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Un intervento militare di tipo speciale. Volete sentire un intrigo di palazzo della Turchia? Prego, accomodatevi!
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Articolo di Redazione
28 maggio 2018 10:08
 
Abdullah Gül è stato il presidente dello Stato prima di Erdogan. Insieme fondarono lo AKP [Partito per la Giustizia e lo Sviluppo] che è tuttora al governo. Erano amici politici stretti. Gül è stato anche ministro degli Esteri nel gabinetto Erdogan, più tardi è stato Erdogan il Premier di Gül [quando questi diventò presidente della repubblica nel 2007]
Era anche noto che, pur chiamandosi tra di loro “fratelli”, in realtà non si piacevano affatto. Gül, che ha fatto l’università e ha svolto attività all’estero, si considerava il vero cervello del partito e guardava Erdogan dall’alto in basso. Diceva che, nelle trattative con l’UE, ogni tanto gli aveva dato dei calci sotto il tavolo per metterlo sull’avviso. Erdogan, per contro, si arrabbiava perché Gül si metteva in primo piano e criticava pubblicamente l’azione del governo, e faceva insultare Gül dai giornali lealisti e dall’esercito di troll sotto il suo comando.
Quando ebbe termine il periodo della presidenza dello Stato di Gül, questi passò il posto a Erdogan e si ritirò. Ma si sapeva che nella sua residenza aveva colloqui con diversi gruppi e ambienti.
Quando Erdogan, ultimamente, all’improvviso, ha anticipato le elezioni presidenziali di diciotto mesi e le ha fissate per il prossimo giugno, l’opposizione è stata presa alla sprovvista. Ha dovuto trovare alla svelta un candidato conosciuto e ricco di esperienza e dare la caccia al blocco di governo col suo circa 50 percento di voti. L’unico uomo preso in considerazione per questo è stato Abdullah Gül. Immediatamente sono andati a bussargli alla porta. Gül ha detto: “Se i partiti dell’opposizione mi presentano come candidato comune, ci sto”. Una difficile condizione, perché altri candidati, che ambiscono a questo ruolo, dovrebbero ritirarsi, e i socialdemocratici dovrebbero votare per il cofondatore dello AKP. Tuttavia i partiti dell’opposizione si sono gingillati sulla candidatura di Gül con trattative durate giorni e giorni. Quanto ciò abbia fatto effetto nel campo governativo è stato chiaro nella campagna della stampa vicina al governo. Gül è stato chiamato “Bruto”. A lui, comunque, non è importato. Piuttosto la campagna avversaria ha consolidato il malcontento contro “Cesare”. Lui era pronto a competere contro il suo ex compagno di strada.
Così Erdogan ha messo in campo un attore, con cui nessuno aveva fatto i conti: il Capo di stato maggiore. Erdogan era arrivato al potere con la promessa di mettere fine alla tutela da parte dei militari, e li aveva rimandati nelle caserme con l’aiuto di mille cospirazioni. Come col motto “Ora sta a me usare i militari in politica”, ha mandato il Capo di stato maggiore Hulusi Akar da Gül per dissuaderlo dalla candidatura. I due si conoscono dagli anni Settanta. Akar è atterrato in segreto con l’elicottero nel giardino della residenza di Gül. Con lui è andato il portavoce del governo Ibrahim Kalm. I particolari del colloquio non sono noti, probabilmente i due hanno presentato a Gül le preoccupanti conseguenze di una sua candidatura. Ci si aspettava già che Gül avrebbe annunciato la propria candidatura, ma tre giorni dopo il colloquio si è presentato davanti alla stampa e ha detto: “Non mi candido”.
E’ chiaro che c’è stato un intervento militare. Che, comunque, era stato tenuto segreto all’opinione pubblica. Alcuni giorni dopo l’incontro, il giornale “Habertürk” ha avuto sentore di questo fatto e ha postato la notizia sul suo sito Web. Dopo poco essa è stata rimossa, i tweet cancellati e il capo dell’edizione on-line buttato fuori.
Occorre ancora dire che il gruppo dei media, che ha nascosto la notizia, è in stretta relazione col governo?
In occasione della “giornata della libertà di stampa” ho voluto scrivere a proposito della situazione dei media in Turchia e di un occulto intervento militare.
Nella stampa turca è diventato, ahimè, difficile pubblicare una cosa del genere …

(Articolo di Can Dündar, pubblicato du Die Zeit n.19 del 2 maggio 2018)
 
 
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