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Attualità del Natale - come un augurio
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
24 dicembre 2015 8:57
 
 “Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare …
”.

Comincia così la poesia, che desidero offrire in lettura e – perché no? - meditazione a chi passerà di qui e vi sosterà un poco.
Si tratta della composizione di Guido Gozzano (1883-1916) intitolata “La notte santa”; il poeta stesso la definisce un “melologo popolare”, cioè un testo, la cui recitazione deve essere accompagnata dalla musica che ne sottolinea i passaggi narrativi emotivamente più importanti.
Come la speranza di Giuseppe vada delusa non una, ma ben cinque volte, chi leggerà lo vedrà da sé, e che, in extremis, l’unico rifugio sia una piccola stalla e che l’unica fonte di calore siano un bue e un asino, lì custoditi, con il loro corpo e il loro fiato, è cosa nota sia a chi crede fermamente che questa storia sia vera e abbia cambiato le sorti dell’umanità, sia a chi pensa che qui abbiamo a che fare con una favola anche bella, anche toccante, ma pur sempre una favola (e magari trascura che anche le favole rivelano, a modo loro, una qualche verità).

Ma ciò che mi interessa è la grande vicinanza all’oggi della prima parte di questo racconto così come ce la offre Gozzano, il quale reitera la richiesta di Giuseppe ai diversi osti, trasformando in un crescendo sconsolante quello che nel vangelo di Luca è reso in modo estremamente sintetico: “non c'era posto per loro nell'albergo”. Infatti, come non vedere la somiglianza di quella vana frustrante disperata ricerca di un rifugio a Betlemme con l’altrettanto frustrante disperata ricerca di un riparo dalla guerra e da mille altre violenze dei profughi in balia non solo delle onde del mare, ma anche delle onde del rifiuto dei “fratelli umani”? Basta sostituire il “Caval Grigio”, il “Cervo Bianco” e le altre locande della poesia con i nomi delle nostre nazioni: sentite la Grecia … provate in Serbia … vedete un po’ in Austria … in Italia … in Olanda … - senza tregua, senza speranza, in un infinito crescendo di disperazione, di abbattimento, senza neppure il disegno, all’orizzonte, di una pur misera stalla. E nell’imperversare di una tormenta non di neve, ma di chiusura dei cuori di coloro che questo aiuto non sanno, non vogliono, non possono dare come sarebbe necessario.
Non intendo dare giudizi di sorta – del resto anche il mio, di cuore, è piccolo, per non dire striminzito. Scrivendo queste righe sto semplicemente seguendo la scia di un articolo, che ho letto su “La Repubblica” online di qualche giorno fa, a firma di Jenner Meletti sulla solidarietà delle parrocchie, che sembra non essere decollata, nonostante l’appello pressante di papa Francesco. E’ il giornalista che allude alla poesia di Gozzano, questo “melologo popolare” che, nel “popolare”, forse, giustifica l’anacronismo del campanile che scandisce l’ora dei rifiuti nella Betlemme di duemila anni fa.
E chissà che su questi campanili, che qui da noi ci sono davvero, e anche numerosi, non riescano finalmente a sciogliersi le campane per proclamare, come si legge sulla fine della composizione:
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia
”.
Qualunque cosa si intenda per quel “Signore” o quell’”astro divino”, l’augurio è che nei nostri cuori nasca il vero sentimento di umanità. Qui, da noi, dentro di noi.

LA NOTTE SANTA

" - Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca
lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca
lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca
lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca
lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca
lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca
le undici lentamente.

La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.

È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!

Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.

È nato!
Alleluja! Alleluja
!"   (Guido Gozzano)
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