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Legalizzazione cannabis in Canada. Le preoccupazioni sui trattati internazionali e le ultime battute del Senato
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Articolo di Redazione
6 maggio 2018 16:56
 
 Ritirarsi dai tre trattati internazionali che il Canada violera’ quando la cannabis sara’ legale, sarebbe una “reazione eccessiva” e “negativa” per gli interessi del Paese e della comunita’ internazionale, ha detto il ministro degli Affar Esteri, Chrystia Freeland.
“Sarebbe un errore”, ha insistito nell’ambito di un incontro della commissione esteri e commercio internazionale del Senato.
Un errore, perche’ questi trattati internazionali riguardano “la circolazione di piu’ di un centinaio di droghe e sostanze, incluse molte che hanno una loro importanza nella crisi degli oppioidi che attualmente colpisce l’America del nord”.
E l’approccio “stretto” della regolamentazione e del controllo della cannabis, per il quale hanno optato i liberali nel loro progetto di legge C-45, e’ coerente con gli “obiettivi globali” di queste convenzioni, secondo la ministra.
La senatrice Raymonde Saint-Germain, che le ha domandato se aveva un piano per fare un’uscita in cui il Canda potesse essere visto “come un precursore” piuttosto che un “delinquente rispetto a queste convenzioni”, la ministra ha risposto di avere il sostegno dei suoi alleati del Canada.
“Vi posso assicurare che i nostri partner internazionali sono d’accordo con noi che l’approccio del Canada, di restare nelle convenzioni, e’ quello giusto non solo per il Canada, ma e’ anche l’approccio che ha il sostengo dei nostri partner”, ha risposto la ministra.
Dal momento in cui la sostanza sara’ legalizzata nel Paese, il Canada contravverà “con riserva” a tre convenzioni, alle quali si apporra’ un asterisco per precisare che il Canada e’ in regime di violazione per la cannabis, ma che gli altri Paesi accettano che rimanga tra gli aderenti.
Questi trattati sono la Convenzione unica degli stupefacenti del 1961, la Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971 e la Convenzione delle nazioni Unite contro il traffico illegale di stupefacenti e sostanze psicotrope del 1988.
Le raccomandazioni delle commissioni senatoriali
La commissione senatoriale davanti alla quale e’ comparsa la ministra Freeland, e’ una delle quattro coinvolte nel progetto di legge C-45. Tre delle quattro commissioni hanno ancora pochi giorni per fornire le loro raccomandazioni ad un’altra commissione che decidera’ se proporre degli emendamenti al progetto di legge.
Una di esse, la commissione senatoriale dei popoli autoctoni, ha essenzialmente suggerito di rinviare di almeno un anno la legalizzazione della cannabis, poiche’ il governo non ha sufficientemente consultato le “Prime Nazioni”, Inuit e Mefis.
La stessa commissione raccomanda anche di esigere che il governo federale riservi “almeno il 20% dei permessi di produzione della cannabis ai produttori che si trovano su dei terreni che appartengono ai governi autoctoni o sui quali hanno delle competenze”.
Un’altra commissione, che si e’ dedicata alle ripercussioni della legalizzazione dello spinello sulla frontiera, ha chiesto al governo di chiarire con Washington se i canadesi che ammetteranno di aver gia’ consumato della cannabis dovranno far fronte ad un divieto di ingresso in Usa.
La commissione sulla sicurezza nazionale e della difesa ha anche lanciato l’idea di installare dei pannelli e dei manifesti ai posti di frontiera e nei luoghi di pre-controllo, sui quali dovrebbe essere chiaramente indicato che e’ illegale attraversare la frontiera tra Canada e Usa con della cannabis.
Un’altra commissione che ha audito il ministro Jean-Marc Fournier per chiedere una “precisione” al testo della C-45 si’ da dare il diritto al Québec di vietare la coltivazione a domicilio (il governo federale permette la coltivazione fino a quattro piante), deve anch’essa depositare la sua raccomandazione.
I capigruppo dei partiti politici al Senato si sono messi d’accordo perche’ il voto finale ci sia il 7 giugno. Il governo, per questo, intende far terminare il dibattito entro il 22 maggio.
La cannabis, comunque, non sara’ legale prima del mese di agosto, probabilmente a settembre, perche’ le province e i territori avranno bisogno di 12 settimane per approvare le loro regolamentazioni di vendita e di distribuzione, cosi’ come ha fatto sapere il governo.

(da un rapporto de La Presse canadienne sui lavori del Senato tra fine aprile e i primi di maggio 2018)
 
 
 
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