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L’aumento delle diseguaglianze non e’ una fatalita’, ma il risultato di scelte politiche
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Articolo di Redazione
16 dicembre 2017 10:36
 
 Un centinaio di economisti riunito in seno al World Wealth and Income Databese (WID), ha pubblicato, lo scorso 14 dicembre, il primo rapporto sulle diseguaglianze nel mondo tra il 1980 e il 2016. Ovunque, il deficit di ricchezza e’ in crescita: dagli anni 1980, l’1% dei piu’ ricchi ha catturato il 27% della crescita del reddito, rispetto al 12/ della meta’ piu’ povera.
Lucas Chancel e Gabriel Zucman, coautori del “Rapporto mondiale sulle diseguaglianze 2018”, hanno risposto alle domande dei lettori del quotidiano le Monde nel corso di una chat del 15 dicembre.
D. Buongiorno: che cosa dice questo nuovo rapporto?
R. Lucas Chancel: Fino ad oggi, il dibattito sulle diseguaglianze nel mondo si e’ largamente focalizzato sull’1% o sul 10% del tetto (i piu’ ricchi), e giustamente, perche’ e’ li’ che si osserva una crescita elevata dei redditi e dei patrimoni nel corso degli ultimi decenni. Ma fino ad allora si disponeva di poche informazioni sull’evoluzione dei livelli di reddito del 90% “dei livelli piu’ bassi”. Ora siamo ormai in grado di analizzate l’insieme della distribuzione dei redditi. E’ una novita’. Si osserva quindi un crollo dei bassi redditi in Usa, e uno stallo in Europa per i medi, ma molto meno che non Oltre Atlantico.
La seconda novita’, e non marginale, e’ che si dispone oggi di informazioni precise sull’evoluzione delle diseguaglianze nei Paesi emergenti. In precedenza, si era incapaci di dire come la forte crescita di alcuni Paesi emergenti, in corso negli ultimi decenni, si era ripartita in senso alla popolazione. Si sa che la poverta’ e’ diminuita. Ma si puo’ avere una diminuzione della poverta’ assoluta e un aumento delle diseguaglianze. Ormai disponiamo di dati completi sulle diseguaglianze in India, in Cina, in Russia, in Brasile.. Paesi che hanno conosciuto profonde trasformazioni dal 1980. Si osserva anche una esplosione delle diseguaglianze in India e Russia, un aumento medio in Cina ed una stabilizzazione (a livello di diseguaglianze estreme) in Brasile.
Infine, siccome si puo’ misurare l’insieme dei redditi, dei piu’ ricchi e dei piu’ poveri, nei Paesi del nord e nei Paesi emergenti, si puo’ misurare l’insieme della crescita mondiale. Questo ci permette di pubblicare dei dati inediti sulle diseguaglianze nel mondo tra persone.
D. Bathab Guillot: la crescente mondializzazione dei flussi spiega questa esplosione delle diseguaglianze?
R. Gabriel Zucman:
La mondializzazione e l’esplosione del commercio internazionale hanno senza dubbio giocato un ruolo per la crescita delle diseguaglianze, ma senza dubbio secondario. Quel che conta di piu’, e’ l’evoluzione delle politiche pubbliche, in particolare fiscali. In Usa, dove le diseguaglianze hanno registrato il piu’ alto aumento, c’e’ un forte calo della progressivita’ del sistema fiscale, del potere dei sindacati, del salario minimo: l’accesso all’educazione superiore e’ molto diseguale. I Paesi europei, che sono come gli Usa (anche di piu’) esposti alla mondializzazione, hanno conosciuto un aumento ben minore delle diseguaglianze, perche’ i cambiamenti delle politiche pubbliche sono stati meno estremi.
D. Papillo: In virtu’ dei risultati, possiamo dire che l’Europa ne esce meglio? Le politiche europee sono state piu’ giudiziose per i cittadini?
R. Lucas Chancel:
Si osserva una crescita delle diseguaglianze nella maggior parte dei Paesi del mondo a partire dal 1980, ma questo aumento non ha lo stesso ritmo ovunque. In Usa, le diseguaglianze del reddito e del patrimonio sono esplose. In Europa, l’aumento delle diseguaglianze e’ piu’ contenuto. Piu’ precisamente, l’1% dei piu’ ricchi detiene il 12% del reddito totale in Europa nel 1980- In Usa, per lo stesso periodo, la parte maggiore dell’1% e’ passata da 11 a 20%.
E’ interessare comparare questi due insieme (Usa ed Europa), perche’ hanno circa la stessa dimensione, lo stesso livello di reddito medio, la stessa esposizione alle nuove tecnologie o alla mondializzazione degli scambi. Questo suggerisce che la divergenza estrema in materia di diseguaglianza osservata in queste dure regioni e’ dovuta a delle scelte (o delle non-scelte) politiche.
In particolare in materia di politiche fiscali (la progressivita’ dell’imposta e’ fortemente calata in Usa dagli anni 1980, anche in Europa, ma in misura minore), si osserva anche un accesso diseguale all’educazione e alla sanita’ in Usa, mentre gli Stati europei sono riusciti a mantenere un solco di protezione sociale che fino ad oggi si e’ dimostrato relativamente efficace. Anche se, sicuramente, tutto non e’ roseo in Europa. I redditi alti e i patrimoni sono ugualmente cresciuti piu’ in fretta che il resto della popolazione, che ha largamente subito gli effetti della crisi economica e della crisi di governance economica europea da dieci anni.
D. Pierre: La cosa piu’ terribile e’ che si ha l’impressione che l’Europa corra dietro gli Usa a livello economico. E’ un’illusione?
R. Lucas Chancel:
Al contrario di un’idea largamente diffusa, la crescita delle diseguaglianze non e’ una fatalita’. Non e’ colpa della “mondializzazione” o “della rivoluzione tecnologica” sulle quali noi non abbiamo nessuna presa. E’ invece il risultato di scelte politiche, come si vede facendo il paragone tra Usa e Francia, o tra Cina e India, per esempio. L'Europa segue il cammino degli Usa? Se si continua a ridurre la progressivita’ fiscale, se si passa dai discorsi sull’uguaglianza delle possibilita’ ad una uguaglianza reale delle possibilita’ (in Francia i budget per lo studente delle scuole superiori e’ calato del 10% in dieci anni, malgrado tutti i discorsi sull’economia delle conoscenze), allora si’, la Francia e l’Europa possono raggiungere la traiettoria degli Usa.
D. Maelys: Com’e’ la situazione in Francia? In quali proporzioni le diseguaglianze si sono fatte un solco? Alcune sono piu’ preoccupanti?
R. Gabriel Zucman:
In Francia, le diseguaglianze hanno avuto la tendenza ad aumentare, ma meno che in Usa, per esempio. L’1% dei piu’ ricchi ha captato il 21% della crescita dal 1983, data della famosa “svolta del rigore”. Ma si resta ben lontani dai livelli di diseguaglianza rilevati oltre-Atlantico, dove i redditi hanno stagnato dal 1980 per la meta’ della popolazione.
D. Pierre: Si assiste, in Francia, ad un impoverimento della classe media?
R. Gabriel Zucman:
No, la classe media non si impoverisce nel senso stretto della parola. Tra il 1983 e il 2014, i suoi redditi sono cresciuti dello 0,8% all’anno (+27% in totale nel corso di questo periodo). E’ insufficiente, ma non e’ zero.
D. Michaed: Come vede l’evoluzione delle diseguaglianze con la scomparsa di massa dell’attesa di un lavoro?
R. Gabriel Zucman:
E’ sicuramente difficile predire l’evoluzione futura delle diseguaglianze, ma quando si guardano le onde dei progressi tecnologici passati, sembra che esse non siano accompagnate da un crollo del tasso di impiego. Al contrario, e’ chiaro che la fiscalita’ gioca un ruolo determinante nell’evoluzione delle diseguaglianze. Da questo punto di vista, la soppressione dell'ISF (imposta di solidarieta’ sulla ricchezza), il calo dell’imposta sulle societa’ e la tassazione dei dividendi, rischiano fortemente di contribuire ad un aumento delle diseguaglianze.
D. Io dubito: Pensa che il suo lavoro possa avere una possibilita’ di influenzare i responsabili politici?
R. Luca Chancel:
L’ultima riforma fiscale in Usa o in Francia non va nel senso di una maggiore progressivita’ fiscale, ma al contrario. Si continua su una logica di concedere aliquote d'imposta derogatorie migliori, mentre la classe media non trae beneficio da questi vantaggi. Pertanto, la progressivita’ fiscale e’ uno strumento estremamente potente per lottare contro l’esplosione delle diseguaglianze al vertice della piramide sociale.
D. R.V.: Quale impatto questo rapporto potrebbe avere sulle politiche pubbliche? Suggerisce delle soluzioni alla crescita delle diseguaglianze?
R. Gabriel Zucman:
Lo scopo principale del rapporto e’ di fornire dati, necessari al dibattito democratico. Tutto il mondo e’ stato messo all’erta sul livello ottimale di diseguaglianza, il livello appropriato di redistribuzione -e va bene cosi’. Semplicemente, se si vuole avere un dibattito di qualita’, bisogna che ancora si possa sapere chi guadagna di piu’, chi possiede cosa, chi puo’ contribuire e a quale livello.. E’ particolarmente importante in un Paese come la Francia, dove lo Stato preleva e ridistribuisce il 50% delle ricchezze create ogni anno.
D. Cittadino europeo: Per un’economia, e’ piu’ interessante che lo Stato arricchisca i piu’ ricchi perche’ investano o che arricchisca i piu’ poveri perche’ consumino?
R. Gabriel Zucman:
Gli Usa hanno messo in opera la teoria cosiddetta del “deflusso” dopo gli anni 1980 -meno imposte per le maggiori ricchezze, i creatori di imprese, quelli “primi in cordata”. Questo non e’ stato un sincero successo. I redditi dello 0,1% dei piu’ beneficiati, e’ esploso, ma quello delle classi popolari e medio e’ stagnato -per il 50% della popolazione, si e’ avuta zero crescita dal 1980. Sul lungo termine, l’economia non puo’ funzionare bene se la crescita non e’ equamente distribuita.

(articolo pubblicato sul quotidiano le Monde del 16/12/2017)
 
 
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