, e' lui che sara' confuso dal Grana Pardano o Padona scambiandolo per Padano, o caschera' nelle vere e proprie contraffazioni? Visti i numeri, ci sembra tutto difficile, e possiamo solo auspicare che le autorita' del nostro Paese diano il massimo delle informazioni perche' ognuno sia in grado di indirizzarsi li' dove in un certo senso e' garantito il "made in Italy"; comunque avendone un ritorno di immagine e sviluppando l'interesse turistico per il nostro Paese. Ma con molta attenzione perche' un fenomeno cosi' dilatato, non e' detto che rimanga ben circoscritto al di la' dei nostri confini, non tanto per le imitazioni che comunque avrebbero difficolta' a trovare autorizzazioni per la vendita sul nostro mercato, ma per le contraffazioni vere e proprie (che sicuramente non chiederanno alcuna autorizzazione .).
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Consulenza
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