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Tu lo sentirai al brodo - ovvero: noterelle su fatti di oggi
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La pulce nell'orecchio di Annapaola Laldi
25 giugno 2016 15:23
 
 “Tu lo sentirai al brodo se è pecora”, diceva mia nonna (classe 1878) quando sentiva di una decisione, pubblica o privata, che secondo lei era avventata e che avrebbe dispiegato i suoi funesti effetti abbastanza velocemente.
E ciò che è successo e sta succedendo in questi ultimi giorni in Italia e in Europa mi sembra ridare lustro a questo richiamo come poche volte prima d’ora, quanto meno nel corso della mia vita, che proprio breve, peraltro, non si può più definire.
E dunque: sentiremo al brodo se è pecora, con le nuove sindache di Roma e Torino, catapultate ad amministrare due grandi città molto complesse, senza alcuna esperienza analoga, per quanto mi risulta, in contesti più piccoli e più gestibili.
E lo sentiranno al brodo se è pecora in Gran Bretagna, e lo sentiremo anche noi (e lo sentirà tutto il mondo), con questa uscita del Paese d’Oltre Manica dall’Unione Europea, con un referendum che fotografa un Paese spaccato quasi esattamente a metà, con quel 51,9% dei favorevoli all’uscita contro il 48,1% dei contrari, e ora minacciato da uno smembramento a causa della ventilata volontà di secessione della Scozia e dell’Irlanda del Nord, che si sentono, dicono adesso, profondamente europee più che britanniche.
E quindi, mi pare, che da ora in poi si debba essere molto cauti e molto chiari almeno qui in casa nostra su tutto il fronte politico, sociale, economico, in modo che sia la ragione a guidarci e non l’emotività che fa più danni della grandine.
E il mio modesto invito è rivolto in primo luogo alle personalità politiche italiane, in primissimo a chi sta al governo, bisogna dirlo, purtroppo, talora, in modo provocatorio e sciocco, affinché impari da questi rovesci e cambi davvero il passo e il verso, come viene richiesto da sempre più parti.

Per restare ancora un poco sul tema nazionale, delle due sindache di Roma e di Torino, bisogna dire che, secondo me, alla loro vittoria ha contribuito in particolare l’apparenza della novità, della freschezza, della gioventù (non so invece quanto abbia pesato davvero il loro essere donne).
Per quanto io, prima di votare il loro movimento, preferirei annullare la scheda con scritte rivoluzionarie (come invitavano a fare molti anni fa, mi pare, i marxisti leninisti), devo ammettere che il confronto puramente visivo/estetico tra Appendino e Raggi, da un lato, e Fassino e Giachetti, dall’altra, consegnava la vittoria alle due ragazze.
“Il Vernacoliere” di Livorno, che non è un campione di buon gusto, ma coglie nel segno anche nella volgarità, al tempo delle primarie nel PD riassumeva il confronto Renzi/Bersani icasticamente come il confronto tra: “Pipiritto e Pallemosce” 
E come non applicarlo oggi, mutatis mutandis, è logico, e chiedendo scusa per il bieco maschilismo, a cui mi sto consegnando, allo scontro Appendino/Fassino e Raggi/Giachetti? I due uomini del PD hanno veramente l’aspetto di persone stanche, persino un po’ demoralizzate, mentre le loro controparti femminili sprizzano vitalità da tutti i pori. Solo questione di età? No, non lo credo, perché negli Stati Uniti, un Bernie Sanders, per esempio, classe 1941, è riuscito a mobilitare ampi strati soprattutto giovanili del Partito Democratico sull’onda del suo motto «A future to believe in» («Un futuro in cui credere»), costituendo una bella spina nel fianco per Hillary Clinton.
No, evidentemente, né Fassino né Giachetti, sia pure per motivi diversi, sono riusciti a far capire agli elettori di credere in un futuro migliore, almeno per la propria città. Il punto mi pare sia in gran parte questo. E allora la gioventù anagrafica, la vitalità e la freschezza, che in questi due casi vi si accompagnano, almeno all’apparenza, hanno avuto la meglio.

Per quanto riguarda l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea, il problema è ancora, logicamente e necessariamente, molto più grave. Ne va della stabilità e dell’equilibrio non solo del nostro vecchio continente, ma di tutto il mondo, come dimostra il crollo delle borse, a cominciare dalle piazze asiatiche. Essa consegna quindi tutti – e noi italiani siamo in prima linea – a un periodo di incertezza che non potrà di sicuro finire con la disgregazione dell’Unione auspicata tanto a cuor leggero dalle destre nazional/populiste a guida di Le Pen, Salvini e compagnia. C’è addirittura chi, per irridere all’Unione Europea, contesta quello che è forse l’unico vero dato di fatto incontrovertibile, perché è inscritto nelle nostre popolazioni – direi nei nostri corpi. La mia generazione è la prima che non ha conosciuto la morte su campi di battaglia europei, a differenza di quelle di mio nonno e di mio padre. Ma ora, che ne sarà, non dico dei miei figli, che sono già in età quasi da congedo, ma dei miei nipoti? Perché se è vero che nell’attuale Unione Europea è stato dato troppo peso alle questioni economico finanziarie, è anche vero che molti conflitti armati (o tutti?) nascono proprio per questioni economiche, per avere quel famoso “posto al sole” o “spazio vitale” per il proprio popolo contro tutti gli altri, brutti e cattivi, che ti vogliono tenere all’ombra e togliere il respiro. Del resto l’uscita dall’Unione della Gran Bretagna si è giocata molto proprio su temi economici, perché anche il problema dell’accoglienza dei profughi, alla fin fine, ha le sue radici nel vasto terreno dell’economia, mentre non sono stati fatti valere nella giusta luce i benefici sociali, che pure alle fasce deboli britanniche hanno portato i fondi europei. Come li porterebbero all’Italia se i governanti nazionali e locali riuscissero a investirli con tempestività e onestà.

E dunque: Lo sentiremo al brodo se è pecora …
Ma per me non vale mai il “tanto peggio tanto meglio”. Continuo, al contrario, ad avere a cuore il bene e il benessere della collettività, perché sono semplicemente arciconvinta che a esso è indissolubilmente collegato il  bene e il benessere di ciascun individuo, e quindi anche il mio personale. E allora posso solo esprimere un auspicio:
alle sindache già nominate in queste noterelle (e anche a tutti gli altri amministratori nuovi e vecchi) di portare davvero la novità promessa nelle loro città. Che onestà, trasparenza, senso della giustizia, razionalità, vicinanza alla gente non restino parole buone solo per illudere e carpire il voto, ma si realizzino negli atti concreti di ogni giorno – da quelli più rilevanti a quelli più piccoli. E auguro loro anche il coraggio dell’indipendenza che non sembra tanto ben vista dal movimento, di cui sono per ora espressione;
alla Gran Bretagna di avere dei traghettatori dotati di un grande e saggio realismo politico, perché se è vero che esce dall'Unione Europea, è anche vero che il Paese è diviso drammaticamente in due, e anche le ragioni di chi voleva rimanere in Europa vanno prese in considerazione e onorate, trovando modi nuovi ma validi per continuare a vivere in amicizia con chi sta di qua dalla Manica.  
E per l’Italia e l’Unione Europea auspico di avere governanti, in primo luogo, e politici in generale, lungimiranti e umili che agiscano alla luce della ragione, apportino le necessarie correzioni alla politica, soprattutto sociale, europea e nazionale, senza gettare via, per partito preso, tutto il buono che c’è stato e c’è ancora, e senza cadere nell’orrido precipizio dell’illusione di potercela fare da soli contro tutto e contro tutti. Fare delle proiezioni concrete e credibili di ciò che avverrebbe in questo caso (separazione dalla casa comune europea, abbandono dell’Euro e ritorno alla lira, ecc. ecc.), e farle conoscere con i loro pro e contro, non è una semplice opzione, come mettere un adesivo sullo zaino, ma un dovere imprescindibile soprattutto per chi a queste possibilità crede davvero in buona fede.
E chi nell’Europa Unita ci crede davvero ha il dovere imprescindibile di lavorare sodo, senza sosta e senza indugio perché essa diventi veramente un’Europa dei popoli e della gente comune, un grande unico Paese solidale, che non volti le spalle ai problemi più gravi, come fu oltre vent’anni fa, per la cosiddetta pulizia etnica nella ex Jugoslavia. Di banchi di prova ce ne sono in grande quantità – ugualmente drammatici, difficili, spinosi. Ma la vita è anche e soprattutto questo: un continuo confronto con complessità che è sbagliato volere semplificare – nella vita personale come in quella dei popoli.

E dunque, auguri Europa! Auguri Gran Bretagna! Auguri Comuni di Roma e Torino e ben oltre.

 
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