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L’incerto futuro dell'iboga, pianta psicotropa del Gabon
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Articolo di Redazione
5 marzo 2018 16:10
 
 Pianta con effetti psicotropi utilizzata nei riti tradizionali in Gabon, l’iboga sembra che sia vittima della sua popolarita’ crescente all’estero e potrebbe sparire, cosi’ come sostengono i difensori dell’ambiente.
Utilizzata nella forma di polvere di corteccia dalla sua radice, l’iboga, arbusto endemico della foresta equatoriale dell’Africa centrale, da’ delle “visioni” e permette di connettersi ai propri avi”, spiega la guaritrice gabonese “Maman Dje Dje”.
In Gabon e’ utilizzata sempre nelle cerimonie del “bwiti”, un rito tradizionale di iniziazione, ma la pianta e’ essenzialmente utilizzata a fini tradizionali da una cinquantina d’anni.
Alcuni brevetti sono stati depositati in ragione delle virtu’ medicinali dell’ibogaina, uno dei principi attivi dell’iboga.
L’ibogaina “potrebbe servire contro malattie come il Parkinson, o anche l’Alzheimer”, dichiara Natacha Nssi Begone, direttrice della valorizzazione dei prodotti forestali al ministero gabonese delle Acque e delle Foreste.
Ma soprattutto, questa molecola della famiglia degli alcaloidi avrebbe, secondo vari studi, delle virtu’ terapeutiche per curare delle dipendenze, in particolare quelle da oppiacei come l’eroina.
L’Iboga e’ diventata nel corso degli anni un pianta che ha portato il Gabon all’attenzione internazionale, cosi’ come l’Amazzonia con l’ayawaska, per sempre piu’ occidentali che la usano per “iniziarsi”.
La pianta comincia ad essere esportata e il suo commercio e’ diventato “ultra lucrativo”, dice Yann Guignon, fondatore della ONG “Blessings of the forest” (I benefici della foresta).
Commercio vietato
L’iboga non puo’ pertanto essere commercializzata ne’ promossa in Paesi come Usa, Francia, Belgio e Svizzera, dove l’ibogaina e’ considerata come uno “stupefacente”.
La mancanza di controlli rappresenta un pericolo perche’ l’iboga puo’ essere mescolata con altre sostanze potenzialmente piu’ pericolose, dice Nssi Begone.
La vendita illegale ma molto lucrosa dell’iboga, si fa molto attraverso il “dark web”, la parte di Internet non indicizzata dai principali motori di ricerca.
Yann Guignon ha inoltre recensito alcuni specialisti dell’iboga”, piu’ o meno seri, che si moltiplicano ai margini del Gabon, dove sono venuti “per iniziarsi” prima di andare a promuoverla a casa loro.
“Di ritorno nei loro Paesi, si appropriano di alcuni codici tradizionali e danno il via al loro business. Occorrono piu’ o meno dieci anni in Gabon per essere maestri di iniziazione. E vedere degli occidentali che sono anche loro maestri di iniziazione in due mesi, e’ una cosa scioccante”.
“Ci sono almeno 150 persone che dicono, all’estero, di curare con l’iboga”, dice Guignon che sta seguendo molto da vicino l’apertura di “cliniche “ specializzate in iboga. In media due centri di cure vengono aperti ogni mese nel mondo.
Un progetto di legge e’ in discussione a Libreville per proteggere la pianta, stabilire le condizioni e le modalita’ del suo uso, ma anche per regolamentare la sua vendita per “sviluppare una filiera commerciale” gabonese.
“Il Gabon ha anche ratificato nel 2012 il ‘protocollo di Nagoya’, che prevede un commercio ‘equo’ delle risorse che provengono dalla biodiversita’.
In mancanza di dati precisi, nessuno puo’ oggi misurare la rarefazione dell’iboga, che nella maggior parte dei casi viene raccolta senza essere nuovamente piantata.
La possibilita’ di una missione di censimento dell’intero bacino del fiume Congo e’ in corso di discussione con il giardino botanico Kew Garden a Londra.
In attesa, Yann Guignon, sta facendo il giro del Gabon e si basa su degli indicatori come la rarefazione e il degrado della qualita’ della pianta sui mercati, o anche sull’aumento del 100% dei prezzi della pianta in 25 anni.
L’iboga e’ fragile, fa notare. La pianta si sviluppa nel sottobosco ed ha bisogno di un suolo che contenga molto ferro e argilla, nonche’ che abbia un particolare tasso di umidita’. Oltre i 37/40 gradi e al di sotto di una certa idrometria, l’iboga muore.

(articolo pubblicato su Journal de Kin.com del 04/03/2018)
 
 
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