Firenze, 5 Aprile 2007.
Con l'ingresso di nuove confessioni religiose nella spartizione dell'otto per mille, il "magna-magna" diventa piu' diffuso. Non solo, ma nella corsa per la conquista di un posto alla tavola imbandita, anche chi fino ad oggi aveva tenuto un comportamento distaccato e dignitoso, la Chiesa Valdese, ha ceduto:
il dio denaro e' piu' potente del proprio dio? Sembra di si'! Fino a ieri questa chiesa accettava solo le quote che espressamente i contribuenti devolvevano ad essa, da oggi non e' piu' cosi', tutti i piatti presenti a tavola verranno divorati.
Vediamo come e perche'. Il meccanismo di distribuzione dell'otto per mille prevede che tutti i contribuenti, anche quelli che non danno alcuna indicazione, indirizzino percentualmente la loro quota nella medesimo modo di chi si e' espresso. Meno del 40% dei contribuenti ha dato indicazione nel 2006 e quindi piu' del 60% devolvera' la propria quota secondo l'indicazione di questo 40%. La Chiesa valdese aveva un accordo che escludeva l'attribuzione percentuale dei contribuenti che non si erano espressi, da oggi invece prende tutto.
Il legislatore, pero', aveva previsto che chi non voleva devolvere la propria quota ad una confessione religiosa, poteva farlo allo Stato, che doveva utilizzarli per
fame nel mondo, calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali. Nel 2006 e' stato cosi' per
l'8,38% delle scelte espresse (ma
solo il 3,31% del totale dei contribuenti), con un calo continuo rispetto agli anni precedenti. Perche'? Lo Stato e' diventato meno credibile.
Dall'anno 2004 si e' autoscippato ben 80 milioni di euro dalla somma spettantegli per far fronte a urgenti impegni statutari correnti o straordinari, ed e' quindi venuto meno agli impegni nei confronti dei contribuenti che lo avevano scelto come alternativa alle confessioni religiose. Su questo argomento, la nostra collaboratrice
Annapaola Laldi ha editato l'ultimo numero della sua rubrica sul sito Internet dell'associazione,
La Pulce nell'Orecchio:
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Se poi consideriamo che la parte del leone, ovviamente, la fa proprio quella Chiesa cattolica romana che in questi ultimi mesi -piu' di prima- non fa altro che istigare legislatori e giudici a non applicare le leggi italiane, va da se' che
urge una profonda e radicale riforma di questo esborso.
Fino a considerare che, proprio nel rispetto del sentimento religioso, sarebbe meglio che ognuno si paghi la propria fede.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc