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Diseguaglianze. In crescita nel mondo
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Articolo di Redazione
14 dicembre 2017 17:36
 
 La tendenza e’ indiscutibile: da una quarantina d’anni, le diseguaglianze sono in aumento in praticamente tutti i Paesi del mondo. Cosi’ fa sapere il primo rapporto pubblicato il 14 dicembre da parte di alcuni ricercatori che fanno parte del progetto World Wealth and Income Database (WID, raccolta di dati su patrimonio e reddito), tra cui l’economista Thomas Piketty.
Dopo gli anni 1980, l’1% dei piu’ ricchi ha approfittato due volte in piu’ della crescita dei redditi che non il 50% dei piu’ poveri. E per coloro che sono tra queste due categorie (le classi medie, per esempio), i redditi sono stati stagnanti, e anche calati.
“Questo 50% tra i piu’ poveri, ha beneficiato di forti tassi di crescita dei loro redditi, mentre la classe media mondiale (in cui c’e’ il 90% dei piu’ poveri in Europa e Stati Unti), ha visto comprimersi la crescita per proprio reddito”.
L’1% dei redditi piu’ alti del mondo ha captato il 27% della crescita
Un “orizzonte di diseguaglianze”
Nel dettaglio, se si divide la popolazione mondiale in zone geografiche e non piu’ in blocchi di reddito, si nota che la parte che corrisponde ai redditi maggiori e’ in crescita nella quasi totalita’ dei Paesi, negli ultimi decenni.
In alcuni Paesi, questo indicatore di diseguaglianze e’ volato: tra il 1990 e il 2016 (anni sui quali ci sono tutti i dati), la parte di reddito nazionale del 10% dei piu’ ricchi e’ andato oltre i 21 punti in Russia (malgrado una caduta nel 2008 a causa del calo dei prezzi del petrolio) e di 22 punti in India.
Se ci sono delle eccezioni, cioe’ una stagnazione o un calo delle diseguaglianze (in Medio-Oriente o Brasile o Africa subsahriana), c’e’ da notare che esse erano gia’ a dei livelli elevati: “Non aver avuto un regime egualitario del dopoguerra (le spese della prima guerra mondiale hanno giustificato la creazione dell’imposta sul reddito), per queste regioni ha significato avere un ‘orizzonte di diseguaglianze’ del mondo attuale”, dicono i ricercatori, che si preoccupano che questo orizzonte sia quello verso il quale si stanno indirizzando diverse economie.
Comparativamente, l’Europa si tira fuori dal gioco, e vede la parte del 10% dei piu’ ricchi passare dal 34 al 37% delle ricchezze del Vecchio Continente, una crescita moderata delle diseguagianze a confronto con la situazione delle altre zone.
Le traiettorie divergenti di Europa e Stati Uniti
L’europa dell’Ovest e gli Stati Uniti, che avevano dei livelli di diseguaglianza simili negli anni 1980 (l’1% dei piu’ ricchi accaparrava circa il 10% del reddito dei Paesi o della zona), hanno conosciuto evoluzioni diverse, con gli Usa che hanno visto la propria parte dell1% raddoppiare in qualche decennio, rispetto al +12% del Vecchio Continente.
Per spiegare questo fenomeno, gli autori invocano le diseguaglianze molto forti del sistema educativo americano e il carattere sempre meno progressivo della fiscalita’. Un paradosso nella misura in cui gli Usa si sono sviluppati, in opposizione alla societa’ basata sulle rendite degli europei del XIX secolo, con una tradizione ugualitaria -il sistema progressivo delle imposte e’ stato inventato oltre Atlantico (il tasso -teorico- applicabile ai redditi americani piu’ elevati e’ in media dell'82% con delle punte del 91% degli anni 1940/1960, ma un insieme di dispositivi permette di diminuire questi tassi).
Al contrario, le politiche salariali ed educative europee, piu’ favorevoli alle classi medie, spiegano un aumento medio delle diseguaglianze. Altra spiegazione, per alcuni Paesi europei, come Francia e Regno Unito: i prezzi elevati del settore immobiliare, che hanno fatto crescere il patrimonio della classe media e attenuato l’allontanamento tra i piu’ ricchi e i piu’ poveri.
Il peso delle privatizzazioni
Per spiegare, da un punto di vista generale, queste diseguaglianze e la loro evoluzione, i ricercatori fanno il punto su un fattore determinante: la privatizzazione dei capitali. In seguito alla transizione dal comunismo verso il capitalismo, la Cina e la Russia hanno visto i loro patrimoni privati rispettivamente quadruplicare e triplicare, e questo ha meccanicamente accresciuto le diseguaglianze di reddito e di ricchezza. Questi due Paesi hanno visto la loro parte di 1% raddoppiare negli ultimi venti anni.
“Negli ultimi decenni, i Paesi sono diventati piu’ ricchi, ma i governi sono diventati piu’ poveri”, sottolinea il rapporto (“Paesi” che raggruppano, qui, ricchezza pubblica e privata). Nella maggior parte dei Paesi ricchi, dagli Usa al Giappone, la situazione e’ ancora piu’ catastrofica: il patrimonio pubblico e’ diventato negativo (piu’ debito che utili) -e’ appena in positivo in Germania e Francia. Una situazione che”limita la capacita’ degli Stati di regolare l’economia, redistribuire i redditi e frenare la crescita delle diseguaglianze”.
Gli economisti prevedono che con un prosieguo di questa tendenza, la parte di patrimonio dello 0,1% dei piu’ ricchi del Pianeta (in un mondo in cui sono rappresentati Cina, Unione Europea e Usa), raggiungera’ quella della classe media mondiale nel 2050.

(estratto da un articolo di Mathilde Damgé, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 14/12/2017)
 
 
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