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SALDI. RIPRESA DEI CONSUMI E DELLE VENDITE? ABBIAMO PIU' CHE UN RAGIONEVOLE DUBBIO. EPPURE LE STRADE CI SAREBBERO .
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Comunicato 
5 luglio 2004 0:00
 

Firenze, 5 Luglio 2004. Stanno cominciando i saldi e le aspettative dei commercianti, dopo periodi generalmente di magra, sono piu' che legittime e da piu' parti vengono esternate. Ma noi abbiamo piu' che un ragionevole dubbio sulla soddisfazione di queste aspettative.
In primo luogo perche' se i commercianti avessero voluto vendere di piu', non sono mai mancate le occasioni per attirare i consumatori e fare loro offerte vantaggiose. Quindi, credere che la magica parola "saldi" possa di per se' attirare piu' acquirenti, sta, per fortuna, diventando sempre piu' aspettativa di altri tempi ormai andati. In secondo luogo perche' il potere d'acquisto dei salari e' sempre inferiore, e la contemporaneita' tra vacanze e saldi, con le prime sempre piu' risicate e non a caso con piu' partenze a luglio in quanto piu' economico di agosto, non gioca certo a vantaggio del desiderio e della necessita' di acquisto (sia per mancanza di soldi, che per assenza fisica dei consumatori che, difficilmente in vacanza fanno acquisti, per esempio, per rinovarsi il guardaroba),
Prevediamo percio' risultati abbastanza magri. Della serie: chi la fa l'aspetti. E' evidente che la prima responsabilita' e' dei commercianti che, in una situazione difficile come quella che stiamo vivendo con tutti i prezzi e le tariffe in aumento e coi salari immobili, invece di cercare di adeguarsi, ingegnandosi, alla nuova situazione, hanno deciso invece di peggiorarla ulteriormente. Niente di nuovo: purtroppo i commercianti, e le loro associazioni di categoria, non hanno mai visto oltre il loro naso, e non e' un caso che generalmente chi si salva e' la grande distribuzione, perche' decide e si muove con mentalita' piu' industriale che commerciale. La seconda responsabilita' e' delle amministrazioni locali, regionali e nazionale, che hanno abbandonato il settore a se stesso, senza dare attuazione alla legge Bersani di liberalizzazione oppure, quando lo hanno fatto, hanno riproposto i tradizionali modelli limitanti con autorizzazioni, orari, regole che, con l'apparente tendenza a migliorare e garantire il settore, hanno poi finito per ingabbiarlo in se stesso, ai limiti della sopravvivenza.
Individuate le responsabilita', va da se' quali potrebbero essere i rimedi. E' solo questione di volonta' politica: dei commercianti ad armonizzare i loro rapporti con i consumatori, soprattutto riconquistando una fiducia che ormai hanno perso; degli amministratori e dei governanti per portare il settore ad una totale liberalizzazione, senza paletti che di fatto lasciano inalterata la possibilita' di concorrenza.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Consulenza
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