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Costi alti di alcuni prodotti di consumo. Boicottaggio a sorpresa in Marocco
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Articolo di Redazione
6 giugno 2018 10:42
 
 E’ un dettaglio importante. Tra alcuni snack aperti in piena notte di ramadan, nella piccola città di Erfoud alle porte del deserto marocchino, non c’è nessuna bottiglia di acqua minerale Sidi Ali nel frigorifero. “Si’, io boicotto, sono con il popolo”, rivendica il proprietario. Stessa musica a Casablanca, la capitale economica del Paese. Un droghiere confessa di usare il contagocce nel dispensare le riserve di questa marca abitualmente la piu’ popolare del regno, e questo da poco piu’ di un mese.
Il fenomeno é cominciato il 20 aprile scorso, quando un messaggio anonimo su Facebook ha dato il via alla campagna di boicottaggio contro tre marche di un certo rilievo in Marocco, le cui tariffe erano giudicate troppo alte. L’acqua minerale Sidi Ali, il latte Centrale Danone e le stazioni di servizio Afriquia. In seguito la campagna si é estesa alle sardine, i cui prezzi sono piu’ che raddoppiati dall’avvio del ramadan, tre settimane fa. Tutta l’operazione ha un largo seguito. Secondo un’indagine dello scorso 22 maggio per il quotidiano marocchino “l’Economiste”, il 42% della popolazione marocchina ha aderito a questo boicottaggio, soprattutto i giovani, le donne e la classe media.
Esasperazione diffusa
“Questa mobilitazione anonima non ha né strategia né rivendicazioni precise, a parte la volontà di opporsi a dei prezzi cari. Pur se non si sa chi é che l’ha avvita, si conoscono i due principali riferimenti: le personalità del potere, molto vicine al palazzo reale”, dice Adberrahmane Rachik, sociologo del movimento di protesta in Marocco. Aziz Akhannouch, proprietario della società di distribuzione di carburanti Afriquia, é anche ministro dell’Agricoltura, miliardario e vicino al re. Miriem Bensalah-Chaqroun, alla testa delle Acque minerali di Oulmés, distributore di Sidi Ali, é l’ex-presidente della Confederazione generale delle imprese del Marocco, l’equivalente di Confindustria in Italia. “La campagna di boicottaggio é espressione di una esasperazione diffusa che fa seguito alle proteste del Rif, di Zagora e di Jerada (tre regioni dove ci sono stati dei movimenti sociali in questi ultimi anni – ndr)”, dice Omar Balafrej, deputato della Federazione della sinistra democratica, che sostiene il boicottaggio.
“Alcuni professionisti delle proteste, anonimi, hanno lanciato questa mobilitazione, che e’ stata seguita da dei simpatizzanti e poi da dei giovani scontenti”, dice Abderrahmane Rachik. In Marocco, il tasso di occupazione é al 42%, un terzo dei giovani non ha né un impiego né una formazione, secondo l’Haut-commissariat au plan (HCP), organismo ufficiale di statistiche. “Boicottare e mobilitarsi sulle reti sociali non ha bisogno di autorizzazione, né denaro, né competenze. Dal 2013, protestare per strada é diventato rischioso, a fronte di un governo che impedisce tutte le manifestazioni senza autorizzazione preventiva”, continua il sociologo, che si preoccupa tuttavia dei rischi di debordamenti di questa mobilitazione non organizzata.
Nella turistica Marrakech, un droghiere è assediato dai clienti che vengono a comprare gli ultimi ingredienti per preparare il ftour, pasto che rompe il digiuno. “Anche con la riduzione dei prezzi del latte Centrale Danone, i clienti non lo vogliono”, dice il droghiere col camice bianco. Il gruppo ha tentato un’opera di “riconciliazione” abbassando i prezzi da 7 a 6 dirhams (60 a 50 centesimi di euro) per due confezioni di latte, ma senza successo. Centrale Danone, la marca piu’ colpita dal boicottaggio, si aspetta un “calo del 20% del suo giro d’affari” ed una perdita di 13,5 milioni di euro nel primo semestre. La sua raccolta di latte nella rete marocchina si é gia’ ridotta del 30%.
Gruppi dirigenti disarmati
Di fronte a questa campagna inattesa e difficile da identificare, i gruppi dirigenti politici ed economici del regno sono disarmati. Cinque giorni dopo l’inizio del boicottaggio, Mohamed Boussaïd, ministro dell’Economia e delle Finanze, ha qualificato i boicottatori come “storditi”. Nello stesso tempo, Adil Benkirane, direttore degli acquisti presso centrale Danone, li ha indicati come “traditori della nazione”.
Affermazioni che hanno stupito e galvanizzato coloro che protestano. “I politici hanno creduto che il boicottaggio sarebbe stato marginale, ma invece ha assunto ampie dimensioni”, dice Abderrahmane Rachik.
Il capo del governo, Saâdeddine el Othmani, ha chiesto di girare la pagina del boicottaggio ed ha condannato il carattere eccessivo di alcune espressioni dei membri del suo governo. L’ampiezza inattesa della vicenda crea timori alle autorita’ in merito agli investimenti stranieri. “Il governo é determinato ad intraprendere iniziative per migliorare il potere di acquisto dei cittadini ed ad agire con fermezza per il controllo del mercato, della qualità dei prodotti e della lotta contro le speculazioni e il monopolio”, ha annunciato il governo in un comunicato dello scorso 1 giugno. Una commissione sarà creata per esaminare la crescita dei prezzi e proporre soluzioni che alleggeriscano la pressione sul potere di acquisto delle famiglie. Una risposta insufficiente per Omar Balafrej, membro dell’opposizione che chiede di rimettere in piedi il Consiglio della concorrenza, una istituzione chiusa tre anni fa.
“Il boicottaggio sta per ritorcersi contro il governo El Othami, il cui predecessore aveva applicato la liberalizzazione dei prezzi e la fine della cassa di compensazione per i prodotti di prima necessità”, dice Abderrahmane Rachik. Di conseguenza, gli operatori degli idrocarburi, tra cui Afriquia, aveano raddoppiato i loro margini, secondo un rapporto parlamentare presentato lo scorso 15 maggio. “Ora attendiamo un mea culpa delle società e che rimborsino i 17 miliardi di dirham (1,5 miliardi di euro) guadagnato in modo abusivo”. Nel frattempo, le drogherie pubblicizzano delle marche concorrenti nelle loro vetrine.

(articolo di Théa Ollivier, corrispondente dal Marocco, pubblicato sul quotidiano Libération del 06/06/2018)
 
 
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