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L'importanza del questionario MiFID
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Articolo di Anele Illuminante
4 dicembre 2017 14:53
 
Da qualche settimana, sta facendo un bel po’ di rumore la confessione di un ex-direttore di banca apparsa su uno dei principali quotidiani economici italiani (1). Nell’articolo, vengono riportate le modalità di compilazione del questionario MiFID che l’ex direttore era solito vedere all’interno della propria struttura. Inutile dire che l’articolo riportava comportamenti illeciti da parte degli operatori bancari, che compilavano il questionario al posto dei propri clienti, facendogli assumere un profilo di rischio compatibile con i prodotti finanziari che volevano vendere in quel periodo (che coincidenza!).
Anche se l’argomento è stato affrontato molte volte in passato, forse è il caso di ribadire l’importanza del questionario e della sua corretta compilazione, perché evidentemente ancora non ci siamo. E’ vero, forse troppo spesso ci troviamo di fronte ad adempimenti burocratici richiesti per diversi motivi: attivazione di linee telefoniche, abbonamenti di pay-tv, attivazione di carte di credito, carte prepagate, c/c e altro ancora. A volte la mole delle "scartoffie" da leggere è così elevata che firmiamo senza aver chiaro cosa stiamo facendo. In alcuni casi, la fretta e il timore (ingiustificato) di passare da malfidati che voglio leggere prima di acquistare (!) ci spingono a firmare velocemente e inconsapevolmente. Fortunatamente nella norma, ci va bene, altre volte molto, molto meno.
Correre questo rischio nella compilazione del questionario MiFID è molto facile oltre che frequente anche a causa dei diffusi comportamenti degli operatori bancari sopra accennati.
Si tratta dello strumento di maggiore tutela in materia di “consulenza finanziaria in materia di investimenti” e quindi di difesa dei nostri soldi.
Consiste in una serie di domande di natura economico-finanziaria, volte a determinare il livello di conoscenza finanziaria e propensione al rischio del cliente (profilo di rischio). Spesso non gli viene data molta importanza perché, probabilmente, non ne viene percepita l'utilità. Proviamo a capire perché è così importante.
Individuando il profilo di rischio del risparmiatore - cioè quanta parte dei propri soldi è disposto a rischiare - il consulente è in grado di individuare (e vendere) esclusivamente i prodotti adeguati, cioè quelli con un rischio di perdita inferiore a quella massima che il cliente è disposto a perdere.
Oltre a rappresentare uno strumento di tutela dell'investitore, ha una elevata utilità anche per il consulente per capire le reali esigenze del cliente, la consapevolezza in materia di investimenti, gli obiettivi di rendimento e soprattutto quanto è disposto a rischiare. Tutto questo è alla base di un buon servizio di consulenza finanziaria e ne dovrebbe costituire il punto di partenza.
La relazione tra rischio rendimento impone che se il rischio dell'investimento è alto, aumenta la probabilità di subire forti perdite quando le cose vanno male e, viceversa, quando le cose vanno bene, ottenere rendimenti importanti. L'aspettativa di ottenere un rendimento più alto per investimenti rischiosi ha un nome: premio per il rischio. Questo premio ricompensa il maggior rischio dell'investimento assunto dall’investitore. C’è solo un problema, non è detto che vada sempre bene e quindi nascono i problemi…
Più elevato è il profilo di rischio del cliente, maggiore è il livello di perdita che dichiara di poter sopportare. Sopportando maggiori perdite gli potranno essere venduti prodotti più rischiosi.
Spesso i prodotti vengono venduti perché consentono, a chi li vende, maggiori guadagni (commissioni o costi del prodotto). Può capitare quindi che l’interesse del cliente, venga sacrificato per “correre dietro” agli obiettivi di vendita degli intermediari di questi prodotti.
Ovviamente non sarebbe corretto generalizzare e accusare l’intero settore. Molti nel settore operano trasparentemente e in modo professionale, e credo che il ruolo della finanza non debba generare eccessivi conflitti correndo il rischio di allontanare i risparmiatori perché spaventati. Continuiamo a ritenerla un ottimo strumento per raggiugere i nostri obiettivi di vita (o quantomeno di provarci) se usato sapientemente.
E' quindi fondamentale che il questionario rispecchi la reale capacità di sopportazione delle perdite.
Alcuni consigli per la compilazione del questionario:
  1. pretendere di compilare il questionario di persona, diffidate da questionari precompilati e se non ricordate di averlo compilato richiedete alla banca una copia o una sua revisione;
  2. rispondere in modo sincero - sembra un consiglio triviale ma non lo è. A volte l'idea di passare da ignoranti può farci scambiare la conoscenza con il sentito dire (definire bene che cosa è un’obbligazione è un conto, averla sentita nominare è un altro);
  3. fare domande - se non capite il senso delle domande del questionario chiedete aiuto e chiarimenti al vostro consulente, è lì anche per quello;
  4. avere una copia - è fondamentale in caso di controversie tra cliente e banca. Sarà il documento con cui l’intermediario difenderà il proprio operato perché certifica la vostra consapevolezza su ciò che si sta acquistando. Dimostrare a posteriori che non si è provveduto alla compilazione o non si è compreso il contenuto dello stesso può diventare davvero difficile.
Nella norma saranno direttamente i consulenti, promotori o addetti delle banche che operano in modo corretto a farvi seguire queste indicazioni, ma è sempre bene ricordarlo dato che molti risparmiatori si ritrovano in possesso di prodotti finanziari di cui non conoscono i rischi (es.: obbligazioni subordinate che richiedono un approfondita conoscenza dello strumento).
Ricordiamo sempre la regola aurea: non esistono prodotti che fanno rischiare poco e rendere tanto.
Di fronte a proposte allettanti, sbandierate ad esempio come “molto più redditizie di un titolo di stato", chiedete sempre perché sono così redditizie. Se rendono molto di più significa che hanno un rischio maggiore (o un costo elevato) a cui vi esporrete in caso di acquisto. Se si ha consapevolezza dei rischi finanziari contenuti, nulla vieta di acquistarli, potrebbero anche rivelarsi delle buone occasioni.
Ma se manca questa consapevolezza è meglio lasciar perdere.
Insomma, impariamo a sfruttare gli strumenti di difesa degli investimenti facendo un piccolo sforzo per conoscerli un po’ meglio. Il questionario MiFID è uno di questi e il tempo impiegato per la sua lettura, comprensione e compilazione non è assolutamente tempo perso e dovrebbe preteso come se fosse lo scontrino in un normale acquisto. A volte lo richiediamo solo perché vogliamo che la controparte faccia il proprio dovere.
Sarebbe già un inizio. 

Nota (1) Plus 24 – Il sole 24 Ore del 18 novembre  2017, pag.14.
 
 
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