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Diamanti Idb e Dpi: spuntano le 'conciliazioni'. E ti pareva! Ma cosa c'è da 'conciliare'?
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Articolo di Anna D'Antuono
27 novembre 2017 7:05
 

 Venerdi scorso, la Intermarket Diamond Business (Idb) ha inviato una comunicazione alla Diamond Private Investment (Dpi), alle banche coinvolte nella vendita di diamanti di ambo le società e a numerose associazioni di consumatori. Come logico che sia, Aduc non è tra i destinatari della missiva in cui si legge che "il mercato del diamante è stato colpito da una campagna mediatica negativa e distorta che ha causato grave turbativa".
Sarebbe tutta colpa dei media, pertanto, se i diamanti in banca vengono ora considerati una fregatura.

Ancora, "L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, intervenuta sulla questione, ha sanzionato per pubblicità ingannevole alcuni operatori (che hanno preannunciato il ricorso al TAR avverso il provvedimento), ma non ha portato chiarezza sul mercato di riferimento: l’indagine di AGCM è stata limitata a due operatori, senza che sia stata posta adeguata attenzione sulle caratteristiche dell’intero e complessivo mercato italiano del diamante".
L'indagine Agcm si è limitata ai due operatori Idb e Dpi perché sono i due operatori che, anche tramite le banche complici, hanno venduto i diamanti a prezzo gonfiato e con evidenti modalità di piramide finanziaria.
 

Infine, "La situazione che si è creata a seguito di questi accadimenti ha colpito in modo grave i consumatori:l’onda mediatica ha determinato, sulla base di elementi inesatti, una forte confusione nei confronti del diamante come bene rifugio, con danno per tutti, consumatori e professionisti".
Sempre colpa dei media e dei loro elementi inesatti, i cattivoni!
 

Come uscirne? Idb ha la soluzione. "Occorre a questo punto individuare una via d’uscita: e la sola via appare quella di pervenire alla piena riattivazione del mercato sulla base di regole condivise tra professionisti e rappresentanti dei consumatori".
D'ora in avanti vogliono rigare dritto, ottima cosa.
 

"Vi è poi – e comunque - la necessità di predisporre e delineare le regole operative di un tavolo di conciliazione ove le istanze dei consumatori possano essere esaminate, discusse e, se possibile, definite in via conciliativa".

E ti pareva se non spuntava fuori la "conciliazione".

Il modello è oramai consolidato: le associazioni di consumatori vengono usate per rifarsi una verginità e risparmiare sui risarcimenti. Anche stavolta avevamo fatto presente che non c'è bisogno di "tavoli" perché non c'è un bel niente da "conciliare" ma bisogna invece rimborsare l'intero importo investito e farlo a tutti, non solo ai pochi che si presentano a reclamare.
 

Il nostro atteggiamento, unito alla pressione mediatica, ha portato ad immediati frutti con Intesa Sanpaolo che dapprima ha iniziato a rimborsare i clienti più battaglieri, per poi estendere il rimborso a tutti i reclami, sebbene l'iniziativa sia ancora da migliorare.

Lasciando l'iniziativa a singole associazioni si è riusciti con Intesa Sanpaolo, immaginiamo l'effetto se tutte le associazioni si unissero nei confronti di tutte le banche.

Ed invece, come al solito, quasi tutte le associazioni hanno bisogno di accomodarsi ai "tavoli".

Il nostro suggerimento resta immutato: occorre esigere il rimborso integrale del capitale investito. Allo scopo, Aduc ha pubblicato i moduli di reclamo da inviare alle banche ed alle due società venditrici che sono disponibili nell'apposita pagina.

 
 
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