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Diritto aborto. Caso El Salvador. Occorrono le brigate internazionali
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Articolo di Vincenzo Donvito
14 marzo 2018 14:30
 
  La notizia e’ agghiacciante e confortante nello stesso tempo. Una ragazza di 19 anni stuprata, decise di abortire e fu condannata a 30 anni di galera. Ora e’ stata “graziata” e dopo 15 anni e’ libera (1). Secondo stime di organizzazioni femministe de la repubblica di El Salvador, Paese in cui vige questa legge, circa una trentina di donne si trovano attualmente in carcere, scontando pene dai 6 ai 35 anni, per aver abortito.
Chissa’ che persona e’ ora oggi questa donna che, a 19 anni, decise di non tenersi il frutto della violenza che aveva subito da parte di un uomo e la successiva violenza subita dalla societa’ in cui viveva in cui -senza ombra di dubbio- si e’ giudicati da uomini e donne (vestite da maschi) che non hanno il minimo pudore civico, umano. Dura lex, sed lex, potra’ ribattere qualcuno, i magistrati facevano solo il loro dovere? Dibattito ormai vecchio e stantio, tornato in auge nell’ambito dei processi agli aguzzini nazisti della seconda guerra mondiale del secolo scorso. Dibattito e approccio che nel 2018 e’ ridicolo e tragico nello stesso tempo. Il risultato di queste vere e proprie complicita’ dei cosiddetti uomini e donne di diritto e’ una donna in carcere 15 anni per aver abortito e un’altra trentina di cui si sa poco o nulla.
Sia chiaro: se qualcuno di quelli che si trincerano dietro il diritto alla vita del feto alza una minima voce di difesa della condanna, andrebbe messo in galera per il doppio di tempo a cui e’ stata sottomessa questa donna. Ovviamente: scriviamo metaforicamente, perche’ siamo tra coloro che ritengono che in El Salvador come in Italia, la galera cosi’ com’e’ non educa o riabilita’ ma peggiora solo ogni tipo di condizione, e la galera non la auguriamo neanche al nostro peggior avversario, foss’anche abbia ucciso nostra madre o nostro figlio.
El Salvador e’ un Paese che fa parte delle Nazioni Unite e di chissa’ di quanti altri consessi internazionali. E’ un Paese flagellato dai crimini della malavita organizzata che, complici le leggi locali e quelle internazionali, prosperano e si addentrano in tutti i meandri della vita sociale ed economica essenzialmente grazie al narcotraffico. Le statistiche di questo Paese rispetto a violenza e diritti umani, sono tra le piu’ tragiche del mondo.
Cosa dobbiamo fare di fronte a tanta violenza istituzionale? C’e’ gia’ la nave di Women on Waves che gira per quei mari, al di la’ delle acque territoriali fornendo servizi abortivi... e ampiamente boicottata da tutti gli Stati della zona, ed e’ evidente che non basta: non solo per sopperire e rendere possibile l’aborto a chi lo richiede, ma per far sviluppare un coscienza e una rivolta civica che imponga la depenalizzazione della pratica abortiva, in loco e nelle istituzioni internazionali.
Ci sara’ probabilmente bisogno di ulteriori brigate internazionali che, soprattutto nelle istituzioni internazionali, adottino iniziative per bloccare questo massacro. Prima domanda: quali sono i rapporti del nostro Paese con El Salvador? E’ mai partita una nota di preoccupazione ogni volta che vengono comminate pene del genere? I privati che investono in quel Paese, si sentono tranquilli con la cloro coscienza o, come al solito, pecunia non olet?
Ci aspettiamo iniziative parlamentari italiane ed europee e quant’altro possa essere necessario per far sentire le istituzioni di El Salvador peggio di come gia’ sono. Il diritto alla vita (ovviamente non quella degli zigoti) e’ il primo in assoluto per poter affrontare e combattere per l’affermazione di tutti gli altri diritti.

1 -
https://www.aduc.it/notizia/condannata+30+anni+aborto+esce+dopo+15+anni_134678.php
qui altre vicende simili sempre in El Salvador
e qui altri dati sulla violenza e le carceri di questo Paese
 
 
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