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DDL ZAN: la proposta di Italia Viva e i suoi effetti negativi
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Articolo di Sara Astorino
7 luglio 2021 13:59
 
Il lungo e travagliato iter percorso dal DDL Zan si arricchisce dell’ennesimo colpo di scena: la proposta di Italia Viva.

La proposta di Italia Viva
La proposta di Italia Viva avvicina il testo del DDL Zan a una proposta di legge contro l’omotransfobia che aveva presentato nella precedente legislatura il deputato Ivan Scalfarotto.
Si chiede che venga modificato l’art. 1 del DDL Zan che andrebbe sostituito con una formulazione più “semplice” ovvero non si parlerebbe più di discriminazioni basate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità” ma di discriminazioni “fondate sull’omofobia o sulla transfobia e sulla disabilità”.
Si propone, inoltre, di eliminare l’art. 4 che parla della libertà di espressione: “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.
Viene poi prevista un ultima modifica sull’articolo 7 che propone l’istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, e prevede che scuole e amministrazioni pubbliche organizzino “cerimonie, incontri e ogni altra iniziativa che possa sensibilizzare al messaggio della giornata”.
Al testo andrebbe aggiunto un ulteriore passaggio “nel rispetto della piena autonomia scolastica”.

Il nodo gordiano
Il problema, che rischia di vanificare quanto sinora fatto, è legato alla “vaghezza” delle definizioni delle fattispecie che il DDL Zan vuole coprire.
La vaghezza, tuttavia, nelle norme di diritto è un requisito essenziale poiché non è possibile specificare minuziosamente ogni singolo aspetto.

Che caratteristica, quindi , deve avere la norma?
Devono essere individuati chiaramente gli elementi del reato ed i soggetti attivi e passivi.
Solo avendo dei punti di riferimento chiari si può garantire quella vaghezza che il nostro ordinamento può, senza fatica gestire.
Così facendo, inoltre, verrebbe rispettato un principio fondamentale del nostro ordinamento, quello di tassatività.

Cosa comporterebbe la modifica richiesta?
Stante l’assoluta indeterminatezza delle fattispecie penali, quindi la palese violazione del principio di tassatività, esiste il concreto rischio che il DDL Zan venga cassato di incostituzionalità dalla Consulta.

Qual’è la motivazione sottesa alla proposta? Cosa ha generato la necessità di tentare di cambiare il DDL Zan?
Non è possibile dare una risposta certa al 100% poiché mancano dei riferimenti chiari, ma pare che il problema sia la mancanza di una condivisione generale del concetto di identità di genere.

Identità di genere: l’errore di fondo
L’errore macroscopico in cui molti incorrono è quello di pensare che nell’ordinamento italiano il concetto di identità di genere sia nuovo.
La legge sulla rettificazione del sesso risale al 1982 ed in essa chiaramente si parla di identità di genere. La giurisprudenza che ne è scaturita dalla interpretazione ha chiarito e definito il concetto.
Basti ricordare che nel 2015 la Consulta già parlava di un “diritto all’identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona” – anche quando, peraltro, non vi è una modificazione chirurgica dei caratteri sessuali. Senza contare i vincoli che discendono per il nostro Paese dal diritto internazionale.” (Corte Costituzionale sentenza n. 22/2015).
Appare, quindi, evidente che si stia sollevando una questione inutile poiché nel nostro ordinamento esistono già le risposta ai dubbi sollevati, ma manca una effettiva tutela contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale.

Le opinioni
La proposta è stata accolta in modo diametralmente opposto dalle varie forze politiche.
La Lega di Matteo Salvini è sembrata accoglierla favorevolmente, mentre il deputato del Partito Democratico Alessandro Zan accusa Italia Viva di volerla affossare, facendo ricominciare l’iter parlamentare.
Particolare rilievo meritano le osservazioni di Zan e della sen. Monica Cirinnà.
Alessandro Zan ha dichiarato: “questa non è una legge su cui si possa fare qualsiasi mediazione, perché stiamo parlando dei diritti umani.. omissis.. ogni parola che cambia, che si toglie, che si modifica ha una ricaduta pesantissima sulla vita delle persone”.
La Cirinnà ha precisato che “sostituire tutte le casistiche studiate per la legge con le sole discriminazioni fondate sull’omofobia o sulla transfobia va contro il principio di tassatività della legge penale, cioè non definisce con precisione gli estremi dei reati sanzionati”.
Aggiunge, inoltre, che con la sua proposta Italia Viva “si allinea nella sostanza alle posizioni della Lega e del centrodestra, alleandosi con loro nella battaglia per affossare il ddl Zan”.

Cosa succederà?
Italia Viva ha dichiarato che se il compromesso non dovesse essere accettato e si dovesse votare il testo per com’è ora, lo sosterrà comunque al Senato.
L’eventuale voto però sarà segreto, le modifiche di Italia Viva verranno discusse in Commissione nei prossimi giorni.
Se fossero approvate, il testo passerebbe così emendato al Senato e poi dovrebbe tornare alla Camera.
Il rischio è, quindi, quello che l’iter possa ripartire da capo.

Considerazioni aggiuntive
Occorrerebbe chiedersi perché dopo che Italia Viva ha espresso il proprio voto favorevole al testo di Legge alla Camera ora abbia cambiato idea.
E’ un atteggiamento legittimo poiché non vi è obbligo di mantenere l’identità di voto, ma è comunque “strano” soprattutto se chi propone la modifica sostiene che approverà comunque il testo.
 
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