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Salvati e salvatori ... a quattrozampe
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
10 settembre 2016 7:53
 
 Comincerò da loro. Dai “miracoli” di Amatrice, di cui ho raccolto notizie, e cioè i gatti Pietro, Carina, Kafka, Gioia estratti vivi dalle macerie della cittadina laziale rispettivamente dopo 16, 12, 8 e 5 giorni e il cane Romeo che è rimasto imprigionato per 10 giorni.
Alla base di quasi tutti questi ritrovamenti – e ditemi se non sono commoventi – di animali rimasti in vita oltre ogni aspettativa, senza cibo, praticamente senza acqua, segnati non solo da ferite e fratture, ma anche dalla paura, che gli animali condividono con noi, c’è stata quasi sempre … la voce del padrone. Cioè queste bestiole hanno trovato la forza di dare segno di quella poca vita che gli restava quando hanno sentito la voce dei loro bipedi umanoidi, tornati alle macerie della loro casa per recuperare qualche cosa. Loro, che li avevano dati ormai per persi, hanno invece assistito con commozione al recupero dei loro quattro zampe.

Questo è proprio il caso del micio Pietro   che deve essere stato bello, ma che ora ha non solo il pelo arruffato, ma è segnato da diverse sofferenze e si trova in prognosi riservata alla clinica veterinaria di Rieti.
La stessa dinamica vale per la gatta Gioia; la micia ha risposto alla sua padrona Daniela, che aveva scongiurato i vigili del fuoco di cercarla, perché le era rimasta solo lei e che ha continuato a gridarne il nome sulle macerie della casa, incurante dei rumori prodotti dai lavori di rimozione delle rovine. E Gioia ha risposto ed è stata recuperata in condizioni tutto sommato passabili per i cinque giorni trascorsi semisepolta dalle macerie.
Un po’ peggio è andata alla sorella, Carina, che è stata individuata anch’essa dai pompieri, ma dopo dodici giorni dal sisma, e che le fotografie ci mostrano collassata sulle zampe anteriori, che la cronaca ci riferisce “abbattuta e disorientata” oltre che fortemente disidratata e in situazione di ipotermia. Una prognosi riservata anche per lei, e non ho trovato aggiornamenti.
Infine, a proposito di gatti, bisogna parlare di Kafka, un bel micione grigio chiaro che, in onore del suo nome, sta vivendo una storia … kafkiana. Kafka era in villeggiatura in una frazione di Amatrice con la sua famiglia (babbo mamma, incinta, e una bambina di tre anni e mezzo), che abita a Firenze. In particolare era il micio della piccola Penelope. La famigliola si è salvata per un pelo; il gatto lo hanno cercato per diversi giorni nei pressi delle rovine della casa, finché hanno deciso di fare ritorno a Firenze. Dove, per cercare di confortare Penelope, che era disperata e non si dava pace per la perdita del suo amato Kafka, hanno preso un cucciolo di setter irlandese, che hanno chiamato Sherlock. La sorte ha voluto che una parente, che lavora per una associazione umanitaria sui luoghi del terremoto, recatasi nei pressi delle macerie di quella casa, ne abbia sentito venire un miagolio. Kafka è stato subito recuperato e, nonostante gli otto giorni trascorsi prigioniero delle rovine, ne è uscito dimagrito, ma, tutto sommato, abbastanza in forma; aveva infatti avuto la fortuna di non essere stato travolto dalle macerie e di essere vicino a un tubo dell’acqua rotto, al quale si era potuto dissetare. Tutto è bene quel che finisce bene, dunque? Sì e no, perché l’epilogo, appunto, è kafkiano. Riportato subito a Firenze, quello che doveva essere il rientro nel suo rifugio e tra gli affetti familiari è stato turbato dalla presenza di Sherlock, simpatico, per carità, ma terribilmente privo di quel “savoir faire” apprezzabile da un felino un po’ più vecchio e soprattutto provato dalla brutta avventura. Le fotografie che ce li fanno vedere insieme, non ci mostrano il micio molto soddisfatto. Ma l’importante è che lui, Kafka, abbia ritrovato l’amore di Penelope, il suo ambiente e tante crocchette succulente. Il tempo rimedierà ai dissapori attuali.

Anche il golden retriever Romeo ha avuto una bella fortuna. E’ rimasto bloccato sotto le macerie per dieci giorni, senza mangiare e bere, ma protetto da delle travi che hanno formato una nicchia. Anche per lui la stessa storia: il terremoto, i padroni che riescono a uscire illesi dal crollo della casa, la ricerca senza esito del fidato quattro zampe fino alla rassegnazione per la sua morte e il ritorno a casa, a La Spezia. E poi, dopo dieci giorni, una visita ad Amatrice per vedere di recuperare qualche oggetto importante, Romeo che sente le voci dei padroni e, raccogliendo le forze che gli sono rimaste, comincia ad abbaiare e si fa trovare. Anche lui, in discrete condizioni, ed è potuto tornare coi padroni, a casa, senza trovarci … un gatto. Almeno si spera.

Questi sono i casi che hanno fatto gridare al miracolo perfino in Giappone, dove di terremoti se ne intendono bene. Ma ci sono altre storie che vale ancora la pena di raccontare, e sono tutte di cani.

Cominciamo dai “salvatori”; se lo meritano tantissimo e ne menzioneremo sempre pochi.
C’è Sarotti , un bel cane da pastore tedesco, che lavora in simbiosi con il suo agente di polizia, e che ha salvato una bambina di dieci anni, fiutandone immediatamente la presenza sotto le macerie.
E poi c’è il labrador Leo che è stato fondamentale per trovare ancora viva la piccola Giorgia, rimasta sotto le macerie insieme alla sorella Gioia che invece non ce l’ha fatta.
E poi c’è Fix e tanti altri, veri amici a quattrozampe, non tutti tanto fortunati da trovare persone ancora in vita; ma ciascuno di loro ha dato il possibile senza stancarsi.

Per tornare ai cani, diciamo così, “civili”, va raccontata la storia di Laga, la meticcia di un infermiere abitante ad Amatrice, la quale ha aiutato il padrone a scavare, facendo trovare viva la moglie, ma non più i figli. E quando si è rivelata questa tremenda realtà, Laga ha trasformato il suo latrare in pianto, che si è unito a quello del suo padrone.

Per concludere questa panoramica, vanno citati i salvataggi di cani che sono rimasti per i padroni l’unica consolazione.
Un video postato da “Abruzzo live” su youtube rende bene la situazione di un anziano con una vistosa fasciatura alla testa, che segue con apprensione il recupero del suo meticcio e, quando lo ha fra le braccia, sembra dimentico di tutto dal sollievo.
Tante, dicono le cronache, sono state le grida, espresse o non espresse,delle persone, le più disparate, che si sono raccomandate ai soccorritori: “Salvate il mio cane! Mi è rimasto solo lui!”.
Così è stato per un bambino che ha perso tutta la famiglia e al quale però i volontari hanno salvato il piccolo cane che si è messo fedelmente accanto alla barella, su cui giaceva il padroncino.
E che cosa dire di uno dei due cocker di Andrea Cossu (l’altro è morto con lui nel crollo dell’abitazione), che è rimasto accanto alla bara del padrone, da quando è stata deposta nel luogo del funerale e sino alla fine delle esequie?  
E del piccolo cane maltese che veglia il suo padrone di 97 anni sfollato in una tenda?
E infine, ma solo per mettere un punto a queste storie, che dire di Matilde che si è uscita da sola dalle macerie 64 ore dopo il terremoto e si è messa lì, accanto alle rovine, ad aspettare fiduciosa i suoi padroni? Una storia a lieto fine, perché loro erano ancora in zona e sono potuti tornare subito a prenderla.
Tante, tante storie diverse, ma legate da un unico filo conduttore che per una volta fa onore anche a noialtri umani: il rapporto profondo che lega essere umano e animale, in questo caso cani e gatti, e che si rende più evidente in situazioni tremende come questa di Amatrice e dintorni. Non disperdiamo questo patrimonio prezioso, non vergogniamoci dei sentimenti che abbiamo per il nostro prossimo a quattro zampe (o alato, che è lo stesso). Siamo molto più simili di quanto immaginiamo, e se qualcuno usasse la parola “cane” (o "cagna", che ha una pesante connotazione sessista, ma chi se ne importa!) per offenderci, rivolgiamogli uno sguardo compassionevole e rispondiamo. “Molto onorato!”. "Molto onorata!". 






 
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