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La notte di san Bartolomeo 2016
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
26 agosto 2016 8:48
 
Come forse alcuni (non protestanti) ricorderanno dai libri di storia, la notte di San Bartolomeo del 1572, proprio verso le tre, a Parigi, i cattolici assaltarono proditoriamente le case e gli alloggi dei protestanti (ugonotti), convenuti in gran numero nella capitale per le nozze, il 18 agosto, di Margherita di Valois, figlia di Caterina de’ Medici e sorella del re Carlo IX con il protestante Enrico III di Navarra (che poi, fattosi cattolico, diventerà re di Francia col nome di Enrico IV). Il massacro di quella notte, ordito dallo stesso re (ma alcuni ne accusano Caterina) per eliminare la élite dei protestanti, andò ben oltre lo scopo iniziale, e divenne un vero e proprio eccidio che interessò diverse parti della Francia e si protrasse per alcune settimane, provocando la morte, quasi sempre atroce, di parecchie migliaia di protestanti, uomini, donne e bambini.
A differenza di quella, che fu provocata dalla ferocia degli esseri umani, quest’altra notte di san Bartolomeo del 2016 reca l’impronta della follia della natura, che ha deciso in questo, come purtroppo in tanti altri casi, di rivelarsi crudele matrigna, anziché amorevole madre.
Di fronte a siffatta distruzione, alla perdita di tante vite umane e pensando alle ferite che resteranno nella carne e nell'anima dei sopravvissuti, possiamo rispondere solo con un silenzio attonito e un sentimento di umana pietà che condivide il dolore di chi ha perduto tutto, anche gli affetti più cari, e però pure la gioia per coloro che, dati per morti, sono estratti dalle macerie ancora in vita.
Ma questo non basta, naturalmente. Perché, se è vero che la natura può essere matrigna e crudele, è anche vero che ancora una volta la distruzione e la morte sono direttamente proporzionali alla nostra incuria, alla nostra superficialità, quando non addirittura al grado di corruzione che purtroppo serpeggia sempre più in ogni ambiente.
Non è colpa solo della natura; anche noialtri siamo responsabili, sia pure in misura maggiore o minore, delle macerie, le cui immagini ci passano davanti agli occhi, e delle vittime che esse hanno travolto e sepolto.
Se possiamo sentirci tutti, uno per uno, una per una, responsabili, se siamo in grado di fare un serio esame di coscienza sul nostro agire come cittadini, che si sentono corresponsabili della vita di questo Paese troppo spesso vilipeso e martoriato, se ci riesce di fermare le stupide risse e tutto l’insulso sgomitare, in cui molti dissipano le loro capacità, e mettere tali capacità, e intelligenza e forza al servizio del benessere reale di tutti coloro che abitano qui, allora, forse, questa notte di san Bartolomeo passerà alla storia come un punto di svolta, un colpo di reni degli italiani verso un Paese davvero più civile e più sicuro per tutti.
Questo io cerco di fare, questo è l’auspicio che rivolgo a tutti noi.
Firenze, 25 agosto 2016

Aggiorno adesso (26.8.2016) queste noterelle non ancora on line con il link a una toccante testimonianza di Benedetta Perilli dal titolo Ritorno ad Amatrice, il mio paese che non c'è più (su "Repubblica").



 
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