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Pulse of Europe. Il risveglio contro i populismi
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Stati uniti d'europa di Redazione
5 maggio 2017 14:19
 
  Da gennaio, migliaia di persone si ritrovano tutte le domeniche nelle grandi citta’ della Germania per sostenere l’idea europea a fronte del progredire dei movimenti eurofobi. Il simbolo della mobilitazione dei cittadini aperti agli scambi un po’ dovunque nel continente.
E’ diventato una sorta di rituale. Domenica 30 aprile, come tutte le domeniche nel pomeriggio da diverse settimane, un centinaio di citta’, in maggioranza tedesche ma anche austriache, olandesi e francesi, hanno visto le loro piazze ricoprirsi di bandiere coi colori dell’Europa. Come sempre, si e’ cantato l’Inno alla gioia. Come sempre, coloro che lo sostenevano hanno preso la parola per esprimere, a mo’ di speranza, la collera o l’angoscia, il loro attaccamento all’ideale europeo. E, come sempre, gli organizzatori avevano curato la messa in scena. Questa volta avevano anche deciso di erigere, in ognuna delle piazze dove si erano dati appuntamento, un alto muro di cartone, prima di abbatterlo in un slancio gioioso per simboleggiare la loro volonta’ di battersi per un’Europa fraterna e impegnata contro i nazionalismi.
Nella folla, sulla Goethplatz di Francoforte, 'era Daniel Röder. Questo avvocato, 45 anni, specializzato nei consigli alle imprese, non immaginava, quando ha lanciato, a fine 2016, il movimento “Pulse of Europe”, che avrebbe potuto mobilitare, in Germania e altrove, diverse decine di migliaia di persone che aveva la stessa preoccupazione, riassunta in questi termini nel manifesto pubblicato sul sito del movimento: “Se non ci battiamo ora per il progetto di una Unione europea forte ed efficace, affonderemo nel caos”.
La preoccupazione. Daniel Röder riconosce che e’ lei che ha innescato il tutto, anche se cio’ non avviene in un giorno. “Era gia’ un po' che sentivo che la democrazia aveva un problema -racconta. L’abbiamo visto qui in Germania, un Paese che va molto bene economicamente, ma dove si sono nel frattempo creati, questi ultimi anni, dei movimenti di “arrabbiatura” come Pegida -contro immigrazione e Islam-”. “Senza parlare della formazione di estrema destra AfD, entrata in qualche mese nella maggior parte dei parlamenti regionali, denunciando, dopo l’euro, l’arrivo massivo dei rifugiati.
La seconda partenza sara’ quella buona
“Poi c’e’ stata la Brexit. E’ stato uno choc. Sicuramente, sapevo che il Regno Unito aveva un posto particolare in Europa, ma non avevo mai immaginato che potesse un giorno uscirne. Dopo questa, c’e’ stata la vittoria di Trump. Ora, in entrambi i casi, ero imbarazzato dal fatto che le persone manifestavano di conseguenza. Ho pensato a quello che avrebbe potuto accadere nei mesi successivi, alle elezioni nei Paesi Bassi, in Francia ed in Germania, con ogni volta la crescita dell’estrema destra. E’ allora che mi sono detto che occorreva muoversi prima altrimenti non ci saremmo svegliati dopo, sarebbe stato troppo tardi”.
La sera dell’elezione di Donald Trump, Daniel Röder sente che il momento e’ arrivato: “Ne ho a lungo discusso con la mia donna. E si e’ avuta un’idea: inviare un E-mail ai nostri contatti, domandando di diffonderla a loro volta, per proporre di riunirsi con coloro che condividevano gli stessi sentimenti”. La riunione si e’ tenuta il 27 novembre, e il luogo, nel cuore di Francoforte, non e’ stato scelto a caso: rue de Paris, vicino al café Liebe, Laube, Hoffnung (amore, pergolato, speranza), all’ingresso di un vasto spazio verde chiamato “Giardino dell’Europa”. “Questo primo incontro non e’ stato un grande successo, riconosce Daniel Röder. Ma via via che faceva notte e piovigginava, siamo diventati almeno 200, e non era male. Allora ci siano detti: lasciamo passare le feste? Non e’ un periodo in cui le persone hanno la voglia di manifestare -e diamoci alcune settimane per organizzarci e rilanciare veramente le cose alla fine delle vacanze”.
La seconda partenza sara’ quella buona. A partire da meta’ gennaio, domenica dopo domenica, il movimento si e’ esteso ad altre citta’, con ogni volta una crescita nel mondo. A Berlino, per esempio, sono almeno 300, il 5 febbraio, a ritrovarsi sotto la statua di Schiller, su Gendarmenmarkt. Un mese dopo, a tre giorni dalle legislative olandesi, sono in circa 5.000. Per arrivare a questo, Daniel Röder spiega che “il ruolo dei social network e’ stato essenziale “per il passaparola”. Perche’ un tale movimento attecchisca, bisogna un po’ organizzarsi al vertice e’ soprattutto importante delegare, le persone devono sentirsi libere”.
“Aprire un grande dibattito”
Ai suoi occhi, il successo del movimento tiene anche a distanza i partiti politici e le istituzioni europee” Noi siamo degli avvocati dellì’idea europea, ma non dell’Unione europea com’e’ quella che funziona oggi, che passa il suo tempo ad occuparsi di dettagli assurdi, mentre dovrebbe concentrarsi su questioni essenziali, come il clima, la sicurezza o le migrazioni. Il nostro obiettivo e’ di aprire un grande dibattito sull’avvenire dell’Europa, facendo pressione sui partiti tradizionali perche’ smettano di ragionare coi vecchi schemi nazionali. Noi siamo ad una svolta della nostra storia, una svolta che occorre fare collettivamente, tedeschi, francesi, belgi, italiani, etc.. Altrimenti andremo diritti contro il muro”.
Quando gli si domanda cio’ che lo porta a difendere l’Europa con una tale passione, Daniel Röder confessa di non avere una buona riposta immediata. Figlio di insegnanti e nipote di agricoltori, dice di non essere “mai stato impegnato politicamente”. L’Europa, pertanto, gli e’ sempre sembrata di essere una causa da difendere. “Quando si e’ avuto l’euro, ero stato entusiasta, come un bambino”.
Riflettendo, dice dice che la risposta si potrebbe cercare vicino a Fulda, la citta’ in cui e’ cresciuto, dai tempi della guerra fredda, situata all’epoca a qualche chilometro della frontiera della Germania-est. “Puo’ darsi che tutto viene da la’. Questa esperienza della separazione, questo ricordo di aver conosciuto un Paese diviso in due, all’interno di una Europa essa stessa divisa in due, tutto questo spiega senza dubbio perche’ non posso supportare l’idea che i miei bambini vivano in una Europa dove si richiudono le frontiere e dove i popoli si ripieghino su se stessi”, spiega Daniel Röder, la cui unica civetteria visibile e’ un braccialetto discreto in tessuto, dello stesso blu del colore della bandiera europea.

(articolo di Thomas Wieder, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 05/05/2017)
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