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Cambiamenti climatici. Parte la COP23 a Bonn
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Articolo di Redazione
8 novembre 2017 9:43
 
 Sotto la pressione degli ultimi bilanci sul clima tedeschi, la comunita’ internazionale, Usa inclusi, si ritrova da lunedi’ 6 novembre a Bonn, in Germania, con l’obiettivo di andare ancora avanti su una urgenza, anche delicata, che ha visto gli albori con gli accordi di Parigi contro il riscaldamento terrestre.
Questa COP23, che durera’ fino al 17 novembre nella sede della Convenzione clima dell’ONU, mette insieme i rappresentanti di circa 200 Paesi, tra cui gli Usa, dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump.
Un rapporto scientifico americano approvato dalla Casa Bianca ha sottolineato lo scorso venerdi’ che il periodo attuale e’ il piu’ caldo della storia della civilizzazione moderna, e che la situazione diventera’ piu grave senza una forte riduzione dei gas ad effetto serra (GES). Poco tempo fa, un bilancio dell’ONU ha messo in guardia contro la differenza “catastrofica” tra iniziative e bisogni, nel senso di un anno contraddistinto da disastri di grande ampiezza, come la deregolamentazione climatica in essere (Irma, il piu’ grande uragano mai registrato sull’Atlantico, Harvey che ha causato le piogge piu’ diluviali che siano mai stato rilevate dopo un uragano…).
Un bilancio provvisorio delle temperature per il 2017 deve essere pubblicato in questi giorni a Bonn dall’Organizzazione meteorologica mondiale.
“Preservare il consenso mondiale”
“Dobbiamo preservare il consenso mondiale a favore di un’azione forte contro il riscaldamento, dice il primo ministro della Fiji Frank Bainimarama, che presiedera’ la COP23. Dove viviamo, siamo vulnerabili e dobbiamo agire”.
E’ la prima volta che una COP sara’ presieduta da un piccolo Stato insulare, che e’ tra quelli piu’ minacciati ed anche i piu’ coinvolti in questa lotta. “Si puo’ dare fiducia alle Fiji perche’ la pressione sui grandi Paesi sia piu’ forte”, dice Laurence Tubiana, ex-negoziatrice francese.
A Parigi, alla fine del 2015, gli Stati hanno presentato degli impegni di riduzione dei GES che si sono rivelati insufficienti. Se il mondo vuole restare al di sotto dei 2 gradi di riscaldamento in rapporto all’era preindustriale, bisogna tener presente che il picco di emissioni dei GES avverra' al piu’ tardi entro il 2020.
Il problema centrale e’ portare i Paesi a rivedere i loro obiettivi. E la prima tappa sara’ di lanciare a Bonn un “dialogo” di un anno sulle iniziative fatte e da fare. L’alta missione molto concreta di questa COP23 sara’ di andare avanti sulle regole per l’applicazione dell’accordo di Parigi, una fase tecnica ed essenzialmente politica: come i Paesi dovranno render conto delle proprie iniziative, cosa verra’ dopo l’aiuto finanziario promesso dai Paesi piu’ ricchi…
L’incognita americana
Il tutto sullo sfondo dell’incognita americana. Washington, che vuole uscire dall’accordo ma non puo’ farlo concretamente prima del novembre del 2020, ha riaffermato la sua intenzione di partecipare ai dibattiti sulle regole di applicazione, con l’intento di proteggere i suoi interessi nazionali.
“Non immaginiamo dei grandi fuochi d’artificio da parte americana -dice Andrew Steer, del think-tank World Resoucers Institut di Washington. Questa COP e’ molto importante, perche’ la posta in gioco e’ molto alta: in due anni, dobbiamo vedere non solo gli Stati che fanno cio’ che hanno promesso, ma impegnarsi ulteriormente”. Boom delle energie rinnovabili, sforzi della Cina… “Il quadro e’ incoraggiante. L’unico problema e’ che questo non va molto veloce”.
“Vediamo numerosi Paesi e citta’, delle imprese, prendere le cose in mano -dice Paula Caballero, esperta del WRI- perche’ si tratta del viaggio piu’ importante intrapreso dalla nostra specie: abbiamo l’occasione di ridefinire il nostro modello di sviluppo. E la COP e’ un momento chiave”.
Circa 20.000 partecipanti sono attesi a Bonn: delegati, capi di Stato (la tedesca Angela Merkel e il francese Emmanuel Macron il giorno 15), attivisti, scienziati, ma anche rappresentanti di collettivita’ o di imprese. Si distribuiranno tra i negoziati e un’ampia zona in cui saranno in mostra delle soluzioni concrete (ma quest’anno senza padiglioni americani).

(elaborazione da un lancio dell’agenzia France Press - AFP del 07/11/2017)
 
 
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