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Cryptomonete in Africa. Un colpo di frusta all’integrazione monetaria del continente
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Articolo di Redazione
31 luglio 2019 11:12
 
Le autorità del continente devono prendere posizione sulle monete digitali non centralizzate, sostengono gli economisti Jérôme Mathis e Daniel Ouedraogo.
Il continente africano mostra un’incredibile attenzione per il bitcoin. La Nigeria totalizza da sola l’8% delle transazioni mondiali. Questo nuovo mezzo di pagamento guadagna terreno anche in altri Paesi, come il Sudafrica, l’Egitto, il Kenya e il Sudan. La sua adozione è frutto di scelte individuali che preoccupano le autorità monetarie africane. E’ bene condividere o preoccuparsi?

L’Unione africana si è impegnata in un progetto di integrazione monetaria per tutto il continente entro il 2063. Sono ben reali le problematiche legate all’uso di una moneta comune in senso ad un continente nel quale circolano poco meno di quaranta valute ufficiali. I flussi di mercato tra i diversi Paesi sono ostacolati dalle variazioni dei cambi e dai costi delle conversioni. L’integrazione monetaria africana permetterebbe di facilitare gli scambi commerciali, così come l’euro facilita gli scambi in seno alla zona euro, e concorrerebbe anche allo sviluppo economico del continente.
Le implicazione dell’adozione di una divisa comune sono anche politiche. La costituzione di una unione monetaria richiede la stabilità politica degli Stati membri. Questa oggi sarebbe rappresentata dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’ovest (Cedeao) che prevede la supervisione delle scadenze elettorali degli Stati membri, potendo anche ricorrere ad un intervento militare in caso di conflitto post-elettorale, come è accaduto in Gambia nel gennaio 2017 con l’operazione Restore Democracy.

Inflazione a due e tre cifre
L’agenda dell’integrazione del continente è segnata da tappe intermedie regionali. Come l’adozione di una moneta comune nella zona del franco CFA dell’Africa dell’ovest e dei Paesi limitrofi, tra cui Ghana e Nigeria, su cui lavora attualmente la commissione della Cedeao con il suo progetto di fusione dell’Unione economica e monetaria ovest-africana (UEMOA) e la zona monetaria dell’Africa dell’Ovest (ZMAO).
L’integrazione permetterebbe di parlare con una sola voce sulla scena internazionale. Essa costituirebbe uno strumento di diplomazia e di espressione del potere, essenzialmente in un contesto mondiale segnato da mutazioni tecnologiche ed economiche maggiori. Questo permetterebbe di far fronte alla difesa di interessi comuni nei confronti di partner commerciali potenti, come Cina, India, Usa o Francia.
In attesa dell’integrazione monetaria, numerosi cittadini del continente non hanno altra scelta che fruire bene o male delle politiche monetarie imprudenti e portatrici di inflazione annuale a due cifre, come oggi accade in Egitto, Ghana, Nigeria, Malawi, Mozambico e Zimbabwe. O anche a tre cifre come in Sudan del Sud, dove l’inflazione è andata oltre il 500% tra il 2016 e il 2017 in virtù essenzialmente dei bassi introiti petroliferi grazie ai conflitti interni.

Il bitcoin è adottato dalle popolazioni come mezzo per assicurarsi contro l’inflazione galoppante. La domanda locale è talvolta tale che il suo livello di cambio è fortemente apprezzato in rapporto al suo corso mondiale, come in Zimbabwe, dove era il doppio prima che le autorità monetarie non decisero semplicemente di vietarne l’uso. Una decisione ispirata dall’Algeria, dove la legge finanziaria del 2018 vieta tutte le monete “utilizzate dagli internauti attraverso il web”.
Oltre ad essere libere da politiche monetarie inflazionistiche che erodono meccanicamente i risparmi, le cryptomonete permettono di economizzare le esorbitanti spese di transazione. La mancanza di infrastrutture bancarie sono il motivo del basso livello di “bancarizzazione” dell’Africa subsahariana, dove più dell’80% delle famiglie non ha un conto bancario, fatto che dà il so contributo a rendere più costose le transazioni finanziarie. Quando una persona lavora in Sudafrica e vuole inviare dei soldi ad uno dei propri famigliari in un Paese limitrofo come il Mozambico, deve far fronte a più del 20% di spese di transazione da versare agli intermediari finanziari. Con il bitcoin queste spese sono quasi inesistenti.

Volatilità e pirateria
L’uso del bitcoin sul continente africano non è tuttavia senza pericoli. Il primo problema della cryptomoneta più popolare è la sua volatilità, degna delle montagne russe. Il bitcoin vale oggi dieci volte rispetto a tre anni fa, e cinque volte meno rispetto ad un anno fa. Sarebbe come dire che convertire i propri risparmi in bitcoin sarebbe giocare ad un casinò.
Un altro inconveniente maggiore è legato alla sicurezza. Il bitcoin, come qualunque altro strumento di pagamento digitale, è oggetto di continui attacchi da parte di pirati. La moneta virtuale viene messa in sicurezza grazie alla cryptografia. Tra i più grandi specialisti mondiali della materia figurano diversi malintenzionati. Il processo ad Alexander Vinnik, il pirata russo incriminato per il furto di 650.000 bitcoin, di cui la Francia ha recentemente ottenuto l’estradizione dalla Corte suprema greca, dovrebbe far riflettere e scrivere molto quando comincierà.
In virtù della sua volatilità e dell’attrazione che suscita da parte dei pirati, il bitcoin non è sufficientemente adatto al continente africano. Le persone lo utilizzano in mancanza di niente di meglio, ma rimane una domanda di cryptomoneta più stabile e più sicura. La tecnologia blockchain, sistema di certificazione decentralizzata a cui soggiacciono le cryptomonete, consente numerose innovazioni, alcune delle quali potrebbero essere associate a progetti che siano utili direttamente alle popolazioni. Si potrebbe ad esempio immaginare una criptovaluta supportata da un registro che verifica la contraffazione di droghe. E' il potenziale attualmente sviluppato dalla cryptomoneta Afro, lanciata a dicembre del 2018, che ha l’ambizione di rimpiazzare il bitcoin sul continente.

L’Africa è in piena mutazione tecnologica e l’innovazione non si preoccupa dell’agenda politica. Le autorità monetarie si sentono attualmente minacciate dall’adozione di monete digitali decentralizzate. A rischio di farsi superare… è necessario che queste autorità prendano rapidamente una posizione. Le cryptomonete avranno come effetto, più o meno, di dare un colpo di frusta al processo di integrazione monetaria dell’Africa.

(articolo di Jérôme Mathis - professore di economia all’Università Paris-Dauphine - e di Daniel Ouedraogo - dottore in economia alla stessa Università - pubblicato sul quotidiano Le Monde del 31/07/2019)
 
 
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