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Democrazia e Competenze
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Articolo di Redazione
22 aprile 2020 0:32
 
 L'associazione Tecnologie democratiche, a cura di Nicola Giulietti, ha intervistato Alessandro Pedone, responsabile di Aduc per la tutela del risparmio, autore di numerosi articoli ed iniziative a difesa dei risparmiatori ed ex socio di Tecnologie Democratiche. È stato in Italia uno dei primi consulenti finanziari Indipendenti (termine, quest’ultimo, che tiene a sottolineare, come spiega nel sito della sua società Tekta Consulting).
PERCHÉ UN CONSULENTE FINANZIARIO INDIPENDENTE SI INTERESSA ALLE PROBLEMATICHE DELLA DEMOCRAZIA ?
A 14 anni ho letto un libro di Russel e da lì ho iniziato ad appassionarmi alla filosofia e all’idea di bene comune. Da lì alla democrazia, poi, il passo è breve.
QUANTO LA FINANZA E LA DEMOCRAZIA SONO CONNESSI?
La finanza è connessa con la democrazia nel senso che i mercati finanziari hanno un "voto" più rilevante rispetto a quello dei cittadini. Lo si è visto molto chiaramente con il problema dello "spread" negli anni della crisi dell'Euro. Cultura-Politica-Economia sono tre aree interconnesse. L'economia è sempre più "finanziarizzata" e quindi la finanza è molto connessa con i problemi della democrazia.
LE ARMI DISPONIBILI PER I CITTADINI, QUANDO SI TRATTA DI AFFRONTARE I COLOSSI DELLA FINANZA, SI STANNO SPUNTANDO?
In finanza c'è stata la recente introduzione di una direttiva comunitaria (la MIFID2) la quale, in teoria, rafforza di molto i poteri degli investitori. Di fatto, gli stessi investitori non applicano questi strumenti e le banche fanno leva sull'ignoranza dei clienti (ho sollevato la questione anche in diversi articoli, tra cui recentemente in questo editoriale dell’ADUC).
In ogni caso oggi vige in finanza la tutela del “Disclosure”, ovvero si ritiene che sia sufficiente fornire alle persone una serie di informazioni affinché queste possano valutare correttamente le loro scelte finanziarie. Ma generalmente la gente non prova neanche a leggere un documento finanziario.  
D’ALTRA PARTE NON SI PUÒ CHIEDERE ALLE PERSONE DI AVERE COMPETENZE SU TUTTO, NO?
Certo, è il paradigma che è sbagliato. 
Peraltro l'analfabetismo funzionale è un dato reale: un numero sempre più grande di persone non è in grado di leggere e comprendere. Magari legge nel senso che associa i simboli a dei suoni, ma la comprensione del testo sfugge ad almeno un terzo degli adulti. 
Per poter effettuare scelte finanziarie, a mio avviso, servirebbe una sorta di patente, poiché come nella guida, anche in questo settore comportamenti sbagliati possono danneggiare te e gli altri. 
ASSOCIAZIONI COME L’ADUC POSSONO AIUTARE LE PERSONE A EFFETTUARE SCELTE CONSAPEVOLI. SERVONO ASSOCIAZIONI E ALTRI “CORPI INTERMEDI” CHE CI AIUTINO NELLE SCELTE PERSONALI (MA ANCHE SOCIALI E POLITICHE) EVITANDOCI IL COMPITO IMPOSSIBILE DI STARE SEMPRE INFORMATI SU TUTTO?
Potrebbero, ma serve un giusto contesto. Riprendendo la metafora di prima, se una persona non ha la patente di guida può pagare un autista che guidi per lui, o prendere i mezzi pubblici, che sarebbero strumenti di inclusione importantissimi. Purtroppo manca un’adeguata infrastruttura di regole all’interno delle quali gli ‘autobus’, ad esempio le associazioni, possano operare. Ad oggi chiunque può aprire un’associazione con le finalità che desidera... 
PARAFRASANDO, ALMENO IL CONDUCENTE DELL’AUTOBUS DOVREBBE AVERE LA PATENTE, GIUSTO?
Esatto. E poi c’è la questione di come le associazioni sono organizzate. Quale modello democratico usano? È un modello che tiene conto delle competenze?
PASSIAMO ALLORA ALLA DOMANDA RITUALE DI QUESTA RUBRICA: QUALI SONO I PROBLEMI IRRISOLTI DELLA DEMOCRAZIA?
La sfida di oggi è quella di integrare Democrazia e competenze.
Il paradigma del Marketing permea ormai la nostra cultura; i media e la pubblicità ci hanno trasmesso l’idea che attraverso la comunicazione è possibile vendere per vera qualsiasi informazione; si è perso il principio di verità. 
Conoscere per deliberare è diventato sostanzialmente impossibile. Perdipiù tutto è teso a sconfiggere la tesi dell’avversario, senza necessità di basi razionali. Questa combinazione ha reso a mio avviso la Democrazia Rappresentativa uno strumento vuoto; e la soluzione non può essere neanche nella Democrazia Diretta, dato che mancano nella popolazione le competenze per deliberare.
I recenti casi della Brexit e dell'elezione di Trump hanno dimostrato che queste tradizionali forme di democrazia sono in profondissima crisi. 
NON SARÀ CHE SICCOME LA BREXIT E TRUMP NON PIACCIONO A NOI, DIAMO LA COLPA ALLA DEMOCRAZIA?
Credo che molti tra coloro che hanno fatto quelle scelte non fossero consapevoli delle conseguenze: ad esempio solo dopo la vittoria della Brexit la gente è andata in massa a cercare su internet quali potessero esserne le conseguenze… 
HO AFFRONTATO ANCHE IO IL TEMA NELL’INTRODUZIONE A QUESTA RUBRICA E NE ABBIAMO PARLATO NELL’INTERVISTA A GINO RONCAGLIA.  COME CONIUGARE ALLORA DEMOCRAZIA E COMPETENZE?
Premetto che non si può rinunciare al principio di Equità: tutti devono avere accesso alla possibilità di decidere. Ciò non toglie che possa essere richiesto prima di informarsi .
Credo che funzionerebbero abbastanza bene dei modelli di "democrazia partecipativa" nei quali un certo numero di soggetti venisse estratto a sorte, all'interno di liste di persone che hanno superato degli appositi percorsi di formazione ed esami di competenze di base; attenzione, non solo competenze tecniche, ma almeno capacità di comprensione e di ascolto (che mi sembra si stiano perdendo).
I partecipanti a queste liste di "cittadini attivi" dovrebbero essere costantemente interessate da attività di utilità civica, allo scopo di migliorare sempre di più l'informazione e la partecipazione attiva. 
Una volta estratti dovrebbero partecipare alla decisione su uno specifico tema attraverso un dibattito pubblico, le cui regole però non dovrebbero essere basate su votazioni a maggioranza, ma sulle regole della Comunicazione nonviolenta. Lo scopo non dovrebbe essere quello di far "vincere" la propria idea, bensì quello di integrare gli aspetti migliori delle diverse proposte. 
TORNIAMO AL MONDO DELL’ECONOMIA E DELLA FINANZA. IN REGIME DI CONCORRENZA, CHI PRENDE DECISIONI MIGLIORI, RISULTA AVVANTAGGIATO. SE DUNQUE VI SONO MODELLI DEMOCRATICI CHE FUNZIONANO BENE, ALLORA TRA I SISTEMI ORGANIZZATIVI AZIENDALI NE DOVREBBE ESSERE EMERSO QUALCUNO. NE CONOSCI?
Abbastanza recentemente ho letto il pensiero di un personaggio considerato uno dei "mostri" della finanza (da qualcuno in senso negativo e da altri in senso positivo): si chiama Ray Dalio, gestisce il più grande Hedge Fund al mondo con la sua società BridgeWater. Lì viene impiegato il modello "Idea Meritocracy", ideato da Dalio, con risultati che definirei straordinari.
SU QUALI REGOLE SI BASA?
Tutti possono dire la propria, ma al momento della decisione, si valuta chi in passato si è mostrato più competente in quel campo (dandogli più potere decisionale) e se le idee risultano sostenute da dati ed argomentazioni. In un modello come questo però non contano solo le regole, ma anche come sono applicate: è fondamentale l’atteggiamento dei partecipanti alle decisioni, che devono lavorare prima su sé stessi. Le idee migliori non possono emergere se l’obiettivo è farsi le scarpe a vicenda. 
"Idea Meritocracy" è pensato per la governance delle aziende, ma un suo adattamento potrebbe essere sperimentato anche in ambito politico.
NONOSTANTE I PROBLEMI CHE HAI EVIDENZIATO, POSSIAMO GUARDARE CON SPERANZA AL FUTURO?
Io preferisco guardare sempre con speranza al futuro. Sono convinto che sostanzialmente il mondo sia migliorato tantissimo, anche se non nego gli enormi problemi che esistono; nel lungo termine è innegabile che ci sia stata un’evoluzione della coscienza collettiva: molte forme di ingiustizia che un tempo erano tollerate o di cui neanche ci si accorgeva, oggi quantomeno sono percepite.   
I "cattivi" non sono solo fuori, sono spesso alcune nostre sub-personalità, alcuni istinti, alcune reazioni automatiche. Il cambiamento parte da noi stessi: migliorando noi stessi, migliorerà la società. Questo non esclude che dobbiamo cercare di migliorare anche le regole sociali. Le due cose vanno di pari passo. 
La tecnologia ha raggiunto ormai un livello che consente di soddisfare tutti i bisogni primari dell’umanità. Il problema è che non c’è stata un pari evoluzione dei sistemi sociali. Non c’è stato uno sviluppo armonico, come spesso avviene in alcune fasi della crescita. I problemi oggi sono di distribuzione, di organizzazione, decisionali. Risolti questi, saremo a posto!
GRAZIE MILLE PER LA DISPONIBILITÀ!  
 
 
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