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Diritti umani. La Svezia potrebbe aprire la strada verso le estradizioni in Cina... ma non lo fa!
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Articolo di Redazione
7 luglio 2019 12:48
 
 
In riunione dallo scorso 18 giugno, la Corte Suprema della Svezia dovrebbe pronunciarsi nei prossimi giorni su una richiesta di estradizione verso la Cina di un funzionario cinese della provincia di Hunan. Qiao Jianjun è accusato di uso improprio di fondi per diversi milioni di dollari. In una conversazione con Libération, Peter Dahlin, direttore di Safeguard Defenders, ONG di protezione dei diritti umani in Cina, lui stesso una volta incarcerato in quel Paese, sottolinea l’importanza di una decisione del genere a livello europeo.

D. Perché la decisione sella Corte suprema di Svezia è molto attesa dai difensori dei diritti umani?
R. E’ la prima volta, dopo la importate riforma giudiziaria in Cina del 23 marzo 2018, che la massima autorità giuridica di un Paese che fa parte della Corte Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU) si esprime su una domanda di estradizione. I magistrati svedesi che sono impegnati sul caso di Qiao Janjun devo stabilire formalmente se avrà diritto ad un processo equilibrato in Cina e se rischia di essere vittima di una tortura o di essere condannato alla pena di morte. La loro decisione potrebbe diventare giurisprudenza e creare un precedente per tutti i Paesi che hanno firmato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A cominciare dalla Francia o dalla Spagna, che hanno siglato dei trattati di estradizione con la Cina. Alcuni avvocati stanno per far arrivare richieste di estradizione alle più alte corti dei due Paesi.

D. Ma in cosa consiste questa importate riforma giudiziaria cinese?
R. Nell’ambito della prima sessione della 13ma Assemblea popolare e l’anno scorso, il presidente cinese, Xi Jinping, ha fatto partire il Comitato nazionale di supervisione (CNS) Un’organizzazione che ha il potere di mettere le persone in isolamento totale, in prigioni segrete, senza diritto a far richiesta di un avvocato, e che, inoltre, è totalmente indipendente dalla giustizia e dalla polizia. La domanda di estradizione della Svezia si indirizza quindi al PCC. E’ come se noi estradassimo qualcuno per il Partito repubblicano in Usa e non verso il sistema giudiziario americano.

D. Questa connessione tra il partito comunista e lo Stato cinese è veramente nuova?
R. Ancor prima che la Repubblica popolare cinese fosse creata ad ottobre del 1949, il Partito comunista cinese disponeva già di un suo sistema interno di disciplina per assicurarsi la fedeltà dei suoi aderenti. L’incarcerazione delle persone associate al partito e la detenzione in isolamento esisteva da lungo tempo. Nel 2017, un anno prima della riforma, il partito aveva già avviato più di 500 indagini interne di questo tipo. Ma ormai, la definizione di un “aderente” del partito si è allargata. Include tutti quelli che lavorano per lo Stato: insegnanti nelle scuole e nelle università, personale ospedaliero e funzionari delle aziende controllate dal governo, fino ad anche ogni persona “legata” ad una indagine: l’idraulico che ripara una scuola, l’operaio che costruisce un palazzo, l’autista di un membro del partito. All’inizio dell’anno, un giornalista è stato arrestato dal CNS, insieme alla sua donna, alla sua padrona, suo fratello e i suoi due assistenti. Non c’è un limite.

D. Questo giudizio può avere delle influenze al di là dell’Europa?
R. Molti diplomatici ed avvocati non europei stanno seguendo questo processo con attenzione. Ci sono circac300 cinesi nel mondo, in Canada, in Usa, in Giappone, in Australia e in altre parti, che sono in attesa di un giudizio per la loro estradizione. Ma anche in Cina, bisogna sapere che il rimpatrio di queste persone accusate di corruzione è una delle politiche di riferimento di Xi Jinping. Questo giudizio potrebbe rappresentare un grande passo indietro per il leader cinese.

(intervista di Anton Stolper, pubblicata sul quotidiano Libération del 06/07/2019)

La Corte ha deciso di non estradare
Qiao Jianjun, ex funzionario dell'amministrazione statale sul grano che ha vissuto principalmente negli Stati Uniti dal 2011, è ricercato da Pechino nell’ambito di una vasta campagna governativa contro la corruzione.
È accusato di aver sottratto oltre 200 milioni di yuan (39,5 milioni di dollari), secondo i documenti delle autorità cinesi forniti alla Svezia.
Qiao Jianjun contesta le accuse mosse contro di lui e afferma di essere inviso a Pechino da quando è entrato nel "Partito Democratico Cinese" nel 2010.
"Lui nega i crimini e viene perseguitato dalle autorità cinesi perché pensano che non sia fedele al partito (comunista)", ha detto il suo avvocato, Henrik Olsson Lilja, all'Afp.
La Corte Suprema svedese ha affermato che esiste un "rischio reale" che l'imputato possa essere condannato a morte, e che le assicurazioni fornite dalle autorità cinesi non possano essere considerate sufficientemente solide da giustificare l'estradizione.
"La Corte Suprema afferma che c'è il rischio che sarà sottoposto a persecuzione a causa della sua attività politica e che sarà sottoposto a trattamento in violazione della Convenzione Europea sui Diritti Umani", ha detto in una nota il giudice Petter Asp.
"A queste condizioni, l'estradizione non può aver luogo", ha aggiunto.
Qiao Jianjun è stato arrestato e detenuto in Svezia nel giugno 2018 su richiesta della Cina.
È stato rilasciato il 19 giugno 2019 solo per essere nuovamente arrestato una settimana dopo in un altro caso, questa volta per volere degli Stati Uniti, dove le autorità lo sospettano di riciclaggio di denaro commesso nel 2015.
La Svezia ha dato agli Stati Uniti fino al 2 agosto per presentare un resoconto più dettagliato dei crimini di cui è sospettato prima che decida una potenziale estradizione.
Sulle estradizioni è il governo svedese a prendere ufficialmente le decisioni finali, ma è obbligato a seguire le sentenze della Corte Suprema.
(AFP)
 
 
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