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Coronavirus. Trade-off tra nonni e imprese
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Articolo di Gian Luigi Corinto
17 febbraio 2021 7:22
 
Ci sono espressioni usate dagli economisti così teoricamente semplici da risultare incomprensibili quando applicate nella realtà. Trade-off è una di queste. Il significato è quello di scambio, ma anche di compromesso, per la precisione un atto di bilanciamento tra due cose, due situazioni, che sono tra di loro opposte. Scambio sa di economia, compromesso di politica, la prima ispira la fredda mano del mercato, la seconda ormai sinonimo di cosa brutta affidata a pessimi elementi. Gli economisti si impongono scelte fredde e razionali in astratto, ipotizzando di poterle impiegare sempre, in ogni situazione geografica o temporale.
A meno della politica.
Mettiamo il caso della pandemia, e vediamo un po’. Applicando il modo di ragionare razionale, il decisore politico si trova di fronte alla schematica situazione di dover trovare un punto di scambio accettabile tra numero di morti in più ogni anno per Covid e numero di imprese morte per crisi di mercato nello stesso periodo di tempo. In modo più esplicito e crudo, quanti nonni morti in più sono accettabili per salvare un certo numero di imprese economiche, e posti di lavoro? È lo scambio, il compromesso, tra nonni morti in cambio di posti lavoro salvati. Sempre nel gergo economico, quanti morti si danno in cambio di posti di lavoro si definisce prezzo ombra, nel senso che non è immediatamente espresso in denaro. Tradurlo in moneta comporta un grande lavoro di stime e valutazioni. Rimane l’intuizione che se lo scambio è possibile teoricamente lo sia anche nella pratica.
Quello che succede è che a discutere di che cosa fare nella realtà pandemica si trovano partigiani delle scelte estreme: ci sono esperti che dicono che nemmeno un nonno deve morire in più rispetto alla media storica; altri che sostengono che nemmeno una impresa deve chiudere per Covid. I Governi Conte uno e due di fronte alla necessità di scegliere il punto di equilibrio tra nonni morti e posti di lavoro salvati hanno adottato la strategia politica dei colori regionali delle aperture delle attività, di fatto accettando di pagare, senza dirlo apertamente, un po’ di morti in cambio di meno licenziamenti. Gli scontenti sono molti. I virologi estremisti sono per morti zero, mentre gli imprenditori (forse non tutti) sono per imprese chiuse zero. A nessuno dei due opposti estremisti viene in mente di dire che un compromesso è possibile almeno teoricamente.

Ma il punto non è questo, quanto quello che ognuno si considera titolare dell’unica scelta giusta, indicando gli altri come irresponsabili o inetti. L’economia è una scienza fredda, che solo la politica può riscaldare, quello che manca è la consapevolezza dei mezzi a disposizione, non mezzi materiali, ma intellettuali, come si dice, manca una cultura di governo. Manca la politica, insomma, che è come il coraggio di Don Abbondio: se uno non ce l'ha, non se lo può dare.

 
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