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Le automobili cinesi cloni dei modelli occidentali
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Articolo di Redazione
10 dicembre 2017 18:38
 
 Il libro “Falsificazioni 2016”, redatto da OBS Business School, ci presenta un dato allarmante quanto prevedibile: il 67% dei prodotti falsificati e piratati nel mondo, vengono dalla Cina. Il Paese orientale domina un settore in crescita nell’ambito dell’economia sommersa: i beni clonati sono sempre piu’ numerosi e sempre piu’ uguali agli originali. E talvolta ci sono anche delle auto cinesi che vengono copiate.
Questa situazione si traduce in un fenomeno con maggiore impatto. Questa categoria di commercio truffaldino ha causato una perdita di 338.000 milioni di euro durante il 2013, l’ultimo anno di cui l’OCSE e la OCDE (l’ufficio di proprieta’ intellettuale dell’Ue) dispongono di dati.
L’industria automobilistica non ha dati sulle perdite che si possono supporre, in alcuni mercati, per le auto clonate, ma il pregiudizio e’ evidente: alle grandi marche costa molto poter entrare nel protezionismo del mercato cinese, anche se li’ si vendono modelli che si rifanno ai propri e con un prezzo molto inferiore.
Alla fine del 2014, la marca cinese Landwind ha immesso nel mercato il suo modello X7, una copia eclatante del Range Rover Evoque. Dopo un tentativo di conciliazione amichevole, a giugno dello scorso anno, la marca inglese, filiale di Tata Motors ha avviato una causa contro la compagnia orientale. Landwind aveva intenzione di vendere il suo modello non solo nel mercato locale, ma anche in Brasile. La causa e’ ancora in corso.
Sebbene i dati di vendita della Land Rover in Cina sono cresciuto del 40% a dicembre dell’anno scorso rispetto allo stesso mese del 2015, la concorrenza sleale dei mezzi cinesi e’ risultata dannosa. Un X7 completamente equipaggiato (anche e la qualita’ e’ molto minore) si vende in Cina, all’attuale cambio, a 22.000 euro, mentre il modello Evoque costa circa 68.000 euro.
E la differenza e’ la stessa che esiste in altri casi clamorosi: il Zoyte SR9 costa 22.000 euro, quasi quattro volte meno rispetto al Porsche Macan a cui si ispira. I casi vengono da lontano (Zoyte ha clonato la Volkswagen Tiguan e la Audi Q5), ma i produttori originali hanno problemi a litigare.
Le leggi di proprieta’ intellettuale non sono tanto efficaci in Cina come in occidente, e i procedimenti giudiziari risultano estremamente lenti. Honda ha impiegato piu’ di dieci anni lottando nei tribunali contro una evidente copia del CR-V, e alla fine e’ riuscita ad ottenere un indennizzo di poco piu’ di due milioni di euro.
Il trattamento delle auto cinesi in Europa e’ diverso. Nel 2008, dopo una denuncia della BMW, un tribunale di Monaco di Baviera impedi’ che la marca cinese Shunanghuan commercializzasse in Germania il suo modello chiamato CEO, perche’ considerato un plagio della BMW X5. In Italia, nello stesso tempo, si ando’ avanti con la vendita perche’ i tribunali considerarono che la copia non era tale.
Shuanghuan e’ stata coinvolta in un’altra contesa in Germania, dove Daimler.Chrysle e' riuscita ad ottenere che il loro modello Nobel non partecipasse al salone di Francoforte per l’evidente plagio della sua Smaft forfour. Nonostante queste vittorie parziali, i modelli plagiati hanno continuato ad apparire sul mercato. E’ recente il lancio della Jaguar F-Pace, ma subito la marca Borgward ha lanciato la sua BX7.

(articolo di Sergio Amadoz & Mario Herráez, pubblicato su quotidiano El Pais del 09/12/2017)
 
 
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