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Alitalia, taxisti e non solo. Chi paga? Il solito consumatore. E’ guerra? Meno male che c’e’ l’Ue
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
23 febbraio 2017 13:48
 
 Alitalia agonizzante e il ministro dei Trasporti fa sapere ai dipendenti che loro non pagheranno errori e colpe dei manager. I taxisti mettono a ferro e fuoco la capitale e il Sindaco di questa citta’ dice che e’ con loro, mentre il solito ministro da’ loro ragione e prende solo un po’ di tempo per ratificare.
Sono solo due recenti episodi della via dell’economia italiana alle liberalizzazioni, Tra un dl Milleproroghe (che -il nome stesso…- e’ la sconfitta di un Paese che dovrebbe basarsi su certezza dei doveri e dei diritti, e dei tempi) e un dl Concorrenza che non vede mai l’alba e che quando arrivera’, dubitiamo che non sara’ lacerato.
Alitalia. I manager che dovrebbero pagare non ci sono piu’ da tempo, lasciati andare con liquidazioni da far impallidire anche il piu’ risoluto monopolista. Quindi, se non la si butta via, dopo aver cercato senza successo di fregare Etihad, a pagare non potranno che essere i contribuenti, cioe’ noi utenti e consumatori.
Taxisti. Con pugni di metallo (in senso letterale) hanno ottenuto la promessa che continueranno a gestire monopolisticamente il disservizio (in termini quantitativi ed economici), facendo compagnia ai divieti per i bus lowcost (Flixbus). Uber probabilmente continuera’ in qualche modo, piu’ o meno illegale perche’ -negarlo e’ fare a pugni con l’evidenza- l’offerta e’ troppo bassa e costosa rispetto alla domanda e -come accade per gli spinelli- anche se me li vieti io me li faccio lo stesso e il mercato parallelo/clandestino e’ pronto a servirmi. Anche qui, chi paga? Il solito consumatore, con l’aggravante che gli viene anche impartita una bella lezione di illegalita’, cioe’ come non poterne fare a meno per vivere la quotidianita’. Lezione che, ovviamente, avra’ i suoi tragici risvolti: legittimazione di evasione fiscale, infrazioni al codice della strada, fregare la pubblica amministrazione ad ogni possibile occasione, etc..
E qui ci sarebbero anche i nostri governanti, legislatori e amministratori. Mediamente stanno dimostrando di pensare piu’ alle poltrone che altro. Il Pd sembra che non abbia altro che il problema del suo segretario e della scissione (che barba…). Il M5S sembra che non abbia altro che raccogliere consensi sulla rabbia, altrimenti non si capisce perche’ sostiene i taxisti corporativi mentre nel suo programma chiede l’abolizione dell’orine dei giornalisti (uno schiaffo ala coerenza di base di una qualunque politica economica). I destrorsi vari, con l’aiuto dei leghisti, cercano di raccogliere briciole ergendosi a paladini di ogni forma di conservazione dello status quo, con sfondoni di economia che -non a caso- li fanno collocare tra gli anti-Ue, sparando una serie di cazzate che definire infantili o pre-industriali sarebbe come fare offesa agli infanti e ai cultori delle economie bracciantili di vicinato. E infine ci sono i sinistrorsi vari che, quando riescono a distrarsi dalla ricerca di identita’ e spazi per un futuro di nicchia a spese delle assemblee elettive, balbettano curve di economia che non riescono a far capire a nessuno. Noi di Aduc ce l’abbiamo con i partiti? No. Ma ce l’abbiamo con le politiche che esprimono in questo momento delicato e cardine per il futuro della nostra economia. Politiche che potrebbero anche essere diverse, ma non lo sono. Noi abbiamo fiducia nella democrazia parlamentare che si determina grazie al contributo dei partiti, e magari con buone iniezioni di democrazia partecipativa. Ma non vediamo niente del genere in quello che i partiti che abbiamo citano fanno oggi.
E quindi? E’ guerra? Nei fatti, il punto interrogativo andrebbe sostituito da uno esclamativo, ma prendiamo tempo. Le guerre non ci piacciono, neanche quelle non-violente che le corporazioni italiane non sanno neanche cosa siano. Ci piace il dialogo, il confronto su proposte, questioni, scadenze, programmi e fatti. In questo turbinio, dalla parte del soggetto base dell’economia di mercato, il consumatore, domandiamo ai decisori: siamo in Ue, una grande opportunita’ e una presenza consolidata, siano uno dei Paesi che meno utilizza i fondi comunitari ma che abbiamo ispirato (Spinelli, Rossi) un futuro del nostro continente che fino ad oggi -pur coi suoi difetti- ci ha dato benessere e migliorie.. .vogliano continuare ad esserci e ad essere motore non solo per quelli che parlano la nostra lingua? Certo -pensando ai taxisti, per esempio- ci sono dei prezzi da pagare, ma forse i produttori e venditori di videocassette hanno messo a ferro e fuoco le nostre citta’ quando sul mercato e’ comparso Netflix et similia, mandandoli tutti in pensione? Altri esempi, a iosa.
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