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Nel cuore del Ceta (accordo Ue/Canada). 6: il CETA e' inarrestabile?
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Stati uniti d'europa di Redazione
13 novembre 2016 11:52
 
 Il quotidiano le Monde e il sito web tedesco Correctiv.org si sono messi a spulciare dall'inizio di novembre nelle duemila pagine dell'accordo commerciale Ceta, siglato domenica 30 ottobre tra l'Unione Europea e il Canada, per tentare di capire se le paure dei suoi oppositori sono fondate o meno.
1mo articolo – i tribunali di arbitraggio minacciano la democrazia?
2do articolo – l'agricoltura europea sara' sacrificata?
3zo articolo – CETA e il clima si accoppiano bene?
4to articolo – la democrazia europea sara' diseredata?
5to articolo – i servizi pubblici sono minacciati?
6to articolo – il CETA e' inarrestabile?
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Il CETA mancava poco che fallisse, una sera di ottobre, sulle rive della Mosa, che costeggia a Namur il piccolo Parlamento della Vallonia e i suoi 75 eletti. Per due settimane, la provincia francofona del Belgio ha minacciato il suo veto verso l'accorco commerciale negoziato per sette anni tra l'UE e il Canada. Un compromesso con il governo belga all'ultimo minuto, ha finalmente permesso di superare la situazione e firmare il CETA a Bruxelles lo scorso 30 ottobre.
Un epilogo come uno schiaffo per gli oppositori del trattato, che vedevano nell'opposizione della Vallonia, la migliore arma per affondare la nave del CETA. Ma, malgrado la firma, l'accordo e' ancora lontano dall'essere applicato.
Il Ceta entrera' in vigore subito?
No
La firma del 30 ottobre del primo ministro canadese, Justin Trudeau, e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, non e' che la prima tappa di un lungo processo di ratifica necessario per l'entrata in vigore del trattato.
Il Parlamento europeo
Il CETA dovra' affrontare la tappa del Parlamento europeo: dovra' raccogliere la maggioranza dei suffragi dei 751 deputati europei in un loro voto previsto per il prossimo 14 febbraio. I parlamentari avranno la scelta tra il “si'” e il “no”, senza possihilita' di modificare l'accordo.
Tutto indica che stanno andando verso un voto positivo, perche' i gruppi PPE (destra), ADLE (centro) e S&D (social-democratici) sono maggioritariamente favorevoli al CETA. Se qualcuno dei loro membri potrebbe votare contro (come alcuni socialisti francesi), questo non dovrebbe permettere di rimettere in discussione la maggioranza (questi tre gruppi rappresentano il 63% dei deputati).
L'applicazione provvisoria (e parziale)
Se l'accordo e' ratificato dalla parte canadese, un semaforo verde dal parlamento di Strasburgo aprira' la strada ad un percorso provvisorio del CETA nel suo percorso. Questa pratica, abituale nella ratifica degli accordi commerciali, permette di guadagnare tempo cominciando ad applicare il trattato prima della sua ratifica da parte degli Stati membri, ad una condizione: si applicheranno solo le parti del CETA che concernono le competenze dell'Unione europea.
E' stato quindi deciso di escludere dall'applicazione provvisoria:
- il meccanismo di arbitraggio ICS;
- alcune disposizioni legate ai servizi finanziari e alla fiscalita';
- una disposizione sulle sanzioni penali contro le persone che registrano dei film nei cinema (gia' in vigore nella maggior parte dei Paesi europei);
- una disposizione sulla trasparenza delle procedure amministrative.
La convalida della giustizia europea
Nel suo braccio di ferro, la Vallonia ha ottenuto che il Belgio interpellasse la Corte di giustizia dell'Unione europea perche' si pronunciasse sulla compatibilita' dei meccanismo di arbitraggio ICS con il diritto europeo. Anche con una procedura accelerata, i giudici di Lussemburgo non arriveranno a pronunciarsi prima della fine del 2017:
- se condanneranno l'ICS, e' tutto il processo che dovra' ricominciare, con una riapertura dei negoziati del CETA;
- se invece gl daranno semaforo verde, la ratifica protra' procedere.
Il voto dei Parlamenti nazionali
38 Parlamenti
Per entrare pienamente in vigore, il CETA dovra' in effetti essere ratificato individualmente da ognuno dei 28 Stati europei, ognuno secondo le proprie procedure interne. In tutti i Paesi, con l'eccezione di Malta e Regno Unito, questo implica un voto parlamentare:
- nei casi piu' semplici (Danimarca, Bulgaria, Estonia, …) il solo voto di un Parlamento monocamerale e' necessario;
- nei regimi bicamerali (Francia, Germania, …) le due Camere dovranno pronunciarsi;
- nei Paesi federali (come il Belgio) la ratifica necessita dell'approvazione del Parlamento nazionale e dei Parlamenti regionali (come quello della Vallonia).
Questo processo sara' quindi altamente periglioso, poiche' 38 Parlamenti nazionali e regionali dovranno pronunciarsi su questo testo.
Nella meta' degli Stati europei sara' possibile una doppia approvazione del Ceta da parte di un referendum (o di rimpiazzare completamente il voto parlamentare), ma una tale opzione sarebbe politicamente troppo rischiosa. Nei Paesi Bassi, infine, gli oppositori al trattato stanno per raccogliere le 300.000 firme necessarie per forzare il governo ad organizzare un referendum sul CETA.
E se un Parlamento nazionale vota contro?
Visto il suo carattere inedito, questa situazione era difficile da anticipare fino a poco tempo fa. Ma il rifiuto attraverso referendum dell'accordo associativo tra UE e Ucraina, in aprile del 2016 nei Paesi Bassi, potrebbe mostrare la via: piuttosto che gettare la spugna, il governo olandese, preso tra l'incudine ed il martello, ha scelto in questo momento anche di negoziare con Bruxelles degli aggiustamenti all'accordo per ottenere l'approvazione delle principali formazioni politiche del suo Parlamento.
Ci si puo' quindi immaginare che in caso di voto di uno dei Parlamenti europei contro il CETA, dei negoziati saranno intrapresi per tentare di trovare un compromesso -senza escludere il metodo del “secondo voto” gia' provato in Irlanda nell'ambito della ratifica del trattato di Lisbona. Intervistato l'8 novembre dalla stampa, il segretario di Stato al commercio estero Matthias Fekl ha indicato che un voto negativo dovrebbe automaticamente fare da propulsore per la caduta del CETA, perche' “l'Europa ha molto sofferto di referendum e voti che vanno in un senso di cui nessuno poi ne tiene conto”.
In caso di blocco definitivo, l'Unione europea sara' obbligata a riconoscere la sconfitta del suo processo di ratifica e dovra' notificarla al Canada, Questo compromettera' l'applicazione provvisoria del CETA nei mesi successivi.
Se, al contrario, l'accordo segue il suo percorso, potra' pienamente entrare in vigore nei mesi successivi, con il meccannismo di arbitraggio. Questo non dovrebbe accadere prima di diversi anni.
E' possibile uscire dal CETA?
Durante il periodo di applicazione provvisoria
Si', ma non unilateralmente
L'UE potra' decidere in ogni momento di sospendere l'applicazione del CETA durante il suo processo di ratifica. Ma solo gli Stati membri che lo hanno gia' chiesto (Germania, Austria e Polonia), avranno il potere di uscire unilateralmente dall'applicazione provvisoria dell'accordo senza l'approvazione degli altri Stati europei.
Una volta che il trattato sara' entrato pienamente in vigore
Si', ma non immediatamente
Sara' sempre possibile per l'UE denunciare il CETA in ogni momento, ma per farlo sara' necessario un accordo unanime degli Stati membri. Chi vorra' abbandonare il CETA, potra' farlo ma dovra' abbandonare l'UE.
Se il CETA cessa di essere applicato sei mesi dopo la sua denuncia da parte dell'UE, alcune delle sue disposizioni resteranno in vigore ancora per lungo tempo. Il meccanismo di arbitraggio potra' ancora essere scelto durante venti anni, per giudicare dei fatti che sarebbero intervenuti durante il periodo di applicazione dell'accordo.
E' possibile riformare il CETA?
Si'
L'Unione europea e il Canada possono in ogni momento trovare degli accordi per modificare il CETA. Da parte europea, questo necessitera' a priori di una approvazione degli Stati membri con maggioranza qualificata (o all'unanimita' se questo concerne il meccanismo di arbitraggio), anche se la Corte costituzionale tedesca ha manifestato la sua perplessita' sulla mancanza di chiarezza su questo punto.

(articolo di Maxime Vaudano)

 
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