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L’amore-odio della Turchia verso Babbo Natale
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Articolo di Redazione
17 gennaio 2018 10:33
 
  A ottobre, sotto il pavimento del museo di San Niccolò nel distretto di Demre [l’antica Myra], nella provincia di Antalaya, è stato scoperto un tempio apparentemente intatto. Secondo il direttore della locale sovrintendenza ai monumenti, ricerche condotte con il geo-radar vi hanno individuato una camera sepolcrale segreta, in cui sarebbe altamente probabile che vi si trovino le ossa di san Niccolò.
La Turchia si è buttata su questa possibilità, perché, dato che sta tagliando i collegamenti col mondo, ha dietro di sé una stagione turistica estremamente difficile. C’è urgente bisogno di turisti cristiani che adesso dovrebbero saltare fuori dal sacco di questo primo antenato di Babbo Natale.
Anche se l’ipotesi dovesse essere giusta, è tuttavia discutibile se San Niccolò sarà propenso a uscire dal nascondiglio, in cui si è celato dal IV secolo. Infatti, fuori, rabbiosi “nemici di Babbo Natale” aspettano di avventarsi su di lui.
Il rapporto della Turchia con Babbo Natale è sempre stato contraddittorio. Come simbolo di [san] Silvestro, meno come simbolo di Babbo Natale, il cordiale vecchio, per anni, abbelliva le vetrine nella grandi città e faceva la sua comparsa nella pubblicità e in televisione. Non solo nella popolazione si nutriva simpatia per il sant’uomo, ma anche ai massimi livelli.
A tal punto che il ministero per il Turismo, nel 2011, lo “assunse”. Il ministero accolse la tesi che la patria di San Niccolò fosse l’Anatolia e che fosse sepolto a Demre [l’antica Myra]; e a Natale pubblicò sul “New York Times” un’inserzione di questo tono: Davanti al monumento a San Niccolò a Demre un bambino invita tutti a venire a casa di Babbo Natale. Ma negli anni passati il Paese si è portato sempre più sulla linea islamista, e Babbo Natale, nel frattempo trasformato in simbolo del cristianesimo, dell’Occidente e dello stile di vita moderno, è diventato l’obiettivo di attacchi.
Nei centri commerciali furono bucati i palloni di Babbo Natale, sulle strade, davanti alle figure di Babbo Natale furono drappeggiati alcolici e siringhe, nelle piazze gli fu messa una pistola alla tempia, nei parchi giochi lo si voleva tagliare. Gli episodi si fecero sempre più numerosi. Nel 2015 un gruppo di islamisti trascinò un Babbo Natale davanti a una moschea e “lo fecero musulmano”. Il fatto che fosse stato “nazionalizzato” e pregasse nella moschea, procurò sollievo a molti radicali.
Ma Babbo Natale si impermalì per gli attacchi e sparì dalla pubblicità , dalle strade e dagli schermi televisivi. L’euforia di [san] Silvestro delle grandi città si spense insieme con gli abeti illuminati; le allegre feste di [san] Silvestro si trasferirono dalle piazze pubbliche in ambienti privati.
Non so se san Niccolò, dopo questa recentissima scoperta, tornerà a essere “il nostro connazionale Babbo Natale” e se correrà in aiuto al turismo turco che sta scivolando nella crisi. Ma anche se la tomba dovesse essere davvero la sua, non sembra una cosa particolarmente sensata, dopo diciassette secoli, in cui ha riposato tranquillo, tornare alla luce del giorno proprio nella attuale Turchia.

(articolo di Can Dündar, pubblicato su “Die Zeit” n. 53/2017 del 19/12/2017)
 
 
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