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Firenze senza futuro. Pecunia non olet? L’Italia alla Cina, Firenze al business che mangerà se stesso. Ora è Costa san Giorgio
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Articolo di Vincenzo Donvito
24 marzo 2019 10:35
 
 L’amministrazione della città ne va fiera. A noi viene più di un dubbio. Stiamo parlando (caso del giorno) dell’avvio dell’iter per trasformare l’ex-scuola di sanità militare di Costa San Giorgio in un albergo di lusso grazie alla Marzocco Investment & Development di capitale argentino.
Quindi, secondo i manuali dell’amministrazione, dell’economia e della finanza che hanno definito e scandiscono la nostra attualità, noi dubbiosi saremmo conservatori. Mentre chi acquista e investe, chi concede e favorisce, sarebbero progressisti. Sui risultati di queste politiche dei progressisti se ne può godere in tutto il mondo, Firenze compresa: un giro per il centro città, come un giro tra le rovine delle città siriane e yemenite martoriate dalla guerra, come un giro nelle città del primo, del secondo, del terzo e del quarto mondo (fra un po’ si conierà con sostanza anche la realtà del quinto mondo), sono ad indicarci i risultati “progressisti” di queste politiche (memento: le manifestazioni contro i cambiamenti climatici e i finti impegni degli Stati per farvi fronte).
E’ ovvio che noi ci sentiamo tutt’altro che conservatori. Anzi. La testardaggine di guardare sempre oltre il nostro naso e le prossime scadenze elettorali, ci aiutano non a delineare scenari da film di fantascienza sulla trasformazione e distruzione della Terra, ma la fotografia di una veloce distruzione delle città, Firenze nel nostro caso, come realtà dietro l’angolo e contro la quale occorre perlomeno guardare almeno al 2100. E’ ovvio che non stiamo parlando di città come espressione meramente territoriale, ma urbana, civica, umana, sociale ed economica. Una sfilza di aggettivi che possono essere onorati solo se ci sono le politiche che li favoriscano. Qualcuno – disperato a nostro avviso – pensa di imporre le presunte qualità, noi no! Sosteniamo che vanno favorite dalle politiche, sì che utenti e imprenditori delle stesse (dotati di diritti al pari di doveri) le sentano più proprie e le curino meglio, invece di essere solo meri fruitori ed esecutori del “monarca illuminato” (che pur se a Firenze fa venire in mente il Granducato e il suo – all’epoca – splendore, pur sempre di monarca si tratta ed oggi è bene che resti tale solo nei libri di storia).
A nostro avviso, A.D. 2019, pecunia olet. Se fossimo un Paese e una città disgraziata, probabilmente faremmo parte di coloro che cercano il pelo nell’uovo e verremmo vituperati per la nostra opposizione alla costruzione di una fabbrica di automobili diesel in quel di Costa San Giorgio. Sorriso? No, metafora. Firenze non è una città disgraziata (merito di tutti) e nessuno vorrebbe installare questo diesel nella bella strada che ci porta da Ponte Vecchio al Forte Belvedere. Ma le città non-disgraziate invece del diesel usano altro, più adeguato alla sua presunta costruzione verso il futuro, per farsi male Nella fattispecie l’albergo di lusso della Marzocco Investment che, non a caso, non sarà solo camere con viste mozzafiato, ma con una ricostruzione, stile parco giochi della Disney, del tessuto strutturale che richiami gli antichi usi monastici di quei luoghi (quelli, più recenti, da scuola sanitaria militare erano troppo truci?).
Progetto perfetto per quella Firenze che ha espulso dal centro parte della Regione, i palazzi di Giustizia, quasi tutta l’Università, i mercati, etc (ospedale Santa Maria Nuova per ora resiste) e tutto l’indotto economico e abitativo (compresi gli umani) che questo aveva con sé.
Ma siamo sicuri che chi viene a visitare la nostra città voglia la versione originale e quella simile alle ricostruzioni dei parchi giochi disneyani con solo addetti alla funzionalità di questo parco, e non una città che vive, coi suoi abitanti, le sue attività, le sue contraddizioni, i suoi ritmi, le sue botteghe reali? A noi, per l’appunto, ponendoci questa domanda, ci viene il dubbio. Sarà che quando noi facciamo i turisti, cercando di essere più che altro viaggiatori, restiamo perplessi e un po’ disgustati di fronte ad agglomerati urbani tipo quelli del centro di Firenze. Sarà che noi in questa città ci abitiamo e ci sentiamo male con un centro che è diventato periferia, visto che non è più (quasi) il centro degli interessi dei cittadini, ma solo dell’economia turistica fine a se stessa, quella che si brucia e si consuma senza trasmettere ai turisti l’energia di una città che vive.
Sappiamo che l’amministrazione della città di Firenze non ama il governo nazionale, ma ci sono delle scelte e delle politiche che, al di là dei presunti presupposti che ogni parte/partito ha, sono trasversali e fanno andare a braccetto anche coloro che dicono di combattersi. La Firenze dell’amministrazione Nardella (erede di quelle precedenti) sta – a nostro avviso – facendo scelte in linea con le politiche del governo nazionale. Ma non scelte marginali, facilmente riassorbibili da alcune impostazioni correttive di presunta dedizione al bene pubblico e diffuso. No. Scelte determinanti che, dopo gli incassi dei primi giorni, porteranno a politiche distruttive, senza andare tanto in là nel tempo (abbiamo, per questo, già accennato al 2100): Firenze (in buona compagnia di tante altre città, per carità) con un centro solo turistico e tanti soldi che arrivano ma che, proprio perché l’assorbimento di questi utili non è da parte di imprenditori di zona, i soldi vanno altrove e finiscono magari (Arabia Saudita) per comprare armi che favoriscono le guerre in Siria e in Yemen. L’Italia (anch’essa in compagnia di alcune altre nazioni che magari fanno un po' finta di una loro dignità e sono apparentemente meno sfacciati… vedi Germania e Francia) che apre la cosiddetta via della seta con la Cina, e in questo modo favorisce tutte le politiche interne ed espansionistiche di quel Paese, politiche basate sulla morte delle libertà, economiche e di pensiero.
Politiche - fiorentina e nazionale - che porteranno i loro adulatori ed esecutori a mangiare se stessi e i motivi fondatori della propria essenza.
 
 
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