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Il crollo della sterlina. Contenti i consumatori? Il futuro e' comunque in mano a loro
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Stati uniti d'europa di Vincenzo Donvito
11 ottobre 2016 9:41
 
  E' notizia che rimbalza sui media di tutto il mondo: il crollo del cambio della sterlina che, dopo il referendum che ha sancito la Brexit, la moneta britannica e' arrivata a livello paritario con l'euro. E pensare che solo alcuni mesi fa era normale un cambio sterlina/euro che oscillava da 1,35 a 1,50. Registriamo la contentezza dei turisti che si recano e si recheranno in questo periodo in Gran Bretagna, e il disappunto dei turisti britannici che si muovono in Europa. Nel contempo registriamo come lo scambio di merci e servizi segua altrettanti umori, che possono essere positivi o negativi rispetto ai punti di vista: pur se l'azienda britannica che esporta incassa una moneta che ha per loro piu' valore in patria, e le aziende europee che esportano in Uk hanno una moneta che ha per loro meno valore, il gioco del mercato fa si' che alla fine entrambi potrebbero essere contenti perche' l'alternativa -visti gli umori politici dilaganti tra Ue e Uk- non e' una strada tappezzata di fiori verso un futuro roseo. E tutto questo -e' bene sottolinearlo- avviene con la Brexit non ancora partita ma solo decisa da una consultazione popolare. Certo, gli esportatori di entrambe le parti e gli investitori potrebbero rivolgersi altrove, il mondo non e' delimitato solo dallo stretto della Manica, ma ci sono rapporti e consuetudini consolidate che, per eventualmente cambiare, hanno bisogno di tempo; ecco perche' con la sterlina quasi simile all'euro, il cambiamento, se ci deve essere, e' bene che sia lento e graduale. Anche perche' -ed e' questa la cosa piu' importante- nel mondo non ci sono solo sterlina ed euro, ma -per fare solo l'esempio piu' importante- c'e' il dollaro Usa, nei confronti del quale la sterlina e' si' calata ma non con le performance mostruose che ha avuto e che sta avendo con l'euro; euro che e' abbastanza stabile nei confronti dell'Usd. E chi incassa sterline ed euro, oltre a tenersi queste valute in casa, siccome la globalizzazione dei mercati e' realta', si deve poi confrontare con la valuta di Oltreoceano.
La situazione e' quindi complessa. Per il momento registriamo la contentezza dei turisti europei e la scontentezza di quelli britannici, nonche' i timori britannici di perdere le importazioni/esportazioni europee che, indispettite per la Brexit, potrebbero rivolgesi altrove.
Chi ci rimette? E' troppo presto per dirlo con certezza, ma la tendenza e' esplicita. I treni che passano sotto la Manica e la marea di voli low cost (non solo passeggeri) che vanno e vengono da Londra, sicuramente hanno un futuro piu' incerto: tutto questo andirivieni e' possibile che si attenui. Certo la Gran Bretagna e' il Regno Unito e non fara' la fame per quello che sta accadendo, ma il mondo non e' piu' quello del Commonwealth... ed e' di questo che sembra che Oltremanica non si siano resi conto. In questo sono molto simili agli ungheresi che erigono muri per impedire il passaggio dei disperati del mondo che fuggono da fame e guerre, ai manifestanti delle citta' italiane (e non solo) che protestano perche' un palazzo del loro quartiere viene messo a disposizione dei migranti, ai violenti delle periferie parigine (per citare le piu' note alla cronaca in questi periodi) che rendono irrazionale il loro disagio... cioe' tutti coloro che fanno finta di non guardare il Pianeta, ma credono che lo stesso si esaurisca oltre la staccionata del proprio giardino.
I consumatori, come sempre, assumono un ruolo determinante in questo contesto: e' a loro che tutti devono guardare per cercare di capire quali sono le politiche migliori per il benessere diffuso (per chi ha interesse che il benessere sia diffuso e non dentro un bunker).
Oggi la sterlina che e' pari all'euro chiama i consumatori ad una grande responsabilita'. Perche' scegliere e' piu' semplice. Per tutto. Dalla worchester sauce alla vacanza. Ma e' bene ricordarsi di una cosa importante: chi vince nel tempo e' la cultura. Percio' dobbiamo prestare attenzione a cosa ci piace e a cosa non ci piace nei nostri rapporti coi britannici e il resto del mondo: se e' la “perfida Albione” o la terra dei Beatles e del roast-beef; cosi' come i consumatori britannici devono pensare se -per fare riferimento solo all'Italia- siamo quelli di “mafia e spaghetti” o della storia, della gastronomia e delle bellezze naturali. Con l'Unione Europea sembrava che ci fosse un tutt'uno da valorizzare e per il quale facilitare scambi e conoscenze. Ora? Vedremo. 
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