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La donna che sta cercando di fermare la Brexit
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Stati uniti d'europa di Redazione
7 febbraio 2017 16:15
 
 L’hanno minacciata di spararle e metterla in un cassonetto della spazzatura. L’hanno chiamata “orangutang” e “puttana”. Il periodico "The Sun” l’ha definita come “una milionaria nata all’estero” che sta cercando di sovvertire la democrazia britannica. E i giudici che le hanno dato ragione, secondo il “Daily Mail” sono “nemici del popolo". Almeno tre persone sono state arrestate e altre 12 sono indagate per minacce gravi contro di lei. Ora gira con la scorta e si e’ vista obbligata a modificare i propri ritmi di vita, incluso quello dell’uso del trasporto pubblico.
E’ proprio Gina Miller, che ha deciso di portare davanti ai tribunali le autorita’ del Governo per procedere con la Brexit e le e’ stata riconosciuta ragione, che si e’ mostrata stupita per “il livello di offese personali” che ha ricevuto “solo per aver presentato una richiesta legittima”. Ma va avanti con determinazione. E quello che i suo detrattori non capiscono e’ che lo fa proprio perche’ ci sono queste minacce. Sono state proprio queste -ha riconosciuto lei stessa- che la rendono piu’ forte e la convincono che non deve abbandonare.
Le offese e le minacce sono sono una novita’ per Gina Miller, nata 51 anni fa in una famiglia ricca che viene dalla Guyana britannica. Quando aveva 10 anni, i suoi genitori la inviarono con suo fratello in un convitto nel sud dell’Inghilterra, per salvarli dalla complicata situazione politica che attraversava il suo Paese. Sua madre le diede una bottiglietta del suo profumo preferito (L’Air du Temps di Nina Ricci) perche’ lo usasse quando sentiva nostalgia. Ma il primo fine settimana i suoi compagni di convitto svuotarono questo flacone e lo riempirono di acqua. Fu l’inizio di un bullismo che ha sempre subito di routine.
A 13 anni non le mandarono piu’ soldi. La situazione politica in Guyana impediva ai suoi genitori di mandarglieli. Cosi’ Gina e suo fratello, maggiore di due anni, si trasferirono in un appartamento che alcuni anni prima la loro madre aveva usato quando era al college. Gina comincio’ a lavorare, dopo la scuola e il fine settimana, come donna delle pulizie in alberghi e ristoranti.
Consapevole del fatto che, dopo che suo fratello avrebbe compiuto 16 anni, sarebbe stato illegale vivere senza visto da adulta, Gina usciva ogni mattina per strada con vestiti e tacchi alti, che aveva comprato in negozi di beneficenza, per sembrare piu’ grande di eta’. In una stazione di servizio che era lungo il suo percorso, si cambiava indossando l’uniforme scolastica.
Termitano il college si iscrisse a Diritto in una universita’ londinese ma abbandono' prima della laurea, in seguito ad un dolorosa circostanza personale che non ha reso pubblica. A 21 anni si accaso' e rimase in cinta del suo primo figlio, che ebbe danni al cervello durante la nascita. A 23 anni si separo’ dal suo primo marito. Miller viveva in un appartamento nella zona est di Londra, madre single di un figlio handicappato, lavorando come cameriera da Pizza Express e facendo contratti per strada proponendo contratti per telefonia mobile.
Oggi Miller e’ co-fondatrice di una societa’ di investimenti privati della City e vive col suo terzo marito e i suoi figli in una casa di sette milioni di sterline nell’esclusivo quartiere di Chelsea. Ma il suo passato e’ fatto di iniziative poco qualificanti che la rendono un tipico prototipo di quella élite londinese distante da un popolo il cui mandato, espresso nel referendum del 23 giugno, disprezza e pone diverse domande.
La politica e la legge sono nel suo DNA, grazie ad un padre, morto nel 2013, che aveva lottato contro il regime della Guyana di Forbes Burnham, prima di diventare procuratore generale. Nel 2012 Gina Miller creo’ col suo terzo marito, milionario gestore di fondi, una ONG che avvio’ una campagna per una maggiore trasparenza nel settore finanziario. La sua intromissione negli interessi della City le valse, tra i dirigenti di quel pezzetto di miglio della City, il soprannome de “la vedova nera”. Ancora una volta, lungi dal farsi intimidire dagli attacchi, gli abusi del sistema bancario sono al centro della sua attenzione, cosi’ come fa sapere il quotidiano The Times.
Elettrice laburista -”sto facendo il lavoro che avrebbero dovuto fare loro, e’ vergognoso”- Miller si e’ impegnata nella campagna per la permanenza nella Ue ed ha studiato in modo particolare l’articolo 50 del trattato di Lisbona, che stabilisce il meccanismo per l’uscita di uno Stato membro della Unione. La notte del referendum era in casa con suo marito e i suoi figli. Il resto della famiglia era andato a letto, ma lei rimase incollata alla televisione. Quando suo figlio di 11 anni si sveglio’ piangendo, Miller dice di aver sentito il bisogno di agire.
Quattro giorni dopo tenne una conferenza sulle diversita’ nella City. Parlando con uno dei soci della societa’ di avvocati che aveva organizzato l’evento, si rese conto di non essere la sola a pensare che la legislazione costituzionale britannica non permetteva al primo ministro di decidere in virtu’ della propria prerogativa reale senza il consenso del Parlamento. Nello stesso tempo comprese che se non si muoveva lei, non lo avrebbe fatto nessun altro. Passo' l’estate studiando giurisprudenza. “In una stanza piena di uomini”, spiego' The Times, “devo imparare piu’ di loro”.
Il resto, come tutti sanno, e’ storia. Che ha visto vincere Gina Miller alla Corte Suprema la sua causa contro il governo e obbligare quest’ultimo a chiedere l’autorizzazione del Parlamento per attivare la Brexit. Come si e’ visto in questa settimana, dove i deputati ad ampia maggioranza hanno approvato l’attivazione dell’articolo 50, la vittoria di Miller non si fermera’ al processo. Ma questa -non si e’ stancata di dirlo- non era sua intenzione. Quello che ho posto, insiste, e’ “un tema legale non politico”. Ma non per questo e’ meno importante.
La norma piu’ fondamentale dell’ordinamento costituzionale britannico e’ la sovranita’ del Parlamento. In un contesto in cui il populismo e’ in auge, sostiene Miller, difendere il procedimento legale e’ importante. “Principi fondamentali della nostra Costituzione, come la sovranita’ della legge e la separazione dei poteri, forniscono il quadro in cui il populismo può esprimersi e fiorire”, scriveva in un articolo in “New Statesman" rivolto agli studenti di Diritto. “Ma populismo non e’ anarchia e, anche se e’ facile comprendere perche’ molti desiderano dare un calcio al sistema, e’ meno chiaro quali cambiamenti vengono proposti come migliorie. Per studenti e politici, la lezione e’ chiara: la politica non esiste in astratto e la nostra Costituzione e’ la colla che mantiene insieme la nostra societa’”.

(articolo di Pablo Guimòn, pubblicato sul quotidiano El Pais del 07/02/2017)
 
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