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Da Berlino ad Ankara. L’opposizione turca programma il dopo-Erdogan
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Articolo di Redazione
30 settembre 2019 10:29
 
Ernst Reuter, il grande uomo politico socialdemocratico e sindaco reggente di Berlino Ovest dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1943 ad Ankara, dove si era rifugiato per sfuggire ai nazisti, fondò, con altri esuli tedeschi, la “Lega tedesca della libertà” (Deutscher Freiheitsbund). Scopo di questa alleanza era quello di sviluppare programmi per una struttura democratica dopo la fine del dominio nazista in Germania.
Da allora sono passati tre quarti di secolo. Il fiume scorre ora nella direzione opposta. L’ultimo fine settimana, alcuni esiliati dalla Turchia, che cercano la libertà, si sono incontrati in una conferenza a Berlino e hanno discusso sul modo in cui la Turchia possa tornare alla democrazia dopo Erdogan.
Diciassette anni fa Erdogan era arrivato al potere, perché l’opposizione era divisa, e ha potuto governare tutti questi anni indisturbato, perché ha sfruttato questa divisione. Nelle elezioni amministrative di questa estate, per la prima volta l’opposizione è riuscita a ritrovarsi sotto un tetto comune e a riconquistare Istanbul, togliendola a Erdogan. Adesso questo “spirito di Istanbul” si è librato anche sull’incontro di Berlino. Per la prima volta, nella recente storia politica della Turchia, si sono riuniti insieme in una sala socialdemocratici, associazioni curde, democratici islamici, liberali, la sinistra radicale e i nazionalisti moderati. Erano presenti anche dei deputati dei tre partiti, che avevano cooperato nelle elezioni. Tutti uniti per il fatto che sono colpiti dalla repressione del regime. A dispetto di tutte le differenze, nella conferenza i partecipanti si sono intesi su alcuni concetti: democrazia, giustizia, libertà, uguaglianza, laicità, stato di diritto, diritti umani, pace.
Per due giorni gli oppositori [di Erdogan] si sono impegnati a dare un fondamento a un nuovo “patto sociale” basato su questi valori. Nei gruppi di lavoro ci si è occupati di quale aspetto possa avere una Turchia post-Erdogan. In tutti i campi, dalla scuola alla giustizia, dall’esercito ai media, dall’economia al sistema sanitario, ci si dovrà accollare una rovina. E per sgombrare queste macerie, ci sarà bisogno di una mobilitazione come ci fu per la ricostruzione in Germania dopo la fine della guerra. Per questo gli esuli arrivati a Berlino da tutta Europa, soprattutto gli accademici e le accademiche cacciate dalle loro cattedre, hanno avviato preparativi nei loro rispettivi settori di competenza.
Un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per la Turchia. Adesso esiste una forte alternativa a Erdogan, un notevole interlocutore per l’Europa in Turchia.
Gli attacchi della stampa vicina al governo dimostrano quale panico abbia scatenato nel governo questa prima scintilla. Nella conferenza, un oratore ha fatto riferimento alla già ricordata “Lega tedesca della libertà”. Informato da un delatore, che evidentemente non aveva capito bene, un giornale ha scritto che la “Lega tedesca della libertà” aveva finanziato l’incontro. In sala si è riso di questa informazione errata, essa ha stabilito un legame tra l’impegno di allora e l’oggi, tra Ankara e Berlino. Adesso bisogna salvare la Turchia.

(Articolo di Can Dündar su “Die Zeit” n. 40/2019 del 25 settembre 2019)
 
 
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