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Class Action. E' certo: si va verso il quasi totale impedimento all'uso. Parlamentari del diritto, della liberta' e della giustizia, dove siete?
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Comunicato di Vincenzo Donvito
4 febbraio 2010 12:51
 
Ieri avevamo lanciato l'allarme sulle possibili modifiche alla normativa sulla class action, modifiche che prevedono l'esclusione delle aziende di servizi di pubblica utilita' dal poter essere portate in giudizio per il rimborso dei danni (class action aziende), potendolo invece fare con la cosiddetta class action sulla Pubblica Amministrazione (decreto Brunetta che non prevede rimborso danni, ma solo ripristino del servizio -decreto non ancora attivo).
La Confindustria era intervenuta chiedendo che questa esenzione riguardasse non tutte le aziende di servizi di pubblica utilita', ma solo quelle che agiscono in regime di concessione (leggi: monopolio).
L'evoluzione dei fatti e' questa: il sen. Antonio Battaglia (Pdl) che aveva presentato un emendamento in materia al decreto “milleproroghe” ha ben accolto l'osservazione di Confindustria ed ha riformulato il suo testo: l'esenzione non e' piu' per i “gestori di servizi di pubblica utilita'” ma per i “concessionari di servizi pubblici”. Il sen. Battaglia ha fatto poi sapere che sulla nuova formulazione c'e' gia' il via libera del relatore del provvedimento, sen, Lucio Malan (1). Confindustria non e' molto soddisfatta perche' sostiene che le distorsioni e disparita' tra imprese non saranno evitate, ma, da come ne parla oggi il suo “house organ” IlSole24Ore, sembra che potrebbe anche accontentarsi.
Un patto di ferro, quindi, tra una delle principali corporazioni e il Parlamento. Patto che difficilmente potra' essere scalfitto, soprattutto per come lo vorrebbe chi difende gli interessi dei consumatori e non solo delle imprese.
A nostro avviso la legge sulla class action contro le aziende e' molto imprecisa, vaga e -sostanzialmente- non facilmente fruibile da parte dei diretti interessati. L'esclusione delle aziende cosiddette private (quasi tutte spa con maggioranza di capitali di enti pubblici), anche nella versione edulcorata che sostanzialmente accoglie le richieste di Confindustria, e' una ulteriore mazzata. Ad una legge che -ricordiamolo- pur se gia' in vigore, non ha visto ancora l'apertura di un procedimento e quindi non e' stata rodata: fatto non di poco conto in un sistema giudiziario dove spesso, piu' che la legge, conta la giurisprudenza. Mazzata che fa meglio intendere il dato sintomatico di paura che l'affermazione dei diritti dei consumatori provoca in politici e industriali.
Ci domandiamo se, oltre al Parlamento degli affari e delle corporazioni, esista anche quello del diritto, della liberta' e della giustizia. Ed a questo Parlamento ci appelliamo, a partire da alcuni emendamenti che grazie alla sen. Donatella Poretti faremo presentare nei prossimi giorni, perche' non si porti a buon fine questa ulteriore mortificazione dei diritti dei cittadini consumatori.

(1) il “pianista” colto piu' volte in Aula al Senato a votare per suoi colleghi assenti e attore principale delle legge per la violazione della Privacy da parte dei call center di Telemarketing, legge che sta facendo arrivare un multone da parte dell'Ue.
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