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Bio On – le procedure concorsuali sono una soluzione nell'interesse degli investitori e dei risparmiatori?
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Articolo di Marco Solferinii
11 dicembre 2019 0:13
 
 Sul caso Bio On registriamo il comunicato dell'Amministratore Giudiziario della Società come riportato dai media: “La società Bio-on ha avviato lo studio di un’operazione di ristrutturazione del debito, anche mediante l’eventuale ricorso a procedure concorsuali, volte a preservare la continuità aziendale e a consentire il risanamento dell’impresa”.

Forse anche in quest'ottica è stato convocato un altro tavolo, si spera bello robusto come quelli che si realizzavano una volta dal falegname, visto che la questione è abbastanza seria, e dopo quello forse più “conoscitivo” dell'8 novembre us. sempre in Regione Emilia Romagna per il 13 dicembre 2019.

L'interesse primario dev'essere quello di salvaguardare i diritti dei risparmiatori e dei lavoratori che sono, loro malgrado, rimasti coinvolti in una vicenda che ha letteralmente visto “andare in fumo” cifre da capogiro investite fiduciariamente dietro suggerimenti plurimi e prestati sotto diverse forme di consulenza da parte di un considerevole numero di risparmiatori la cui profilatura non sembrava nemmeno lontanamente idonea ad accedere all'acquisto del titolo.

Lo strumento delle procedure concorsuali per addivenire da un lato alla continuità aziendale e dall'altro al risanamento è attualmente molto in uso. Ma attenzione: questo sta accadendo sulla base di un atteggiamento in parte seriale e ripetitivo.

Si prendono cioè “a esempio” i precedenti, in una sorta di case history e si trapiantano i contenuti della scienza del diritto pensata per il vasto arcipelago delle procedure concorsuali cercando di adattarli a delle esigenze spesso più manageriali. Con il rischio poi che tutto ciò accada nell'esclusivo interesse di alcuni grandi creditori.

Quasi sempre queste soluzioni vengono commissionate a un pool di soliti noti o che lavorano con soliti noti (ben inteso non c'è nulla di male anzi premia l'esperienza) però ciò comporta anche il rischio che si finisca per copiare cosa è già stato fatto in precedenza, con l'ulteriore rischio di importare o trapiantare un metodo tutt'altro che soddisfacente nell'ottica imprenditoriale, poco innovativo, scarsamente efficace. Laddove la premura diventa, e l'esperienza pare averlo suggerito, quella di navigare a vista, con il freno a mano tirato e facendo estremamente attenzione a non fare il passo più lungo della gamba. Insomma, creando un clima in cui nessuno si vuole prendere responsabilità.

In realtà, il rischio è quello di traghettare la società mantenendola in vita in una sorta di fase “walking dead” fin quando chi ha diritto a riavere i soldi non li prende mentre gli altri se ne faranno una ragione.

Non facciamo confusione.

Una cosa è la soluzione di continuità che ha senso se il core business lo consente. Si basa cioè su di un piano industriale dove ci sono voci delle entrate e delle uscite. Si dovrebbe quindi parlare di “produzione” e di distribuzione, di ordini e di una prospettiva di crescita o mantenimento di quote di mercato.

Se invece parliamo di “risanamento dell'impresa” ci proiettiamo nell'ottica di valorizzare alcuni asset e di ottimizzare un business model sulla cui ristrutturazione anche debitoria è necessario intervenire in chiave di liquidità. Quindi riorganizzazione “corporate”, tesa a un road show per reperire le risorse dopo una serie di interventi anche di finanza strutturata (finanziamento ponte?, cessione di crediti, emissione di strumenti finanziari particolari, ecc.) e di corporate governance.

Quello che i risparmiatori chiedono in questo momento è: talento, innovazione e serietà.

Quello che sperano è che non ci sia un appiattimento su procedure più o meno utili che in realtà spostano la questione in un pantano melmoso e paludoso nel quale ahimè registriamo ormai moltissime situazioni in parte analoghe, sopratutto degli ultimi anni.

Le situazioni come questa devono essere affrontate con realismo, coraggio, intraprendenza e coinvolgendo tutti quei soggetti, ivi compreso i risparmiatori che hanno un interesse a spingere nella direzione del risanamento sano ed efficace.

Da mesi, inoltre, in diversi chiedono di aderire ad un ente o ad un’associazione o ad un comitato per beneficiare di un’imprecisata assistenza legale giudiziale o stragiudiziale. Il nostro suggerimento è sempre quello di stare attenti a chi, pur non avendo un mandato, propone eventuali class action; verificando in particolare se queste class action ci sono effettivamente o sono solo raccolte di adesioni per un’eventuale azione di classe: fare sempre tutte le domande del caso e informarsi prima di aderire (e sopratutto di diventare soci) di chiunque. Il consumatore / risparmiatore informato è bene che usi sempre la principale arma necessaria ad agire nei suoi interessi: la conoscenza.

Aduc è al servizio delle storie di coloro che sono rimasti coinvolti: prima si ascolta, poi si studia, poi ci si impegna e si lavora, tanto, tantissimo. Nessuno nasce imparato. E a meno che qualcuno non abbia con sé la lampada di Aladino, queste situazioni non si risolvono esprimendo desideri.

Qui due precedenti articolo in materia:
- Bio-on. Ennesimo caso di risparmio tradito
Bio-On: mancata vigilanza, scarsa regolamentazione o scaricare sui risparmiatori un core business?
 
 
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