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Brexit. In Europa si vede un solo perdente.. e non e' nel continente
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Stati uniti d'europa di Redazione
24 gennaio 2017 10:01
 
 Quando una persona ha dei sogni impossibili, si dice, in francese, che essa vuole «il burro, il denaro del burro e il sorriso del caseificio » (le beurre, l’argent du beurre et le sourire de la crémière). Nel linguaggio popolare si e’ un tantino piu’ volgari e si aggiunge: “il culo del caseificio” (le cul de la crémière). E’ esattamente quello che c’e’ da sapere dal discorso di Theresa May sulla “hard Brexit” che lei stessa ha sostenuto: in realta’, la Brexit che lei sostiene non e’ “hard” che per gli europei, ma “soft” per i britannici, poiche’ lei vuole preservare tutti i vantaggi dell’appartenenza del suo Paese all’Unione senza nessuna contropartita. Questa non e’ una sorpresa, perche’ lei lo aveva gia’ annunciato ad ottobre scorso durante il suo discorso davanti al congresso del partito Conservatore. Lei valuta anche che ogni altro accordo sarebbe inaccettabile, perche’ servirebbe a “’punire” i britannici per la loro scelta di lasciare l’Unione, e minaccia di trasformare la Gran Bretagna in un paradiso fiscale come ritorsione se, malauguratamente, gli europei rifiutassero di piegarsi alle esigenze dei sudditi della sua gloriosa Maesta’. Ci sembra di sognare, ma non e’ cosi’: che sia l’arroganza, sia l’incoscienza, sia, piu’ probabilmente, un mix dei due…
Riassumiamo: da una parte, sicuramente, Theresa May sostiene una rottura “chiara e netta” con l’Unione, cioe’ non piu’ sedersi nelle sue istituzioni, contribuire al budget comunitario e sicuramente rispettare le sue leggi. D’altra parte, lei non vuole uno statuto di “membro parziale o associato”, qualcosa che implicherebbe che lei dovrebbe piegarsi alle esigenze, di qualunque tipo queste ultime possano essere. E poi, a seguire: il Regno Unito dovra’ essere trattato come un Paese terzo, il Zimbabwe per esempio, questo e’ “chiaro e netto”.
E’ in seguito che si complica, soprattutto per uno spirito cartesiano continentale che non possiede la capacita’ sottile di riflessione di un puro prodotto di ”Oxbridge” (ndr: tra Oxford e il bridge, il ponte di Londra). Perche’ May ritiene possibile che le sue imprese conservino l’accesso piu’ largo possibile al mercato unico, essenzialmente negoziando degli accordi doganali settoriali con l’Unione. Ed e’ qui che diviene interessante. Perche’, diritti di dogana o meno, importare un bene su un mercato presuppone il rispetto delle norme locali. Cioe’, se i britannici vogliono esportare le loro autovetture (in pratica delle autovetture tedesche o giapponesi…) verso il vecchio continente, devono rispettare le leggi europee, cioe’ sottomettersi (lo so, e’ una parola orribile). Su questo punto non ci sono mezzi termini. Quindi, in realta’, la rottura “chiara e netta” non potra’ che riguardare una parte dell’industria britannica, quella che fabbrica per il mercato locale. Soprattutto, lei non dice nulla sui servizi: come garantire l’accesso delle banche al vecchio continente, per esempio, una necessita’ visto che la City non sara’ piu’ ben presto la piazza finanziaria dell’euro? Cosa Theresa May e’ pronta ad offrire in cambio?
E la realta’ e‘ brutale, spiacevole nel senso nazionale locale: e’ una potenza media di 65 milioni di abitanti, la cui maggior parte delle industrie e’ proprieta’ di capitali stranieri, che dovra’ negoziare con una delle principali potenze commerciali, economiche e monetarie del mondo, una potenza dotata di un mercato di 450 milioni di persone. Quali sono i Paesi verso i quali la Gran Bretagna esporta e da dove viene una buona parte degli investimenti stranieri? Dov’e’ il potere? Chi ha piu’ da perdere in questa storia?
Minacciare gli europei di trasformarsi in paradiso fiscale se mai il Regno Unito non riesce ad ottenere cio’ che vuole puerilmente rilevare: una soluzione simile e’ possibile, certamente, per un micro-Stato senza industria locale, non per un Paese come la Gran Bretagna. Come immaginare che gli europei lascino andar via le loro imprese o i loro capitali senza reagire? Il nuovo alleato americano che minaccia le sue imprese che delocalizzano i loro profitti, lascera’ Theresa May trasformare il suo Paese in una portaerei dell’ottimizzazione fiscale?
Peggio per Theresa May, perche’ non puo’ contare su una divisione degli europei in materia. Da una parte, perche’ essi hanno politicamente ed enormemente da perdere con un accordo favorevole ai sostenitori della Brexit, che rinforzerebbe il loro eurofobi locali. Da questo punto di vista, l’uscita senza problemi non ha solo nessun senso tecnico, ma e’ politicamente assurda. Altrimenti, a marzo 2019, la Gran Bretagna sara’ semplicemente ai margini. Dividere gli europei, e’ la certezza che non avra’ alcuna prospettiva. In breve, si puo’ dire cio’ che si vuole sulla Brexit, ma io vedo un solo perdente, e non e’ sul continente.

(articolo di Jean Quatremer, pubblicato sul quotidiano Libération del 24/01/2017, estratto da un articolo dello stesso autore pubblicato sul quotidiano The Guardian)

* vignetta traduzione: "rischio inquinamento nel Mar del Nord"
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